RASSEGNA STAMPA

4 MARZO 2002
GIUSEPPE ORSI
Gadamer e il pensiero messo... in Croce

CONCLUSO AD HEIDELBERG L'OMAGGIO "NAPOLETANO" AL FILOSOFO 102ENNE

In occasione del centoduesimo compleanno del filosofo Hans-Georg Gadamer, venerdì e sabato scorsi si è svolto ad Heidelberg un colloquio internazionale su "Estetica, ermeneutica e scienze della mente" organizzato dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Era un omaggio dovuto: l'insegnamento di Hans Georg Gadamer all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha infatti alimentato negli ultimi due decenni un lavoro a partire dal quale è possibile ricollegare il presente ai livelli alti della tradizione filosofica e, nello stesso tempo, comprendere le ragioni del traviamento e del disorientamento del presente. Per vent'anni a Napoli Hans-Georg Gadamer ha fatto dono della propria esperienza e trasmesso ai giovani il senso del lavoro filosofico di un'intera generazione.

Tra le tante sue elaborazioni teoriche, Gadamer sostiene che, "per quanto avanzato possa immaginarsi il suo sviluppo, la scienza moderna non potrà mai esaurire in sé quell'infinita ricchezza dell'esperienza umana, che comprende anche l'universo del discorso, dell'argomentare, del dialogo, della mutua comprensione, che chiamiamo cultura". Vi sono perciò "ragioni per essere critici verso una cultura che ha elevato la certezza scientifica a principio supremo e che, sulla base delle leggi molto dubbie dell'economia e della sociologia, vorrebbe ridurre tutto a calcolo nel nostro rapporto con la natura e nell'organizzazione della società".

È qui che Gadamer intravede un senso fortemente attuale nella tesi di Benedetto Croce secondo cui le scienze della natura attengono alla pratica utilità e non all'attività teoretica. Ma quest'incontro ideale tra Croce e Gadamer che si realizza a Napoli fin dagli inizi degli anni Ottanta grazie all'amicizia tra Hans-Georg Gadamer e Gerardo Marotta, s'illustrerebbe meglio con quei passi in cui Croce definisce la relazione tra il suo storicismo e l'Umanesimo: "La realtà è storia e solo storicamente la si conosce, e le scienze la misurano bensì e la classificano come è pure necessario, ma non propriamente la conoscono, nè loro ufficio è di conoscerla nell'intrinseco. Ma l'Umanesimo non pervenne mai alla conclusione che lo storicismo enuncia: cioé che il passato onde si rischiara la nostra determinazione e azione è la storia tutta dell'umanità, che di volta in volta si rifà in noi presente."
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