RASSEGNA STAMPA

3 MARZO 2002
MICHELE EMMER
Dentro la luce del quadrato magico

Tra le star del cinema brilla la matematica.  Una rassegna la celebra a Milano

« Insegnante: Spero che la matematica vi piaccia e spero che potremo lavo­rare bene insieme pur tentando con­tinuamente di risolvere problemi... Sì, cominciamo a conoscerci... se c'è qualcuno che ha delle domande da fare lo faccia senza timore.  Studente: ecco io parlo a nome di un gruppo di lavoro interdisciplinare che si è  formato per studiare il rapporto tra scienza, arte e letteratura.  Ecco noi volevamo chiedere qual­cosa riguardo il quadrato magico raffigurato nell'incisione di Albrecht Dürer Melencolia I. Insegnante: Sì, Melencolia, me lo ricordo. Studente: Pare che nel Rinascimento si fosse convinti che il quadrato magico di ordine quattro potesse scacciare sentimenti come la malinconia e la tristezza. Insegnante: Ah sì!  Interessante.  Quindi...... Studente: Vede il professore ci ha detto che Dürer ha fissato in basso la data del dipinto che è infatti stato composto nel 1514.  Mi sta seguendo?

Insegnante: Sì.

Studente: Ecco noi vorremmo sapere come fa a dare sempre 34 sommando ogni riga e ogni colonna e ogni diagonale.

Insegnante: dà sempre 34.

Studente: Sì, se lei ce lo può far vedere.

Insegnante: Mah ! Mi sembra un po' fuori dal programma e poi magari non a tutti interes­sa

Studenti: Sì, sì, ci interessa, sì, lo spieghi, lo spieghi!

Insegnante: Vi interessa .... ehm; come primo giorno di scuola non sarebbe meglio un po' ambientarsi.......

Studente.  Ma guardi professore che non è obbligato.

Insegnante: Sì, certo Ehm ! (si alza e va alla lavagna; resta incerto sul da farsi; viene salva­to dal suono della campanella che interrompe la lezione)».

In questi giorni si parla tanto di Nanni Moret­ti, e di Morettismo.  Non so quanto sia conten­to il regista di questo «ismo».  Comunque io parlo di Moretti solo come regista di cinema, in particolare del film «Bianca» che è del 1984, da cui è tratto il dialogo riportato all'ini­zio.  Moretti vi impersonava l'insegnante di matematica alle prese con la difficoltà di trat­tare la matematica in modo meno pedante e noioso, di affrontare in particolare le possibili relazioni tra matematica e arte.  Un insegnan­te molto tradizionale, che come molti suoi colleghi, vorrebbe che il corso che devi tenere segua dei binari ben prestabiliti, in cui tutto o quasi è già stabilito.  Insegnante che fa capire molto presto che non ci saranno sorprese nel corso: noia e ripetitività.  Un insegnante di

matematica che soffre della mancanza di ordine ed armonia che regna nel mondo degli uomini, che vorrebbe che tutto funzionasse come in matematica, nella matematica come la intende lui a scuola, in modo preciso, razio­nale, conseguente, senza sorprese ed avventu­re, un insegnante che arriverà ad uccidere i suoi amici per ricostituire quell'ordine di cui sente la mancanza,

Negli ultimi anni non è un evento eccezionale che i matematici la facciano da protagonisti nel mondo dello spettacolo: nel cinema e nel teatro.  Ho parlato qualche giorno fa su L'Uni­tà di A Beau Mind con Russel Crowe. Qualche giorno prima era uscito nelle sale un altro film con protagonista assoluto un matematico e una teoria matematica che è ancora molto di moda: la teoria del caos e la geome­tria frattale di Mandelbrot.  Presentato dalla «Axioms Film» (poteva essere altrimenti?) si tratta di un film australiano di Robert Connol­ly al suo primo lungometraggio come sceneg­giatore e regista.  Titolo del film The Bank, una produzione indipendente che rischia di essere schiacciata dalla concorrenza della bio­grafia di John Nash.  E non se lo merita.  Il protagonista dunque è un matematico, Jim Doyle, interpretato da David Wehham.  Antagonista del matematico è l'amministratore de­legato della banca, il cattivissimo e spietato Anthony Lapaglia molto bravo e con la faccia che serve al personaggio.  Il film è anche un thriller, vi è una storia parallela a quella del duello tra il matematico e il banchiere (storia molto più convenzionale dell'altra).  L'idea del geniale matematico Doyle (si deve notare che in quasi tutti i film in cui compaiono matematici, magari sono matti, schizofrenici, assassini spietati ma sono tutti geniali) è di utilizzare la teoria del caso, in particolare la ricerca di attrattori e di punti fissi in modo da poter provocare un crac nella borsa mondia­le. Facendo guadagnare miliardi alla banca del cattivone.  Ed il rapporto di odio e di stima che si instaura tra i due protagonisti è la cosa migliore del film, anche se il «cattivo» tiene molto meglio la scena dell'altro. Il film è scan­dito da immagini dell'insieme di Mandelbrot (quando il matematico franco-polacco Be­noit Mandelbrot vide per, la prima volta sul computer quello che oggi si chiama l'insieme di Mandelbrot pensava ad un guasto) e di Julia che hanno una enorme complessità di informazioni oltre ad un notevole appeal visi­vo. Non poteva mancare nel film un esempio di dimostrazione sulla tovaglia di carta.  Eh già, perché molti teoremi di matematica sono stati dimostrati al ristorante scrivendo sui to­vaglioli di carta.  Doyle afferma con convinzio­ne che la matematica è la sua vita e per convin­cere gli amministratori  della banca della bon­tà del metodo esclama «E' matematico, non ci sono rischi!».  Un film intelligente e abbastan­za ben riuscito, che si lascia vedere con interes­se. Che poi parla oltre che di matematica, di un tabù molto più grande: dello strapotere della banche.

Ritorno al film con Russell Crowe: sabato 23 sulla Repubblica è stato pubblicato un articolo in cui si parla di A Beautiful Mind e di molti altri film in cui sono protagonisti i matemati­ci negli ultimi anni.  Notizie che in parte pro­vengono dall'articolo I matematici al cinema appena pubblicato con 100 pagine di schede, interviste e notizie su tutti i film nel libro Matematica, arte, tecnologia e cinema a cura di M. Emmer e M. Manaresi, Springer Italia, 2002. Il libro è citato verso la fine dell'artico­lo. Sulla Repubblica è scritto che «la sceneggiatura (del film su Nash) è di Tom Stoppard, vincitore di un Oscar nel 1999 per Shakespea­re in love»: (Stoppard) ha una vera passione per la matematica che ha lasciato affiorare in molti suoi lavori teatrali come Rosenncratz e Guildestern sono morti e Arcadia... Solo che la sceneggiatura del film su Nash è di Akiva

Goldsman che è alla sua prima sceneggiatura (è stata pubblicata da Newmarket Press New York e si può acquistare in rete da Amazon; consulenti matematici il famoso matematico-economista ed amico di Nash Harold Kunh e Dave Bayer).  L'autore ha scambiato un autore che più «British» non si può con uno sceneggiatore americano alla prima pro­va che certo non ha la capacitá dialettica, l'umorismo, il gioco degli incastri delle situa­zioni e delle parole, del teatro nel teatro e nel testo, che ha Stoppard.
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vedi anche
Il pensiero matematico