RASSEGNA STAMPA

2 MARZO 2002
VITTORIO POSSENTI
Ma la democrazia non è fatta solo di élites

La maggioranza e i suoi limiti secondo Canfora

Il rischio di porre sullo stesso piano sistemi liberi e no

Due grandiose obiezioni si ergono contro la regola della maggioranza, uno dei cardini del metodo democratico: il processo contro Socrate; il processo contro Gesù, entrambi conclusisi con una condanna a morte. La maggioranza che le decise (i giudici ateniesi, la folla e Pilato) commise un errore fatale e mandò a morte innocenti.

Prendendo le mosse solo dal processo di Atene, Luciano Canfora mette in luce i limiti del puro criterio del numero. In effetti l'applicazione indiscriminata della regola della maggioranza conduce a disastri, a meno che non si diano due condizioni correttive minime: che si decida dopo accurato dibattito; che esistano nella società e nel sistema politico principi fermi (ad esempio i diritti dell'uomo) non soggetti alle variabili fluttuazioni di maggioranza e minoranza. Tuttavia questo secondo fondamentale nucleo è quasi assente dai sedici vivaci capitoletti in cui Canfora condensa la sua Critica della retorica democratica (Laterza, pagine 120, euro 9.50), espressa con un linguaggio assertivo e talvolta passionale. I suddetti capitoli spaziano su una larga messe di temi: la questione delle élites; lo sfruttamento; il fatto che Bush sia un presidente illegittimo degli Stato Uniti perché, pur avendo perso le elezioni, è stato imposto dalla Corte Suprema; il rammarico per il fallimento del sistema sovietico attribuito ultimamente all'"inetto Gorbaciov", non rifuggendo - come si vede - da giudizi acuminati e non poco dipendenti dalla vulgata marxista del buon tempo antico.

Altre più pertinenti valutazioni concernono la nuova struttura del potere internazionale, nel senso che l'autorità decisionale in campo economico-finanziario è in mano a tecnici ed esperti che non hanno nessuna legittimazione elettorale alle spalle; lo stesso dicasi per il potere mediale in accelerata crescita come il precedente e volto ad una "diseducazione di massa". In sostanza: se la classe politica è eletta (ma anch'essa proviene da élites, considerato l'alto costo che il candidato deve sostenere per entrare in Parlamento), quelle economica e mediale si perpetuano in genere per cooptazione oligarchica.

Per l'autore oligarchia ed elitismo sono le basi della democrazia reale, dove la regola della maggioranza è un paravento perché sono sempre le minoranze attive a governare, gareggiando per il consenso dei più.

Pur proponendo una critica della democrazia da sinistra, e di una sinistra ancien régime, Canfora sostituisce alla polarità destra-sinistra quella inclusione-esclusione, con la quale viene riportato in auge il problema dello sfruttamento, classico nel marxismo e nell'ideologia sovietica. Un problema indubbiamente vitale anche oggi e che nel volumetto gioca la parte di snodo centrale, ben più dei dubbi sulla regola della maggioranza. Ma la foga polemica del discorso non consente di articolare solidamente un tema tanto significativo che finisce per rimanere indeterminato e talvolta con esiti sorprendenti. Ad esempio l'autore include fra gli sfruttati i ceti decisivi e alti dell'Occidente, perché deviati nelle loro convinzioni intellettuali. Così peraltro si opera una seria confusione tra sfruttamento ed errore intellettuale, nè si pongono le premesse per un miglioramento: non vi è speranza per nessuno se tutti, anche i dominatori, sono considerati sfruttati. Non sorprenderà che secondo l'autore il mondo, sotto la guida dell'Occidente, viva dopo il 1989 una fase di secca "Restaurazione" di un nuovo "Congresso di Vienna" nell'attesa che al nuovo 1815 segua presto un nuovo 1848.

Vi è qualche ragione nel criticare la "retorica democratica" che equipara la democrazia a elezioni più Parlamento, a patto che non si dimentichi quanto il volumetto tralascia con noncuranza, ossia che la democrazia parlamentare offre ai cittadini garanzie di libertà ignote altrove, e che essa può perseguire obiettivi e valori che sotto altri cieli vengono emarginati. Non basta sottolineare che le democrazia sono guidate da élitese spesso oligarchiche, se non si aggiunge che i principi delle democrazie offrono opportunità di garanzie che altrove mancano.
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vedi anche
Filosofia (e) politica