RASSEGNA STAMPA

28 FEBBRAIO 2002
BRUNO GRAVAGNUOLO
BOBBIO: «LA RELIGIONE? NON E' L'OPPIO DEI POPOLI MA QUASI»

La religione?  L'accusa di essere «l'oppio dei popoli», come diceva Marx, è «meno diffusa di un tempo».  Sta di fatto che, «da un punto di vista laico», i suoi effetti sulla storia del mondo sono stati e sono «negativi».  Così parlò il vecchio Bobbio.  In un'intervista a cura del filosofo cattolico Vittorio Possenti, che compare nell'Annuario filosofico Mondadori dedicato al Monoteismo.  Giudizio appena venato di problematicismo, ma netto nella sostanza.  E rafforzato da affermazioni del tipo: «Ho l'impressione che oggi la maggior parte dei conflitti etnici che turbano la pace nel mondo siano aggrava­ti, resi più violenti e insolubili, da tradizionali inimi­cizie di carattere religioso».  Non basta.  Perché il giudizio del filosofo sull'ecumenismo attuale della Chiesa cattolica appare altresì segnato da dubbio e sfiducia. «Gli incontri tra confessioni diverse - si legge - non mi pare abbiano prodotto risultati tali da caratterizzare l'inizio del nuovo secolo».  E non manca un giudizio sferzante sul «Viaggio di auto­consacrazione del Papa a Fatima».  Che rappresenta la ferma, incrollabile volontà di non cambiare nul­la».  In una con la «riaffermazione dell'unicità del Cristianesimo come religione di salvezza».

Che dire di questi giudizi?  Equilibrati, o inficiati di pregiudizio laicista?  Di fatto alcune cose appaiono incontrovertibili.  Ad esempio, il peso negativo eser­citato dal fattore religioso nelle faide etniche che lacerano e hanno lacerato il mondo.  Dalla Bosnia, al conflitto israelo-patestinese, al terrorismo fondamentalista, al contenzioso nell'Ulster.  Così come è innegabile il tratto teologico-autoreferenziale del­l'offensiva ecumenico-planetaria della Chiesa roma­na. Che allarga le sue ali.  Ma non cede di un milli­metro sulla sua Veritas inconcussa.  E su questioni come la fecondazione, il celibato, il sacerdozio delle donne, il divorzio.  Senza dire delle resistenze di Roma, ad ammettere non solo diplomatisti e reti­cenze di Pio XII sulla persecuzione degli ebrei.  Ma a riconoscere colpe specifiche, quanto alla diffusione in occidente dell'antisemitismo, e non soltanto dell'antigiudaismo.

E nondimeno il tema della religione è cruciale.  E resta un terreno problematico di scontro.  Tra intol­leranza e incontro tra gli uomini in nome di una comune appartenenza alla finitezza (al divino in terra per i credenti).  Nonché terreno di dialogo tra credenti e non, sotto l'egida di valori universalmen­te umani.  Forse allora i punti da cui far partire il dialogo sono due.  Primo: una riformulazione anti­dogmatica ed ermeneutica della religione in termini di religiosità naturale e non di fede o dogmi positivi.  Secondo: un censimento storico di tutti gli elementi in comune tra le varie religioni, all'insegna della dignità della persona.  Concetto cardine questo di un'idea di redenzione e speranza entro cui tutte le culture nell'età della globalizzazione potrebbero ide­almente convergere, Ma occorre un grande lavorio secolare e laico - politico ed economico - per aiuta­re questa auspicabile religiosità.
inizio pagina
vedi anche
Cultura e societ…