RASSEGNA STAMPA

28 FEBBRAIO 2002
MASSIMO PIATTELLI PALMARINI
Darwin aveva ragione. E il gambero diventò mosca

Uno studio su "Nature" dimostra che le variazioni del Dna possono colpire i geni "maestri", permettendo il passaggio da una specie a un'altra

Un'importante scoperta, appena pubblicata su Nature , sconfigge una inveterata obiezione dei creazionisti alla teoria dell'evoluzione biologica. A detta dei creazionisti, infatti, la cieca lotteria genetica delle piccole mutazioni successive sarebbe incapace di produrre grandi cambiamenti in una specie biologica. Un gamberetto, per esempio, sempre a detta loro, può solo diventare più grande, o più scuro o sviluppare delle zampe più robuste, ma non può dare origine ad una mosca, nè questa può poi dare origine, attraverso molti mutamenti intermedi, poniamo, ad un topo. Invece, in un agguerrito laboratorio della California, sono state riprodotte in dettaglio due piccolissime mutazioni, portatrici di grandi effetti, avvenute 400 milioni di anni fa, grazie alle quali si passò di colpo da un artropode, l'Artemia (detta anche scampetto della salamoia, o - chissà perché - scimmiotto di mare, molto popolare tra gli amanti dei piccoli acquari come cibo vivo per i pesci), al moscerino dell'aceto (la celeberrima drosofila, cara ai genetisti fino dal lontano 1911, quando Thomas Hunt Morgan identificò, grazie a lei, i cromosomi come sede dei geni). L'artemia ha undici paia di zampe e una sorta di coda che batte vigorosamente mentre nuota, mentre il moscerino ha ali per volare, solo tre paia di zampe, e nessuna coda. Come queste due minime e antichissime mutazioni spontanee in un gene "maestro" siano riuscite a produrre tanto cambiamento è stato ricostruito, sequenza per sequenza e molecola per molecola, dai genetisti Matthew Ronshaugen, Nadine McGinnis e William McGinnis, dell'Università della California a San Diego. E' curioso, e sintomatico del divario tra scienza di punta e opinione pubblica, che questa scoperta coincida con un annuncio del sommo comitato per la pubblica istruzione dell'Ohio. Si annuncia, infatti una perdurante perplessità sulla scelta seguente: se si debba insegnare, nelle scuole elementari di quello Stato, esclusivamente la teoria neo-darwiniana dell'evoluzione biologica, oppure se si debba anche presentare, a fianco, la dottrina alternativa di un "disegno" dall'alto. Dopo la combattuta, ma definitiva, reintroduzione dell'insegnamento esclusivo dell'evoluzione in Arkansas, l'Ohio è l'ultimo Stato americano ancora reticente. Una decisione finale è annunciata per marzo, dopo ulteriori, ampie consultazioni con biologi, teologi e sostenitori del creazionismo. Resta da sperare che i membri di quel comitato si consultino anche con gli autori di questa scoperta. I creazionisti, infatti, non avevano immaginato che una mutazione genetica potesse colpire, non un gene qualunque, uno di quelli che governano, poniamo, la lunghezza della coda, lo spessore della cute o il colore degli occhi, bensì un gene che regola l'intero piano di sviluppo dell'embrione.

Come già da tempo i biologi sospettavano, una piccola, rara e fortunata mutazione in un gene di regolazione, uno di quelli che ho sopra chiamato geni "maestri" (ma nel gergo dei genetisti sono detti omeotici, e in questo caso particolare si tratta del ben studiato gene "Hox"), può d'un tratto produrre una specie nuova, assai diversa da quella di partenza. Le raffinate manipolazioni genetiche descritte nell'articolo di Nature , in tutto identiche a ciò che spontaneamente deve essere avvenuto 400 milioni di anni addietro, confermano adesso sperimentalmente che il sospetto era ben fondato. I normali meccanismi di mutazione genetica, poi seguiti dalla selezione naturale, sono, quindi, genuinamente capaci di generare delle assolute novità biologiche, cioè delle specie nuove. Si è riprodotta in laboratorio la genesi spontanea di uno di quei "mostri fortunati" ( hopeful monsters ) di cui già dagli anni Quaranta si parlava, tra il credulo e l'incredulo, nei lavori teorici sull'evoluzione.

Questa importante conferma viene a corroborare, tra l'altro, le ipotesi "discontinuiste" propugnate da decenni soprattutto dai notissimi (ma spesso criticati) evoluzionisti Stephen Jay Gould e Richard Lewontin di Harvard. Una loro azzeccata analogia può forse aiutarci a capir meglio: l'evoluzione biologica non è una sfera liscia che rotola nel tempo con continuità, bensì un poliedro sfaccettato che, di tanto in tanto, procede scattando di colpo da una faccia a un'altra contigua, senza soste intermedie. Il passaggio dallo scampetto della salamoia al moscerino dell'aceto è stato uno di questi scatti. Era già facile intuire che molti altri ne devono essere avvenuti, lungo centinaia di milioni di anni, su su fino ai nostri diretti antenati. Adesso possiamo aspettarci che alcuni di questi vengano riprodotti in ogni dettaglio in laboratorio. Quando, nel piano generale comune di un embrione, sempre fortemente compartimentato, uno stesso gene comincia d'un tratto a reprimere lo sviluppo di certe sezioni, mentre attiva e potenzia altre distinte sezioni, dal nuotare nella salamoia si passa a volare nell'aria.

L'impalcatura modulare del vivente consente questo e ben altro. Nessun bisogno di fare appello a un architetto che tutto aveva già progettato al suo tecnigrafo. Piccole, rare improvvisazioni spontanee dai grandi effetti non hanno bisogno di architetti. E' un po' come quando i produttori di fucili e mitragliatrici, finita la Seconda guerra mondiale, improvvisarono, e si misero, con piccole modifiche degli stessi macchinari, a produrre motociclette. (La sigla BSA, ben nota ai motociclisti della mia generazione, significava, infatti Birmingham Small Arms. La Royal Enfield, raffinata produttrice di armi da fuoco, si mise d'un tratto a fabbricare motociclette di grande eleganza). Un'altra curiosa coincidenza: il massimo distributore commerciale di scampetti per acquari è a Salt Lake City. Probabilmente ignora che le sue dilette artemie, spedibili liofilizzate in bustine o lattine, vinsero una medaglia d'oro alle olimpiadi della speciazione biologica circa quattrocento milioni d'anni fa.
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