![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 FEBBRAIO 2002 |
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Per la prima volta tradotte in italiano
le «Anticritiche,» del pensatore tedesco a chi contestava la sua tesi
sull'etica protestante
Il testo
weberiano, uno dei fondamenti della sociologia, fu attaccato da Fischer e da
Rachfahl: al centro della polemica l'idea che capitalismo e calvinismo fossero
inscindibili
Benjamin
Franklin probabilmente non ci aveva dato un gran peso: aveva scritto i suoi Suggerimenti necessari per quanti desiderano
diventare circhi come fosso una
cosa del tutto normale. Era il 1736 e quegli aforismi li aveva scritti un po'
per piacere, un po' per gioco, certamente con una certa serietà. Fosse stato ancora vivo un paio di secoli
più tardi si sarebbe forse meravigliato della fama che quegli scritti gli
avrebbero procurato. Infatti un certo
Max Weber, padre della sociologia, indicò proprio Franklin come il tipo
ideale di quella speciale etica religiosa che è l'ascetismo puritano. Ovvero quell'impasto ben equilibrato di
passione per il guadagno e razionale disciplina del lavoro che, secondo Weber,
sarebbe stato il fondamento su cui poté svilupparsi a dismisura il capitalismo
occidentale moderno. Un fondamento
innanzitutto di natura psicologica, perché il calvinista weberiano cerca in
terra, nel profitto economico, la conferma dell'evangelico «centuplo». Insomma, il segno inequivocabile della
propria «elezione», ovvero della salvezza personale.
E' la tesi, troppo nota per
dover essere nuovamente raccontata, su cui fu costruita L'Etica protestante e lo spirito del capitalismo. Un libro che, dal momento in cui venne
pubblicato su due volumi dell'Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik,
è stato accompagnato da critiche, contestazioni e confutazioni, a dispetto
(o forse proprio a causa) della grande fama che lo contraddistingue. La nascita stessa dell'opera dovette fare i
conti con non poche difficoltà, più di natura esistenziale che squisitamente
teorica. Pochi anni prima, infatti, il
grande sociologo tedesco dovette sperimentare sulla sua pelle gli effetti di
quelle patologie che proprio in quegli anni Freud sottoponeva ad analisi.
Nel 1898 fu colpito ad Heidelberg da un grave esaurimento nervoso, scatenatosi
alla morte del padre, con cui per anni si era dovuto scontrare. La sua morte generò in lui un complesso di
colpa che lo spinse dritto nella nevrosi.
Certamente il lavoro lo curò, ma per la sua guarigione la terapia migliore
fu quella del viaggio: era il 1904 e già la costruzione de L'Etica protestante era avviata, quando Weber decise di andare
negli Stati Uniti, per l'esposizione universale di Saint Louis. Quel viaggio lo
guarì completamente e al suo ritorno portò a compimento il lavoro iniziato e
gettò le basi per la Sociologia delle religioni, alla cui stesura lavorò
con ardore dal 1911 fino alla morte (1920).
Fu sua moglie, Marianne, a raccogliere l'imponente ed eruditissima
massa dei suoi scritti nel 1920-21, seguendo le indicazioni che lui stesso
aveva meticolosamente fornito.
Marianne, a differenza di altri casi celebri, fu fedele e scrupolosa nel
seguire le indicazioni del marito, del quale in realtà non condivideva alcune
scelte. Meditando su L'Etica protestante, ne aveva contestato «la forma mostruosa della
trattazione» e bacchettato il marito per quel «tumore di note» (310 in tutto)
che riempivano un terzo del libro.
DISCUSSIONE POCO FECONDA
I testi della Sociologia delle
religioni vengono ora riproposti dalle Edizioni di Comunità, che nei
prossimi giorni manderà in libreria il primo volume (Protestantesimo e spirito del capitalismo, pagg. 331, euro 23) e
il quarto (L'etica economica delle religioni universali. Il giudaismo antico, pagg. 409, euro 25). Una ristampa importante per
l'indubbio valore dell'opera, ma soprattutto perché il primo dei quattro volumi
presenta per la prima volta in traduzione italiana le famose «Antikriken», le
repliche che Weber scrisse tra il 1907 e il 1910 per difendere la sua opera
dalle dure critiche rivolte da Karl Fischer e da Felix Rachfahl alla prima
edizione dell'Etica protestante, Weber
fu parecchio infastidito dalle obiezioni che gli furono mosse (in particolare
da quelle di Rachfahl), benché ostentasse una certa sicurezza nella convinzione
- almeno apparente - che la discussione fosse «poco feconda».
Quali furono dunque le
critiche da cui Weber dovette difendersi?
Da parte di Fischer venne messo in discussione che il capitalismo potesse
discendere dal solo protestantesimo, ricordando come pari dignità storica
potesse essere accordata al cattolicesimo. Non solo: Fischer contestò anche
l'idea che Franklin potesse rappresentare il tipo ideale del capitalista. Dal canto suo Rachfahl contestò soprattutto
l'ipotesi che il carattere protestante fosse improntato a quella particolare
forma di «ascetismo vocazionale» rintracciabile nel beruf capitalista. Weber
rispose allungando il già poderoso apparato di note, ma sostanzialmente non
cambiò di molto la sua ipotesi.
Anzi. Proprio il viaggio negli
Stati Uniti lo aveva confortato nelle sue ipotesi, che
potevano finalmente uscire
dall'ambito delle semplici astrazioni per trovare conferme nella pratica quotidiana
delle sette protestanti così diffuse nel Nuovo Mondo. La storia delle «Antikritiken» non fece dunque che rinforzare le
tesi weberiane, ma non chiuse il dibattito su un libro che, come molti altri,
continuamente viene riproposto e continuamente criticato. Weber passò il resto dei suoi giorni a
difendere il suo libro più famoso, che nel frattempo aveva però influenzato non
pochi autori. Eppure ancora negli
ultimi decenni la sua Etica protestante
non fa che sollevare discussioni.