RASSEGNA STAMPA

17 FEBBRAIO 2002
MARINO FRESCHI
Giordano Bruno, l'eresia, il furore e l'estasi

Il 17 febbraio 1600 ardeva a Campo de' Fiori sul rogo della vergogna Giordano Bruno, uno dei più inquietanti pensatori dell'umanità, condannato per eresia dal Tribunale dell'Inquisizione dopo un processo di circa nove anni, che segnò una delle pagine più oscure della Chiesa di Roma, ma anche uno dei momenti più alti della civiltà occidentale con un intellettuale che affrontava indomito il supplizio, sicuro che la storia gli avrebbe reso giustizia. E così ogni 17 febbraio un brivido percorre la cultura europea nella memoria di Bruno. Quest'anno è il Grande Oriente d'Italia che organizza oggi nella sua sede a Villa Il Vascello in via di San Pancrazio 8, alle 17, un convegno con la partecipazione dei massimi studiosi bruniani. L'occasione va al di là dell'anniversario perché proprio in questi giorni la casa editrice Adelphi licenzia la monumentale raccolta delle figure e incisioni presenti nei testi di Bruno: Corpus iconographicum. Le incisioni nelle opere a stampa (620 pagine, € 77,47) a cura di Mino Gabriele, il massimo studioso italiano di iconologia e iconografia. Ma le novità bruniane non finiscono: per oggi l'editore Donzelli (senza farne uscire nemmeno un esemplare) annuncia la traduzione italiana della monografia (già apparsa in tedesco) di Anacleto Verrecchia Giordano Bruno. La falena dello spirito.

L'opera curata da Gabriele rappresenta uno studio realmente appassionato, in cui il curatore ha saputo far risaltare la poliedrica vivacità intellettuale e artistica del Nolano: "Un'unica luce illumina tutto, una sola vita vivifica ogni cosa discendendo secondo determinati gradi dalle cose superiori a quelle inferiori e risalendo dalle inferiori alle superiori, e come ciò accade nell'universo così è anche nei simulacri dell'universo". Il pensiero di Bruno si nutre dei sottili elementi della grande tradizione magica, pitagorica ed ermetica, rigogliosamente fiorente ancora nelle accademie italiane. Una tradizione che si fonda sulla legge dell'analogia, sulla catena di tutte le esperienze, per cui le cose sono annunciate dalle idee e le idee sono confermate dalle cose, ma per cogliere il segreto di questa circolazione occorre per Bruno essere animati da quell'"eroico furore", che è il titolo, il sigillo e il programma della sua travolgente filosofia. Comunque, fedele alla grande stagione del pensiero mistico, che pervade il suo universo magico, Bruno non si stanca di rammentare che è necessario comprendere la natura di questo "mondo pazzo, sensuale, cieco e fantastico", la cui contemplazione aiuta gradualmente alla necessaria purificazione. Ma il distacco è la condizione di un altro, più intenso amore: "Lasciami vita corporale, e non m'impacciar ch'io rimonti al mio più natio albergo, al mio sole". La via filosofica di Bruno, da frate e mago qual era, è estremamente orientata a una pratica segreta, ma insieme anche luminosamente tratteggiata: "Perseguiamo quella contemplazione che non è futile né vana, ma profondissima e la più degna dell'uomo perfetto, quando cerchiamo lo splendore, l'effusione e la partecipazione della divinità e della natura... Allora l'uomo verrà detto un grande miracolo da Trismegisto: l'uomo che si trasforma in dio, quasi fosse egli stesso dio, che cerca di divenire ogni cosa come dio è ogni cosa; tende verso un oggetto senza limite... come infinito è dio, immenso, ovunque tutto". Si comprende la perplessità dei padri dell'inquisizione di fronte a questa esperienza religiosa che prescinde dalla mediazione di Santa Romana Chiesa come dimostra il suo "furore filosofico": "Da soggetto più vil dovegno un Dio. Mi cangio in Dio da cosa inferiore". La catena, che per la legge delle analogie sale dalle immagini, dalle "umbrae" alle idee fino all'essenza stessa dell'unità, è una visione ereticale inammissibile in tempi di rigida ortodossia.

Vi è un'altra esperienza che doveva impensierire i giudici ecclesiastici, mentre incuriosisce i lettori d'oggi, caso mai anche quelli smarritisi nei meandri esotici della new age, che potrebbero scoprire come tutto è stato già detto, in Occidente, anzi tra Napoli e Roma. Si tratta della contrazione dell'anima, di una sorta di atarassia, di distacco per così dire "yogico", che fa supporre a Gabriele, il misuratissimo curatore, l'ipotesi "se Bruno, che era naturalmente dotato della capacità di contrarsi fin dalla tenera età e praticava simili tecniche interiori di estraniazione, non ne abbia fatto estremo uso nel suo tragico supplizio". Ma le sorprese di questa lettura sono continue come la testimonianza di Giovanni Mocenigo (che l'ospitò a Venezia per carpirgli invano l'arcano della magia e per consegnarlo poi all'Inquisizione) che ricorda che Bruno "affermava che egli era stato altre volte in questo mondo, e che molte altre volte saria tornato doppo che fosse morto, o in corpo humano, o di bestia, et io ridevo, e lui mi riprendeva, che io mi burlassi di queste cose". Dunque anche in Bruno, come in altri filosofi e scrittori del Sei e Settecento viene alla luce questa sorprendente fede nella reincarnazione e nella metempsicosi, estrema reliquia di quella tradizione pitagorica e mediterranea precedente e antagonistica al cristianesimo.

Il Corpus iconographicum raccoglie più di 250 tavole sparse in 17 opere bruniane e spesso tracciate dallo stesso autore, in una sorta di estasi, che conferiva loro un valore magico. Uno degli esiti più interessanti e "rivoluzionari" proposti da Mino Gabriele è che le tavole costituiscano una sorta di insegnamento parallelo: "l'intelligenza delle immagini bruniane non dipende dal loro rapporto con il testo che le accompagna, ma dall'esperienza di chi le pratica". In un'epoca così attenta a nuovi percorsi semiologici, questa duplice didattica di Bruno risulta veramente sorprendente riproponendo la attualità di una visione dell'uomo e del mondo, che non solo è ricca di suggestioni e di sollecitazioni culturali, ma che è anche una delle più straordinarie prove della poesia italiana e inoltre un'esperienza interiore che sollecita ancora riflessioni per rispondere ai problemi essenziali dell'esistenza. Lui in nome di quella ricerca e di quella testimonianza è salito sul rogo. Non dimentichiamolo.
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vedi anche
Storia della filosofia