RASSEGNA STAMPA

17 FEBBRAIO 2002
DARIO FERTILIO
Fantamoneta, il sogno di Hayek

L'idea inattuale di abolire il monopolio del denaro

Mettiamo il caso che, svegliandosi un mattino, gli europei facciano una scoperta sconvolgente: l'euro è stato soltanto un brutto sogno. Niente rivoluzione dei borsellini e dei bancomat, niente addio alla lira, né al marco o al franco. E supponiamo che, a partire da quello stesso mattino, sia possibile usare ovunque nell'Unione Europea, e indifferentemente, una qualsiasi delle valute tradizionali... e spingiamo la fantasia ancora più lontano: supponiamo che, colti da improvvisa ispirazione liberista, i governi dell'Unione decidano di sbarazzarsi una volta per tutte dei problemi legati alla Bce e alla politica restrittiva di Duisenberg. E dunque: proviamo a valutare l'idea che alcuni Stati, presto seguiti da altri, decidano di rinunciare al monopolio della moneta. Vinca il migliore, annuncerebbero i capi di governo: da oggi qualsiasi istituto di credito con le carte in regola può, se lo vuole, mettere in circolazione la sua moneta. Essendone, naturalmente, responsabile: chi non sarà in grado di garantire un potere d'acquisto stabile verrà rapidamente eliminato dal mercato. Raccontata così, la rivoluzione liberista delle monete potrebbe sembrare una provocazione futuribile, una stranezza da racconto di fantascienza: invece è tutta farina del sacco di Friedrich von Hayek (“La denazionalizzazione
della moneta”, Editore Etas, Pagine 155, euro 13,94)
. Sì, il principe degli intellettuali liberali, Nobel per l'economia, ha condensato in un breve saggio ora ripubblicato, la più "inattuale" delle sue profezie; verrà il giorno in cui i cittadini si renderanno conto che la politica monetaria non ha nulla a che fare con quella finanziaria; e che il monopolio statale della liquidità porta inevitabilmente con sé inflazione, sperpero delle risorse, recessione. Motivo: per quanto attenti e preparati, i funzionari di una banca centrale non disporranno mai di informazioni sufficienti a prevedere tutte le variabili possibili dell'economia, da qui il loro destino di insuccesso. Verrebbe da sperare, almeno per scaramanzia eurofila, che in questa previsione von Hayek abbia preso un abbaglio. Eppure i recenti scricchiolii dell'euro sembrano avvertirci che forse Hayek anche in questo caso sapeva il fatto suo. E che, anche se la storia sinora ha dato ragione al monetarismo di Friedman con i suoi famosi "parametri" di compatibilità europea, la sfida liberista mantiene, nel suo radicale anticonformismo, un'eccezionale attualità.
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