RASSEGNA STAMPA

14 FEBBRAIO 2002
ROMEO BASSOLI
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[Scienziati in piazza

Finanziamenti risibili, ma il vero nodo sono gli "Ogm": "Un settore in espansione nel mondo, mentre noi restiamo fermi"

Un anno dopo, ecco di nuovo in piazza gli scienziati. L'organizzazione - e l'idea - è la stessa di dodici mesi fa: più libertà e più fondi per la ricerca, più considerazione per la cultura scientifica in un paese che dà pochi soldi, poca considerazione e, almeno per alcuni settori, poca libertà di ricerca.

Anche questa volta si ritroveranno a Roma. Si riuniranno alle 15 di oggi in una sala del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Cnr, e saranno centinaia. La lista di chi ha già aderito è lunghissima e autorevole: da Veronesi a Boncinelli, da Tullio Regge a Silvio Garattini, da Umberto Colombo a Andrea Ballabio, a decine di altri.

Il titolo della manifestazione, questa volta, è molto specifico: "Gli organismi geneticamente modificati alla prova dei fatti". Apparentemente sotto tono, in realtà è già un grido di battaglia perché gli Ogm sono una delle frontiere calde su cui si batte una parte consistente (ma non tutta) della comunità scientifica italiana. La "prova dei fatti" è quella che dovrebbe dimostrare come tutto il mondo, dagli Usa alla Cina, a Cuba, stia scommettendo sulla ricerca biotecnologia, mentre l'Italia si chiama fuori.

Ma molti di quelli che hanno aderito saranno lì per riaffermare un principio generale: noi scienziati vogliamo contare di più. Lo dice con la consueta franchezza il fisico Tullio Regge: "In un anno, non è cambiato nulla. Quando era al potere la sinistra, il punto di vista dominante sulla scienza è stato quello dei Verdi, e tutto si è bloccato. Ora che il governo è cambiato, è evidente che alla destra della scienza non gliene frega niente. E' come il Visconte dimezzato di Calvino: non si sa tra le due metà quale faccia più danni".

Un concetto che ribadisce anche Edoardo Boncinelli, genetista e rettore della Sissa (la Scuola internazionale di studi superiori) di Trieste: "I finanziamenti italiani per la ricerca sono circa la metà di quelli stanziati da qualsiasi paese decente. Guardiamo alla Francia: là si dà importanza alle materie scientifiche nella formazione della classe dirigente, e prima di tutto alla matematica. E si vede la differenza".

"Il nostro problema - spiega un altro degli aderenti, Pablo Amati, biologo, docente alla "Sapienza" di Roma e presidente della Federazione delle società scientifiche che si occupano di scienze della vita - è vivere in un paese profondamente crociano. E Benedetto Croce non credeva nell'evoluzione. La cultura cosiddetta umanistica che ci pervade nasce su questo ceppo. Eppure, persino uno storico come Salvemini si diceva convinto che l'Italia non sarà mai un paese civile finché l'evoluzionismo non verrà accettato".

Questo lamento ha attraversato tutto il '900 della scienza italiana. Ma solo ora si traduce in iniziativa diretta, azione, proposta. Ma non sarà troppo tardi? E non ci sarà qualche colpa della comunità scientifica italiana in tutto questo? "E' vero, il mondo della politica - spiega Pablo Amati - non ha consulenti scientifici istituzionali e ascoltati, come accade negli altri paesi avanzati. Così, spesso le decisioni sono dominate dall'irrazionalità. Ed è anche colpa nostra. Passiamo troppo tempo in lotte di potere il cui primo obiettivo è non far fare le cose ai rivali di turno".

Su questo, anche Tullio Regge è d'accordo: "In Italia si nuota in un mare di nepotismo. Negli Stati Uniti, un docente, uno scienziato, si vergogna alla sola idea che qualcuno possa accusarlo di proteggere un amico o un parente. In Italia il conflitto di interessi è un vanto".

In tutto questo, però, la concorrenza infuria e il soldo manca. "Negli Stati Uniti, in soli sei anni, è stato raddoppiato lo stanziamento per centri di ricerca come i National Institute of Health. A colpi di 3 miliardi di dollari all'anno", spiega Roberto Defez, ricercatore del Cnr di Napoli, l'organizzatore delle manifestazioni di un anno fa e di oggi. "E solo questi partono da una cifra che è già tre volte la cifra stanziata in Italia per l'intero comparto della ricerca pubblica. Da noi si continua a diminuire l'investimento nella scienza, mentre in Europa tutti fanno il contrario, perfino il Portogallo".

A Defez brucia che proprio l'altro giorno la Commissione Attività produttive della Camera abbia rinviato il recepimento di una normativa europea sui brevetti biotecnologici. "Il brevetto - spiega - è lo strumento di sviluppo della piccola e media impresa biotech. Al contrario degli altri paesi, non l'aiutiamo a crescere, non finanziamo la sua ricerca e ora non le permettiamo neppure di brevettare". E il biotech, come abbiamo visto, è il dente su cui batte oggi la lingua dei ricercatori. Ci sono, di traverso, gli Ogm, la polemica infinita che per ora si traduce in assenza di piani di ricerca e di finanziamenti. E in una tolleranza zero sul cibo prodotto in Italia che Defez irride. "La soia che consumiamo in Italia è per il 95 per cento di importazione americana. Quindi in gran parte transgenica. Noi tutti ne mangiamo da anni. La tolleranza zero si applica a quell'un per cento prodotto in Italia".

Gli Ogm saranno al centro della manifestazione di oggi. E' previsto tra gli altri, l'intervento di Ingo Potrykus, l'inventore del "golden rice", il riso transgenico con la vitamina A, adatto a combattere la mancanza di questo componente nelle popolazioni povere. Una carenza che provoca la cecità in mezzo milione di bambini all'anno. Su questo Ogm la polemica con gli ambientalisti è serratissima. La manifestazione di oggi ha dunque due obiettivi: il governo e la cultura dei Verdi. O almeno una parte di questa. Qualche giorno fa è uscito infatti un documento firmato da Rita Levi Montalcini e da altri ricercatori che cerca di riaprire dialogo tra ambientalismo e comunità scientifica. In nome della lotta "a tutti i fondamentalismi".]

 

 

 

 

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Cultura-Impresa scientifica