RASSEGNA STAMPA

14 FEBBRAIO 2002
CARLO FORMENTI
Baudrillard: siamo tutti complici dei terroristi

Esce in Italia il saggio del filosofo francese che ha suscitato reazioni e polemiche. Un pamphlet feroce contro la cattiva coscienza americana/"L'attentato di New York è stato l'Evento assoluto che l'Occidente sognava senza ammetterlo"

Pubblicato il 3 novembre su Le Monde e poi trasformato in libro, esce ora anche in Italia un testo di Baudrillard che ha già provocato dure reazioni: non solo in Francia ma anche da noi. In particolare, Adriano Sofri (su Repubblica del 17 gennaio) ha parlato di "sindrome di Stoccolma", riferendosi alle pagine in cui il filosofo francese descrive un Occidente sedotto dai propri carnefici e inconsapevole "mandante" dell'attentato dell'11 settembre. Lo stile è indubbiamente ridondante e iperbolico, al limite della sopportazione. Tuttavia, superata l'irritazione per la "leggerezza" di certe immagini apocalittiche, e vinti i riflessi moralistici su espressioni quali "il giubilo prodigioso" che l'atto terroristico avrebbe inconfessabilmente suscitato in tutti noi, occorre riconoscere che in queste pagine Baudrillard torna a "mordere" dopo vent'anni di stanche ripetizioni. Dopo le geniali profezie degli anni '70 ( Il sistema degli oggetti , Per una critica dell'economia politica del segno ) sulle mutazioni culturali di fine millennio, la sua ricerca si era ridotta a una stucchevole cronaca della fine della realtà, "uccisa" dai media ( Simulacri e impostura , Della seduzione , Il delitto perfetto ). Un atteggiamento che nemmeno la Guerra del Golfo (descritta come un happening tv mancato) aveva scalfito.

"L'evento assoluto" ha invece indotto Baudrillard a riprendere il filo del suo libro migliore ( Lo scambio simbolico e la morte , 1979), dedicato alla doppia rimozione - della potenza simbolica del sacrificio e della scandalosa realtà della morte - operata dalla nostra cultura. I terroristi, scrive il filosofo, hanno scagliato la propria morte come un'arma assoluta contro un sistema che vive dell'esclusione della morte. Morte, miseria, malattia, fame, guerra sembravano infatti bandite con la fine dell'ultima incarnazione del Male assoluto (il comunismo). Da allora, il Bene regna sul mondo. O meglio regnava, finché l'irriducibile esistenza del Male è tornata a manifestarsi sui nostri schermi, lasciandoci impotenti, affascinati. La successiva reazione, ennesima simulazione mediatica della guerra del Bene contro un Male frettolosamente rivestito con i panni dell'integralismo islamico, appare risposta debole e inadeguata a una sfida simbolica che unisce il fascino dell'immagine al terrore della realtà.

Potenza simbolica del sacrificio e fascinazione del Male sono del resto temi di fondo del moderno pensiero francese (da George Bataille a René Girard, per tacere di Simone Weil). Temi che giocano spesso strani scherzi a chi tenta di esorcizzarli. Così Sofri, mentre critica le immagini apocalittiche di Baudrillard in nome di un bene con la minuscola (il "piccolo" bene delle nostre democrazie: imperfetto, spurio, pieno di colpe), si lascia scappare che il Male assoluto, con la maiuscola, esiste invece davvero. Tesi altrettanto apocalittica, in cui risuona l'eco della Gnosi, unica religione convinta che il vero Signore del mondo sia appunto Lui, il Male.
inizio pagina
vedi anche
Cultura e societ…