![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 FEBBRAIO 2002 |
|
Creato in America un utero in cui l´embrione può svilupparsi fuori
del corpo femminile
Un gruppo di
ricercatori americani ha creato il primo utero artificiale in cui l´embrione
può svilupparsi fuori dal corpo femminile. La tecnica non è ancora collaudata,
ma il team di scienziati ha già creato in laboratorio prototipi di uteri con
cellule estratte da corpi femminili. Successivamente vi ha impiantato embrioni
che si sono attaccati alle pareti di questi contenitori e hanno incominciato a
svilupparsi. Quindi gli esperimenti sono stati interrotti dopo sei giorni a
causa della normativa Usa sulla riproduzione artificiale.
Se con la
fertilizzazione in vitro già era diminuito il ruolo dell´uomo nei processi di
fecondazione, con l´utero artificiale anche il ruolo della donna potrebbe
essere relegato a quello di semplice fornitrice di cellule. Dopo di che il
nostro corpo, sia quello maschile sia quello femminile, saranno definitivamente
degradati al rango di semplice materia prima da cui la tecnica preleva quanto
le serve per la creazione del suo mondo.
Quel che qui
mi interessa non è l´ennesimo dibattito etico, che inevitabilmente si aprirà
sulla liceità di simili procedimenti nel concepimento della vita umana, e
neppure le pietose giustificazioni degli scienziati che adducono, a prova della
bontà dei loro esperimenti, la possibilità di generare anche per le donne che
hanno l´utero danneggiato. Quel che qui mi interessa è che noi non ci rendiamo
assolutamente conto che giorno dopo giorno il rapporto uomo-natura, su cui
finora abbiamo costruito il nostro mondo, sta definitivamente tramontando a
favore di un mondo, quello che la tecnica va costruendo, dove l´uomo e la
natura sono ridotti a semplici depositi di materia prima, da prelevare e
utilizzare per il puro piacere della sperimentazione, nonché per i vantaggi
economici che, prima o poi, per qualcuno ne potranno derivare. Del resto per la
tecno-scienza vale il principio che, in ogni pratica sperimentale, "si
deve ottenere tutto ciò che si può ottenere", indipendentemente dagli
scopi, dalle applicazioni e dalle conseguenze. Che può fare a questo punto
l´etica? Implorare la tecnica che può di non fare ciò che può?
Ciò avviene
in occasione di ogni scoperta scientifica, quando questa dà l´impressione di
oltrepassare la soglia della comune sensibilità umana. Ma qual è la sua
efficacia? La sua efficacia è nulla. Anzi nella sua implorazione l´etica dà
anche l´impressione di essere patetica, retrograda, impaurita, o arroccata su
principi di cui il progresso scientifico non tarderà a smascherarne il tratto
oscurantista.
Può essere.
Ma ciò non toglie che lo sguardo che la scienza riserva all´uomo in occasione
delle sue sperimentazioni, a cui è affidato il suo progresso, è quello di
semplice materiale biologico. E se a noi tutti va bene un simile trattamento
perché ormai, per la fiducia incondizionata che abbiamo riposto nella scienza,
già abbiamo interiorizzato un simile concetto di noi, lasciamo che la scienza
faccia il lavoro suo e non lamentiamoci se poi ciascuno non riesce a trovare
per sé un senso e un significato migliore di quello che la scienza gli
attribuisce. In fondo siamo cellule e nient´altro che cellule che solo la
biochimica e la biologia molecolare sanno leggere e interpretare. Il resto è
letteratura.
Dell´utero artificiale non m´importa niente, della letteratura moltissimo, perché la letteratura ci ha insegnato cos´è il sentimento, cos´è l´amore, cosa sono le idee, cos´è la parola, cos´è il dolore, cos´è la comunicazione. Tutte cose che vedo in pericolo se, per effetto dello sguardo scientifico, il concetto di uomo degrada a semplice materiale biologico, dove non è più reperibile alcuna traccia di sé. Il pericolo è questo. Nella mentalità che si va diffondendo ogni volta che al corpo umano preferiamo l´efficienza di una macchina.