![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 FEBBRAIO 2002 |
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Piero
Sraffa, morto vent'anni fa era uno straordinario intellettuale che pur
pubblicando pochissimo ha avuto una grande influenza sulle idee e sui dibattiti
economici, filosofici e sociologici della propria epoca. Contribuì in modo
particolare a nuove esplorazioni in diversi campi della teoria economica
contemporanea, a un riesame della storia dell'economia politica, a discussioni
sulla politica in atto in Italia e altrove, e a una trasformazione cruciale,
vale a dire al passaggio di Ludwig Wittgenstein dalla posizione assunta
inizialmente con il Tractatus Logico-Philosophicus a quella successiva delle Philosophical
Investigations che hanno modificato profondamente la natura della filosofia
contemporanea.
La
portata e la diversità di questi contributi sono tali da indurre a pensare che
provenissero da molti Piero Sraffa. e non da uno solo. Infatti "Sraffa
l'economista" viene spesso distinto dalle altre sue incarnazioni. E del tutto comprensibile, in parte perché
Sraffa era un economista di professione, e perché le sue idee e le sue ricerche
in economia pura sono state così ricche e influenti da meritare la gloria di
analisi a sé stanti. Eppure ritengo che
ci sia tutto da guadagnare nel considerare i vari contributi di Sraffa come un
tutto, non soltanto perché, sono nati da una stessa mente, ma anche perché i
precisi legami tra il pensiero che ha espresso in ambiti diversi possono fare
luce sulle sue idee specifiche nelle singole discipline.
Le
sue discussioni con Antonio Gramsci, per esempio. hanno chiaramente influenzato
la sua visione filosofica e questa a sua volta, ha influenzato profondamente il
pensiero di Wittgenstein. C'è perciò
una "Gramsci connection" nella trasformazione accaduta a Wittgenstein
attorno al 1929 e negli anni immediatamente successivi. Nelle discussioni tra
Sraffa e Gramsci, da un lato, e tra Sraffa e Wittgenstein dall'altro, è
possibile rintracciare fra l'altro l'influenza indiretta che l'analisi
gramsciana di una filosofia, interessata all'uso del linguaggio ha esercitato
sullo sviluppo della filosofia contemporanea e in particolare anglosassone. Analogamente, la concezione che Sraffa aveva
della natura della descrizione e dell'uso del linguaggio ha inciso fortemente
sul modo in cui egli ha definito i problemi
del
valore e della distribuzione, e più in generale su come ha interpretato il
compito dell'economia.
Tali
connessioni vanno indagate ulteriormente e, nel mio piccolo, cercherò di
iniziare a farlo con questa relazione.
Questa conferenza è dedicata innanzitutto ai contributi di Sraffa
all'economia, ed è giusto che essi ricevano l'attenzione specialistica che
spetta loro. La prospettiva generale,
integrativa, che vorrei presentare non è intesa in contrasto con le analisi
limitate allo Sraffa economista: i suoi sono lavori di grande respiro, infatti,
e si possono affrontare sotto diversi aspetti.
Ma è importante considerare Sraffa in un quadro ben più ampio.
Comincio
ad ampliarlo aggiungendoci uno "Sraffa in più" che ancora non ho
citato: "Sraffa il professore".
Egli è stato il mio "Director of Studies" per tutti i miei
anni da studente al Trinity College di Cambridge, una posizione che richiedeva
solo di indirizzare gli Studenti ai supervisori che avevano scelto (nel mio
caso, Maurice Dobb, Kenneth Berrill e Joan Robinson, a seconda dei
momenti). Dal Director of Studies, ci
si aspettava altresì che ci incoraggiasse ad andare da lui nel caso volessimo «discutere
qualunque cosa», Più che un impegno, gli studenti lo ritenevano un'espressione
di generica benevolenza, e non ci badavano. Io però ero deciso a prenderlo alla
lettera e andavo da Sraffa con una frequenza che all'inizio deve averlo
sorpreso. In effetti, lo trattavo come un supervisore aggiunto e siccome pareva
trovare le mie visite del tutto accettabili, ho finito per imparare molto da
lui su svariate questioni di economia, di politica e di filosofia.
Sraffa
era il docente ideale per uno come me che, a una curiosità spudorata. univa
l'irrisolutezza intellettuale. Qui però
non voglio dire che cosa ho imparato da Sraffa su vari temi (intellettualmente
stavo muovendo i primi passi, e quelle conversazioni hanno avuto per me
un'enorme importanza) ma quello che ho imparato su di lui.
Era
un educatore eccezionalmente stimolante che ha lasciato un segno duraturo su
innumerevoli studenti di Cambridge, compreso il sottoscritto, per non parlare
di suoi allievi eminenti come Pierangelo Garegnani e Luigi Pasinetti che
(diversamente dal sottoscritto) con lavori successivi parteciparono di persona
a quella che possiamo chiamare "l'economia sraffiana". Sraffa era la
quintessenza del pedagogo, e le idee che mi sono fatto dì lui da studente
aiutano, credo, a capire e a interpretare anche la sua ricerca e le sue imprese
intellettuali.
Vorrei
presentare una visione integrativa di Sraffa, specialmente alla luce di ciò che
ho saputo di lui al Trinity College, da studente prima e da collega poi.
Nell' antica India, l'usanza voleva che, una volta conclusa l'educazione, si portasse un regalo al proprio o alla propria docente. La mia offerta prende la forma di questo saggio ma arriva, temo, con più di quarant'anni dì ritardo. E oltre vent'anni troppo tardi perché io possa chiedere al mio docente se interpreto correttamente le sue idee diverse ma integrate. Per me è una perdita grave.