![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 8 FEBBRAIO 2002 |
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Niels Bohr
in una lettera rimprovera al fisico tedesco di aver lavorato per l'atomica
nazista
I rapporti
tra i due colleghi si ruppero dopo l'invasione della Danimarca da parte della Germania
e sul tema del nucleare
La missiva,
ritrovata dagli eredi del fisico danese, non fu mai spedita. E dal punto di vista storico aggiunge poco a
già si sapeva
«Le
Sue parole mi diedero netta l'impressione che, sotto la Sua guida, in Germania
sarebbe stato fatto tutto il possibile per sviluppare armi atomiche».
E' un Niels Bohr
amareggiato e persino arrabbiato quello che, nel 1957, prende carta e penna
per scrivere una lettera
gelida e tagliente al suo antico allievo e collaboratore, Werner Heisenberg. A scatenare la fredda ira del fisico danese,
tra i padri fondatori della meccanica quantistica e della fisica nucleare, è
un libro, Più luminosa di mille soli una
nuova ricostruzione della vicenda nucleare in cui Werner Heisenberg lascia
intendere di non aver mai concretamente lavorato per regalare la bomba atomica
alla sua Germania e al governo nazista che la governava nel corso della seconda
guerra mondiale.
Niels Bohr non ci sta. «Lei -
continua nella sua arringa epistolare - mi disse che non c'era bisogno di
scendere nei dettagli (del progetto atomico tedesco, ndr), perché ne aveva
piena padronanza, che aveva speso gli ultimi due anni a lavorare in modo più o
meno esclusivo alla sua preparazione». Anzi, ricorda Bohr. Fece di più che raccontarmi del suo
lavoro. Mi invitò a prendervi
parte. Perché «la Germania avrebbe
vinto (la guerra in corso, ndr) e che era sciocco da parte nostra pensare il
contrario e manifestare diffidenza rispetto a tutte le offerte di cooperazione
che venivano da parte tedesca».
Freme di rabbia Niels Bohr
mentre scrive quest'ultima frase e nella mente affiorano i ricordi che
rimandano al mese di settembre del 1941.
Quando la sua Danimarca vive l'inaudita occupazione tedesca. E Werner Heisenberg arriva al suo, anzi al loro istituto di Copenaghen,
non più come geniale collaboratore e ospite squisito, ma come rappresentante
di una nazione nemica che ha osato fare strame della storica neutralità dello
Stato e della indefettibile dignità dei cittadini danesi.
Freme di rabbia, Bohr. Perché quell'incontro non avrebbe mai dovuto
avvenire. E mai l'amico, anzi il
figliolo prediletto, Werner avrebbe dovuto anche solo pensare di poter
offrirgli di riprendere a lavorare insieme.
Perché era evidente che in quelle condizioni non si trattava di
un'offerta di collaborazione tra fisici, ma di una proposta di
collaborazionismo tra nemici. Come
poteva pensare Werner che lui, Niels Bohr, avrebbe dato una mano al nemico
invasore? E' il 1957 e sono passati 16 anni da quell'incontro, ma il ricordo
nella mente di Bohr è ancora vivo e suscita ancora passione. Occorre riaffermare la verità. Non rammenta, forse, Werner, che quella sua
indecente proposta riguardava l'utilizzo dell'energia rilasciata dal nucleo
atomico? Non ricorda che lui, Werner, era il capo del «progetto uranio» con cui
la Germania di Hitler si domandava come usare al meglio la nuova forma di
energia? Non ricorda di avergli
presentato persino un confuso schemino dell'impiego che lui immaginava per i
copiosi flotti di energia rilasciata dal nucleo, lo schema della «bomba»? Perché dunque ora, 16 anni dopo
quell'incontro, lo va negando? Ah, che
rabbia suscita nel danese Bohr il comportamento di quel figliolo tedesco e
bugiardo. Merita una lezione.
La lettera fremente d'ira non
partirà mai. Niels Bohr la ripone nel
cassetto.
Il cassetto è stato appena
riaperto dagli eredi di Niels. E sta
suscitando clamore in tutto il mondo. E' la prova, dicono molti, della «colpa
di Werner». E' la prova che Heisenberg ha cercato di costruire la bomba atomica
e di regalarla a Hitler. L'esatto
contrario di quanto affermano molti storici e di quanto afferma Michael
Frayn, che ha di recente ricostruito a teatro, in Copenaghen, l'incontro del settembre 1941 tra il maestro danese e
l'allievo tedesco, secondo cui Heisenberg ha deliberatamente boicottato
l'atomica di Hitler.
La lettera inedita di Bohr,
la lettera mai spedita di Niels, ha un indubbio valore. Ma più un
valore letterario, che
storico. Ricostruisce più lo stato
d'animo, furente, di un danese in genere tranquillo, per usare la definizione
del biografo Abraham Pais, che non la verità della storia. Di più.
Questa lettera, appassionata, di un patriota ferito non aggiunge alcun
particolare nuovo alla ricostruzione storica dell'atomica tedesca.
Per tre motivi. Il primo è che sia l'indignazione di Bohr
che la sua ricostruzione dell'incontro con Heisenberg nel settembre del 1941
sono ben note e documentate. Fu lo stesso
Bohr, dopo una rocambolesca fuga dalla Danimarca, a raccontare agli Alleati che
Hitler stava senza dubbio alcuno costruendo la bomba atomica e che Heisenberg
non solo era il direttore dei lavori, ma sapeva anche come portarli a termine.
Questa sua ferma convinzione, racconta Bohr, lui l'ha maturata nel corso
dell'incontro con Heisenberg nel settembre del 1941 e non l'ha mai più
modificata nel corso della sua vita.
Anche quando, dopo molti anni, riprenderà i contatti con Werner.
Il secondo motivo è che
questa lettera non ha la forza di smentire una volta e per sempre la diversa
ricostruzione che, del famoso incontro, ha dato Heisenberg. Nessuno può dire, con assoluta certezza, chi
sia stato davvero Werner Heisenberg.
Il
terzo motivo che rende poto utile allo storico la lettera di Bohr risiede nella
ricostruzione, documentata, di come sono andate le vicende prima e soprattutto
contro di Copenaghen nel settembre del 1941.
Beh, prima dell'incontro di
Copenaghen c'è la vicenda umana e scientifica di Bohr e Heisenberg. Bohr che contribuisce a fondare una nuova
fisica, la fisica dei quanti. Che crea
a Copenaghen un istituto internazionale che verrà considerato il depositarlo
dell'«Ortodossia quantistica».
Heisenberg che frequenta l'istituto e, a metà degli anni '20, poco più
che venticinquenne ancora la nuova fisica a una solida teoria matematizzata. Tra i due, tra Bohr e Heisenberg, e' piena
intesa: scientifica e umana. Mai mi son
sentito più in sintonia con un'altra persona, ricorderà Niels Bohr.
Poi la storia si incarica di
dividere quel formidabile sodalizio.
In Germania Hitler assume il potere.
E vara le leggi razziali. Gli
ebrei, anche gli scienziati ebrei, vengono discriminati. E lasciano la Germania. Heisenberg non è ebreo. Ma non è neppure un nazista. Decide di restare nel suo paese per
preservare la fisica tedesca in attesa che la barbara bufera passi. E, quando
può, aiuta i colleghi ebrei a fuggire.
Il suo prestigio in patria è grande.
E così dopo che Otto Hahn scopre, nel dicembre del 1938 a Berlino, la
fissione del nucleo di uranio tutti in Germania pensano a lui per la direzione
del progetto che dovrà stabilire se e come è possibile usare la nuova fonte di
energia. Ancora una volta Heisenberg
accetta. Forse senza rendersi conto di
ciò che sta facendo. O forse sì. Fatto
è che nel 1942 a una domanda precisa e definitiva del governo nazista, lui
risponde che l'uranio non può essere usato per costruire una nuova arma. Non nei tempi brevi della guerra. Dopo questa dichiarazione, a causa di questa
dichiarazione, la storia dell'atomica tedesca di fatto termina. Proprio mentre, ironia della sorte, negli
Stati Uniti i fisici danno inizio alla storia dell'atomica del mondo libero.
Negli anni successivi Heisenberg continua a studiare la fisica del nucleo. A guerra finita Werner Heisenberg viene arrestato e condotto prigioniero in Inghilterra. E' lì, nella prigione dorata di Farm Hall, che il 6 agosto apprende che gli Usa hanno lanciato una bomba di inaudita potenza su Hiroshima. A sera i nove colleghi che dividono con lui la prigione gli chiedono, indispettiti, come e perché gli Americani siano riusciti nell'impresa che il grande Heisenberg ha giudicato impossibile. Werner non risponde. Ma l'indemani mattina illustra ai colleghi, sbigottiti, la teoria completa della bomba che ha distrutto Hiroshima e che lui non ha mai costruito.