RASSEGNA STAMPA

5 FEBBRAIO 2002
EDOARDO BONCINELLI
Ecco i geni che ci promettono una vita più lunga

Invecchiamento, la scoperta più recente viene dall'Islanda. E ci avvicina a un mistero

E' stato individuato un altro gene che sembra controllare la lunghezza della vita umana, almeno in certe famiglie dell'Islanda. Non è il primo e non sarà l'ultimo. Rappresenta comunque un nuovo passo verso la chiarificazione di uno dei più appassionanti interrogativi che l'uomo si sia mai posto: perché invecchiamo e perché moriamo. La domanda sulla natura dell'invecchiamento ne cela in realtà altre due: per quale motivo invecchiamo e attraverso quali meccanismi.

La risposta alla prima domanda sembra abbastanza chiara. Invecchiamo e moriamo perché la natura non ha alcun interesse per ciò che ci succede quando abbiamo superato l'età riproduttiva. La selezione naturale premia soltanto quei caratteri biologici che aumentano il tasso riproduttivo di un individuo: ciò che accade dopo non è affar suo, o non è strettamente affar suo. I geni che contribuiscono ad aumentare la nostra probabilità di riprodurci possono aiutarci a invecchiare meglio, ma possono al contrario avere un effetto negativo sulla seconda parte della nostra vita. Favorendo i geni di quest'ultimo tipo, la selezione opera di fatto contro il buon invecchiamento e la longevità, anche se a noi ciò non piace nemmeno un poco.

Sul versante dei meccanismi attraverso i quali invecchiamo, possiamo dire che ciò accade per almeno due motivi.

Il primo perché tutte le nostre componenti si logorano, il secondo perché esistono alcuni meccanismi biologici che controllano la lunghezza della vita delle nostre cellule e quindi indirettamente della nostra.

Col tempo qualsiasi entità materiale si logora. Negli esseri viventi esistono, tuttavia, una varietà di meccanismi deputati alla riparazione dei danni derivanti dal logoramento. Il problema è che questi meccanismi sono molto pronti ed efficaci nell'infanzia e nella giovinezza, un po' meno nell'età matura e ancora meno nella terza e quarta età. La loro funzionalità è controllata da un certo numero di geni. Conoscerli e saperne influenzare l'operato potrebbe portare a un allungamento della nostra vita o almeno della giovinezza.

Nello stesso tempo si è cominciato a comprendere il funzionamento di alcuni meccanismi "marcatempo" che controllano la vita delle singole cellule e di tutto l'organismo. Di alcuni di questi meccanismi si è parlato molto, come del progressivo accorciamento dei telomeri, le strutture terminali dei nostri cromosomi, durante l'invecchiamento cellulare. Tale accorciamento tiene il computo di quante divisioni cellulari ha compiuto ciascuna cellula e dopo un certo tempo presenta il conto: la cellula in questione comincia allora a dividersi con difficoltà o non si divide proprio più. Alle cellule tumorali il conto non viene presentato e per questo sono in grado di dividersi senza limiti. Agendo sui geni che controllano questo fenomeno si potrà in futuro allungare la vita di alcuni tessuti, cercando però d'evitare il rischio che divengano tumorali. Non avrebbe infatti molto senso rallentare l'invecchiamento se il prezzo da pagare fosse quello di un'accresciuta incidenza di tumori.

Lo stesso discorso vale per altri geni che controllano la vita e la morte delle cellule. Molti di questi geni giocano un ruolo essenziale nell'eliminazione di quelle cellule del nostro corpo che causano le cosiddette malattie autoimmuni, come l'asma, i vari tipi di allergie, il diabete, l'artrite reumatoide, il lupus e così via. Operando su di essi si potrà probabilmente un giorno ottenere una vita più lunga, ma occorrerà stare attenti che ciò non comporti un aumento di questo tipo di malattie.

L'invecchiamento di un individuo non è ovviamente controllato soltanto dai suoi geni. Anche le condizioni in cui ha vissuto, la sua alimentazione e il suo stile di vita giocano un ruolo cruciale nel determinarne i tempi del decadimento e della morte. Tutte queste condizioni agiscono però sui prodotti dei vari geni. Anche se molti di questi hanno un'influenza secondaria sulla nostra longevità, conoscerne la natura risulterà estremamente utile per imparare a ritardare il fenomeno dell'invecchiamento. Benvenute, quindi, le scoperte sui geni che lo controllano, fermo restando il monito di Seneca: quello che conta non è quanto si vive, ma come. Vogliamo vivere, infatti, non sopravvivere.
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