![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 GENNAIO 2002 |
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Il sommo oratore romano nella monumentale biografia di Taylor
Caldwell
Cicerone
voce di Roma, (Baldini & Castoldi, 798 pagine - 18,50 euro),
splendido
romanzo storico-biografico di Taylor Caldwell, è sicuramente la più completa
ricostruzione finora mai attuata sul grande scrittore, poeta, giureconsulto,
patriota, politico, moralista, filosofo e oratore latino. L'opera, apparsa la
prima volta in Italia nel 1967, ora riproposta nella traduzione di Agnese
Silvestri Giorgi, è ricognizione critica della devozione umana di Cicerone per
la Costituzione di Roma, e specialmente per il codice dei diritti. La Caldwell,
avvicina la Repubblica di Roma alla storia degli Stati Uniti d'America, ritenendole
"stranamente parallele", così come Cincinnato, a suo dire, avrebbe
molto in comune con Giorgio Washington. Anche la Pax Romana, "concepita in
uno spirito di pace e di conciliazione mondiale", secondo l'autrice è
misteriosamente simile alle Nazioni Unite odierne.
Nell'ambito
di queste similitudini (anche se in qualche caso sono evidenti delle
forzatura), che le impongono di comportarsi come i meticolosi storici romani,
che registravano gli avvenimenti nel momento in cui accadevano, la scrittrice
mette in campo un Cicerone che con le sue caratteristiche divide tutti gli
uomini, anche se "soffrì tremendamente dell'incertezza e delle confusioni
proprie di un uomo molto moderato, il quale pensava che gli altri uomini
dovessero essere ragionevolmente civilizzati o razionali".
Suddivisa in quattro parti per meglio seguire l'evolversi politico e intellettuale del grande oratore, l'opera descrive il fanciullo e il giovane, l'uomo e l'avvocato, il patriota e l'uomo politico, e infine l'eroe. Bersagliato dalle critiche degli antichi e dei moderni, Cicerone trova nel libro della Caldwell un doveroso riscatto. Anche se, come molti altri esponenti della vecchia classe dirigente romana, non comprese il processo politico in atto, Cicerone ebbe comunque il merito di intuire che lo stesso conduceva alla fine del monopolio del potere da parte dell'oligarchia militare, facilitando così l'ascesa dei ceti nuovi. Cercò in tutti i modi di opporsi a tale trasformazione per via della sua fedeltà a un ideale politico fondamentale, per il rispetto della legalità e la difesa della libertà. Se l'uomo politico conobbe incresciosi fallimenti, l'uomo di cultura, nelle migliaia di lettere ad Attico, appare in tutta la sua straordinaria pienezza. Appassionato di teologia e di filosofia ebraica, Cicerone conosceva bene i profeti e le profezie dell'avvento del Messia, e adorava il Dio ignoto. Aspirava a "vedere l'incarnazione profetizzata da Re David, da Isaia e dagli altri grandi profeti israeliani". Odiava e temeva il militarismo, ed era uomo di pace, ma neppure la sua oratoria seppe mai fermare la guerra, ed egli stesso fu vittima delle violenze di opposte fazioni politiche. Uomo di straordinario vigore intellettuale, che con le opere e le lettere diffuse l'ideale politico, la sua moralità, il suo credo, anche se ebbe il torto di approvare la congiura contro Giulio Cesare e l'ingenuità di fidarsi di Ottaviano. Non a caso l'autrice dedicò il romanzo a John F. Kennedy, vedendo nella morte dello statista americano e nel sacrificio dell'antico romano, l'eroismo che glorifica gli uomini migliori.