![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 GENNAIO 2002 |
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Per Roger Penrose, fisico e matematico,
studiare questi oggetti cosmici può aiutarci a capire la mente
Dai buchi neri alla coscienza
umana, dalle macchine pensanti alla relatività generale di Einstein. E'
stato un autentico show di scienza senza confini quello offerto dal fisico
matematico inglese Roger Penrose nel corso di una conferenza tenuta venerdì
scorso alla Sissa (Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati) di Trieste.
L'occasione
per vedere all'opera lo scienziato britannico è stata una giornata in onore di
Dannis Sciama, il cosmologo inglese morto due anni fa che, oltre ad essere
stato per diversi anni alla direzione della sezione di astrofisica
dell'istituto triestino, negli anni'60-'70, fra Cambridge e Oxford, fu maestro
di Penrose, nonché di una vasta schiera di fisici famosi tra cui John Barrow
e Stephen Hawking, autore del best-seller scientifico «Dal Big Bang ai buchi
neri». Proprio ai buchi neri e alla
collaborazione con Hawking, verso la fine degli anni '60, l'eclettico Penrose
deve i suoi primi risultati scientifici di rilievo internazionale e non a
caso i buchi neri sono stati anche il punto di partenza del suo intervento a
Trieste.
Penrose continua di certo ad
essere ancora molto affezionato agli oggetti cosmici che rappresentano il
destino ultimo di stelle massicce. Sono oggetti così densi da esercitare
un'attrazione gravitazionale di tale intensità che neppure la luce può
sfuggirvi. Per questo motivo nessuno li ha mai osservati direttamente e
qualcuno ne mette ancora oggi in dubbio l'esistenza. Penrose, al contrario, li difende senza esitazioni. Abbiamo voluto incontrarlo personalmente
per chiedergli come «L'esistenza dei buchi neri é evidente sia dal punto di
vista teorico che dalle osservazioni - ha detto lo scienziato - In più le prove
indirette della loro esistenza sono numerose.
I luminosi raggi-X emessi da alcune stelle in molti punti delle
galassie si possono comprendere, ad
esempio, con la presenza di oggetti molto compatti come i buchi neri in grado
di soffiare via materia dalle stelle causando l'emissione di radiazione».
«Non vedo nessuna ragione per
produrre strane idee su fenomeni che sono già spiegati bene», ha continuato
Penrose, riferendosi soprattutto a una teoria di due ricercatori americani,
Emil Mottola e Pawel Mazur, i quali, come riportato dal giornale inglese
«New Scientist», hanno recentemente proposto come alternativa ai buchi neri
delle esotiche bolle di materia sostenute al loro interno da uno spazio dalle
proprietà non ben definite. «Ad alcune persone i buchi neri non piacciono
perché hanno delle proprietà insolite, ma questo non vuol dire che bisogna
necessariamente produrre strane ipotesi al loro posto». E a dirlo non è
certamente uno scienziato che nel corso dei suoi studi ha rifiutato di
confrontarsi con le stranezze della fisica.
La carriera accademica di
Penrose si è consolidata infatti grazie alle ricerche riguardanti uno dei
«punti», il centro dei buchi neri, in cui le leggi che conosciamo vanno in
crisi. In quel luogo la meccanica quantistica, fatta di leggi che valgono nel mondo microscopico degli
atomi e delle particelle subatomiche, entra in conflitto con la relatività
generale di Einstein, che regola i comportamenti di stelle, e galassie. Le
due teorie funzionano molto bene nei loro ambiti, ma sono tuttora
inconciliabili tra di loro. E se il
tentativo di trovare una strada per raccordare queste due grandi descrizioni
del mondo naturale ha costituito il Sacro Graal per molti fisici teorici, dal
punto di vista di Penrose esso ha rappresentato il trampolino di lancio per
avanzare idee assolutamente originali sulla coscienza umana.
Il tentativo di coniugare
meccanica quantistica, relatività generale e formazione dell'attività pensante, Penrose lo ha
presentato in modo esauriente nel suo libro più famoso, «La nuova mente
dell'imperatore», in cui ha scagliato innanzitutto un attacco frontale alla
pretesa di ridurre la comprensione cosciente a una semplice successione di
passaggi logici corrispondenti a regole predefinite, in sostanza al programma
di lavoro dei fautori dell'intelligenza artificiale. Ancora oggi Penrose ritiene che «c'è qualcosa nella coscienza che
non appartiene alla descrizione classica newtoniana del mondo e che non vediamo
neanche nei computer, qualcosa che non
é computabile, non riducibile al calcolo.
Si tratta di una caratteristica propria degli esseri umani che potrà
essere spiegata da una fisica che ancora non esiste».
Il cerchio è chiuso: la
fisica dei buchi neri sarà anche la fisica che spiegherà la coscienza, almeno
secondo Penrose. «La nuova mente dell'imperatore» ebbe un gran successo di
pubblico, ma non mancarono critiche, anche pesanti, da parte della comunità
scientifica. Ciò che gli venne
rimproverato fu la presunta invadenza del fisico inglese in campi non
considerati di sua competenza.
Penrose ribatte però che «chi ancora mi attacca per quello che ho scritto nella "Nuova mente dell'imperatore" non ha quantomeno letto il mio secondo libro ("Ombre della mente", ndr) in cui ho risposto puntualmente a tutte le obiezioni che mi sono state mosse». «Adesso sto preparando un libro che parlerà solo di fisica», assicura Penrose forse per evitare ulteriori polemiche, «per il momento non entrerò più in altre questioni». Chissà se riuscirà però davvero a resistere alla tentazione.