![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 GENNAIO 2002 |
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Il filosofo americano che voleva uno Stato in sordina
Si è spento
negli Stati Uniti il filosofo Robert Nozick, forse il maggiore teorico
contemporaneo dello Stato minimo. Nato a Brooklyn nel 1938 da una famiglia di
ebrei russi, all'età di quindici o sedici anni trova per caso una versione
tascabile della Repubblica di Platone e scopre la sua passione per la
filosofia. Vincitore del prestigioso National Endowment for Humanities, a
partire dal 1969 insegna filosofia presso l'Università di Harvard, dove era
stato recentemente insignito del titolo di Joseph Pellegrino University
Professor. Autore di opere fondamentali circa il ruolo dello stato, i valori
della persona e dell'agire umano, con "Anarchia, stato e utopia" (1974)
Robert Nozick propone ad un'America sconvolta dalla guerra del Vietnam un
inquietante interrogativo circa la natura dello stato e la legittimità del suo
ruolo. "Gli individui hanno diritti: ci sono cose che nessuno, persona o
gruppo può fare loro (senza violarne i diritti). Tale è la forza e la portata
di questi diritti da sollevare il problema di cosa possano fare lo stato e i
suoi funzionari, se qualcosa possono fare. Quanto spazio lasciano allo stato i
diritti degli individui?".
La risposta
di Nozick è che solo uno stato minimo è giustificato, uno stato puramente
guardiano notturno, che limiti le proprie funzioni alla protezione dei
cittadini dalla violenza interna ed esterna, dal furto e dalla frode.
Nel clima
culturale caratterizzato da un lato dalla teoria rawlsiana della giustizia
distributiva e dall'altro dalla teoria anarco-capitalista di Murray N.
Rothbard, secondo la quale lo stato sarebbe un'istituzione immorale, Nozick
elabora una teoria dello stato minimo sostenendo l'origine spontanea e
legittima dello stato. Da un lato confuta le tesi anarco-capitaliste,
sostenendo la legittimità e l'utilità dello stato, dall'altro, contro la teoria
di Rawls, dimostra che l'unico stato legittimo è lo stato minimo. Va da sè che
lo stato minimo non proibisce affatto la solidarietà, semplicemente non
costringe ad essere solidali. Lo stato minimo si ispira al
"laissez-faire", ma questo non significa che, chi lo desideri, non
possa liberamente vivere in comunità ispirate ad altre idee. Tale stato
consente a tutti di cooperare all'interno del libero mercato per realizzare i
fini più disparati. Il punto nodale è che c'è una differenza sostanziale tra
ciò che le istituzioni consentono e ciò che esigono.
Lo stato
minimo tiene conto delle diversità dei fini e consente di cooperare, ma non lo
esige; non impone stili di vita, fini e valori agli esseri umani.
Nozick ci ha lasciato una delle difese più convincenti e appassionate dello stato minimo: "Lo stato minimo ci tratta come individui inviolabili, che agli altri non è lecito usare in certi modi come mezzi, o arnesi o strumenti o risorse; ci tratta come persone dotate di diritti individuali con la dignità che ciò comporta".