RASSEGNA STAMPA

25 GENNAIO 2002
MAURIZIO VIROLI
Nozik, il liberista che amava il gelato

SCOMPARSO IL TEORICO DELLO "STATO MINIMO" CHE PIACEVA A REAGAN

Quando uscì nel 1974 il suo libro più noto, Anarchia, Stato e Utopia, Robert Nozick divenne il campione del liberalismo liberista contrapposto a John Rawls, che pochi anni prima, con Teoria della giustizia (1971), aveva elaborato una sofisticata e raffinata teoria di un liberalismo progressista. Mentre Rawls aveva spiegato che è giusto che lo Stato intervenga a redistribuire i beni primari della vita sociale, e divenne il nuovo profeta di molti intellettuali di sinistra, Nozick proclamò che lo Stato non deve far altro che proteggere gli individui dalla violenza e dal furto, assunse il ruolo di profeta della dottrina dello "stato minimo" che in quegli anni ebbe in Reagan e Margareth Thatcher i suoi alfieri politici. Anarchia, Stato e Utopia (Il Saggiatore) gli valse prestigiosi riconoscimenti (fra i quali il National Book Award e la menzione del Times Literary Supplement fra i cento libri più importanti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale), e grande fama anche oltre i confini del mondo accademico. Ma i panni dell'ideologo della destra e in generale i panni dell'ideologo non erano i suoi. L'ideologo deve ripetere e difendere una dottrina, Nozick amava cercare, avviarsi per strade sempre nuove, mettere in discussione idee e metodi, comprese le sue idee e i suoi metodi. "Non voglio passare la mia vita a scrivere "Il figlio di Anarchia Stato e Utopia"", spiegò in un´intervista, e si impegnò in una ricerca filosofica che si tradusse in opere di grande finezza teorica tutte dedicate ai classici problemi della filosofia: Philosophical Explanations (1981); The Examined Life (1989); La natura della razionalità (1995, Feltrinelli); Puzzle socratici (1997, Raffaello Cortina) fino all'ultima fatica, The Structure of the Objective World (2001), dove si interroga sulla natura della verità e dell'oggettività e analizza il classico e sempre affascinante problema del ruolo della verità nell'etica e nella vita culturale. Nozick insegnava con la stessa mentalità socratica con cui scriveva. Gli studenti di Harvard (era arrivato nel 1969 come Full Professor a soli trent'anni) erano affascinati da quelle sue lezioni senza appunti che erano in effetti dei pensieri espressi ad alta voce sostenuti da un'intelligenza rigorosa e chiara. Non voleva presentare agli studenti teorie finite e complete perché riteneva che il suo dovere di professore di filosofia era di condividere con gli studenti il metodo di ricerca, anziché offrire il risultato finito. Da quei corsi, che erano lunghi dialoghi filosofici, nascevano i libri: "Se qualcuno vuole sapere quale sarà il mio prossimo progetto - disse ad un intervistatore -, non deve far altro che leggere il catalogo dei corsi di Harvard". E per essere sicuro che la curiosità intellettuale necessaria alla ricerca filosofica non si inaridisse, cambiava ogni anno il tema dei corsi. Con una sola eccezione, il corso su "Le cose migliori della vita" che tenne per due anni consecutivi, nell´82 e nell´83. L'elenco dei temi è significativo: "L'amicizia, l'amore, la ricerca intellettuale, il piacere sessuale, l'avventura, il gioco, la vita confortevole ed elegante, la fama, il potere e il gelato". Le sue qualità, e la buona fortuna, gli diedero la possibilità di godere di tutte queste cose. Non nascondeva di trovarsi bene nel mondo. L'ideale del filosofo macerato dal tormento interiore che detesta il mondo lo lasciava volentieri ad altri. Eppure la sua onestà intellettuale, la sua umanità e il suo coraggio nella ricerca e nella critica facevano sì che anche gli avversari lo rispettassero e lo amassero. Quello stesso coraggio che lo spingeva a mettere in discussione anche i principi più venerati e i maestri più riveriti lo ha aiutato ad affrontare in maniera esemplare la terribile sfida della lunga malattia che a soli 63 anni lo ha strappato dalle tante cose belle della vita che amava e che aveva. Ha ragione Christine Korsgaard, direttrice del Dipartimento di Filosofia: i suoi libri sono un contributo fondamentale per capire molti problemi filosofici e i rapporti fra la filosofia e le altre discipline, ma "il coraggio con il quale ha affrontato gli ultimi anni della malattia, e la straordinaria energia con cui ha continuato a lavorare ha lasciato in tutti noi un'impressione profonda". Saper scoprire le cose belle della vita e sapersi staccare da esse con dignità è una lezione di filosofia rara e difficile. Robert Nozick ha lasciato ad altri la strada facile della fama effimera dell'ideologo per darci questa saggezza vera.
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