![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 GENNAIO 2002 |
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E' scomparso ieri Robert Nozick. Era nato a New York nel 1938.
Filosofo dagli interessi molteplici, verrà ricordato soprattutto per il suo
libro "Anarchia, Stato, Utopia"
Con Robert
Nozick scompare senza dubbio una delle menti più acute della filosofia
contemporanea. I suoi libri sono tutti caratterizzati da uno straordinario
rigore analitico, come si conviene ad uno dei filosofi più in vista della
prestigiosa università di Harvard. Nozick, che era nato a New York nel 1938 e
aveva studiato alla Columbia University, aveva ottenuto la cattedra a Harvard
poco più che trentenne, nel 1969, prima ancora di pubblicare i testi che lo
avrebbero reso famoso come filosofo, e che sono stati tutti tradotti in
italiano: da Anarchia, Stato, Utopia (1974, Il Saggiatore) a Spiegazioni
filosofiche (1981, Il Saggiatore), da La vita pensata (1989, Mondadori) a La
natura della razionalità (1993, Feltrinelli) fino ai Puzzles socratici (1997,
Raffaello Cortina).
Filosofo
dagli interessi molteplici Nozick forse sarà ricordato soprattutto per il suo
primo libro, Anarchia, Stato, Utopia che, uscito alla metà degli anni '70,
lanciava una provocazione molto dura ma anche molto intelligente contro la
filosofia politica liberal; quella che difendeva la giustizia sociale e il
Welfare State, e che aveva trovato il suo esponente di maggior rilievo nel
primo Rawls, autore nel 1971 di Teoria della giustizia. Contro il liberalismo
welfarista ed egualitario, di cui Rawls era il portabandiera, Nozick
proponeva invece un liberalismo di taglio individualista e liberista, che non
voleva avere nessun punto di contatto col socialismo, e che semmai ospitava
dentro di sé spunti un po' anarchici. Il grande interesse di Nozick sta proprio
in questo: nell'esser stato uno dei pochi filosofici politici contemporanei che
ha tentato di teorizzare in modo intelligente e sistematico il liberismo, il
primato del mercato e lo Stato minimo; la sua riflessione perciò finisce per
costituire non solo una provocazione, ma anche un termine di confronto
pressoché obbligato per chi voglia discutere seriamente questi temi.
Nozick
costruisce la sua originale posizione teorica mettendo insieme suggestioni che
gli vengono da fonti varie e piuttosto disparate: una è Friedrich von Hayek,
con la sua difesa del mercato e del libero scambio contro la pianificazione
socialista. Ma in Nozick questa tradizione si intreccia con altre: da un lato
con la classica teoria dei diritti naturali, di ascendenza lockiana, e
dall'altro con gli stimoli che riceve da una singolare corrente di pensiero che
ha il suo esponente più noto in Murray Rothbard (tradotti in Italia dalla
casa editrice "liberilibri" di Macerata) e che si autodefinisce come
"anarcocapitalismo". In sostanza, Rothbard sostiene che non è vero
che ci siano funzioni sociali che devono necessariamente essere affidate allo
Stato, e che anzi sarebbe concepibile una regolazione della società puramente
di mercato.
Proprio in rapporto a questo termine di confronto si possono intendere bene le due tesi principali nelle quali si riassume il nocciolo della teoria politica nozickiana, e cioè la difesa dello Stato minimo e la delegittimazione del Welfare State e delle sue politiche redistributive. Per quanto riguarda il primo aspetto Nozick, la cui opera è in gran parte una risposta polemica a Rawls, sviluppa un modello di genesi legittima dello Stato alternativo a quello contrattualista. Se per le posizioni contrattualiste (dalle teorie classiche del patto sociale fino a Rawls) lo Stato legittimo è quello che nasce da un consapevole accordo di quanti al suo potere dovranno sottoporsi, Nozick invece ne ricostruisce la genesi per una via tutta diversa, dove a comandare non è la politica ma l'economia. In breve, la nascita di uno Stato legittimo può essere pensata, per Nozick, come l'estendersi progressivo di un processo che ha natura fondamentalmente mercantile. Anziché accordarsi tra loro in un patto, gli individui che si trovano allo stato di natura non farebbero altro che comprare protezione da associazioni disposte a fornirgliela: la genesi di quella che per Hobbes era la funzione fondamentale dello Stato, garantire la sicurezza, viene spiegata molto meglio, secondo Nozick, attraverso una via puramente di mercato, senza far ricorso a quel momento costituente che è (nei teorici classici) il patto sociale. Le conseguenze che Nozick ricava da ciò sono nette: legittimo può essere considerato solo lo Stato minimo, che non è altro che la generalizzazione su larga scala di quella protezione che gli individui comprerebbero se si trovassero nello stato di natura. Ogni più estesa funzione dello Stato, invece, in quanto ha carattere redistributivo (come per esempio i servizi scolastici e sanitari forniti anche a chi ha basso reddito, e quindi paga poche tasse) costituisce per Nozick una vera e propria violazione dei sacri diritti degli individui, che in pratica vengono espropriati di ciò che loro appartiene. Per questo aspetto Nozick è il filosofo politico che si applica con maggiore determinazione a delegittimare ogni tassazione che non sia strettamente finalizzata allo Stato minimo. Se ogni individuo è, come aveva insegnato Locke, padrone di se stesso e quindi del suo lavoro e dei frutti che ne ricava, la tassazione redistributiva dello Stato sociale è qualcosa che costringe l'individuo a lavorare non per sé ma per altri e quindi, conclude Nozick, non è molto diversa dalla schiavitù. Certo, i limiti di questo modo di ragionare sono evidenti: alla base di tutto c'è un individualismo proprietario che fa astrazione dal carattere ineludibilmente sociale e cooperativo di ogni attività umana. Comunque lo si critichi, però, si dovrà riconoscere a Nozick di aver espresso, in tempi in cui le sue tesi erano controcorrente e con argomenti sofisticati, una serie di temi (a cominciare da quello antifiscale) destinati a condizionare la discussione pubblica ancora per molto tempo.