![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 GENNAIO 2002 |
|
«Galileo
e il fotodiodo» è l'originale titolo delle Lezioni Italiane di Giulio Tononi,
promosse dalla Fondazione Sigma-Tau e ospitate dal 20 al 22 gennaio
dall'Istituto di psichiatria e da Pietro Bria presso l'università Cattolica di
Roma «A. Gemelli» . Il tema,
esplicitato nel sottotitolo, riguarda i rapporti tra cervello, complessità e
coscienza.
Il
testo delle lezioni, in corso di pubblicazione per Laterza, è sorprendente
sotto diversi aspetti. A cominciare
dalla prosa, che a differenza della maggior parte dei saggi di neuroscienze è
scorrevole ed elegante, frutto di una completa padronanza del tema, di
un'impressionante lucidità teoretica e di una notevole predisposizione alla
scrittura. Il contenuto non è meno
rilevante. Tononi, che è professore
di psichiatria alla Wisconsin University immagina che Galileo Galilei venga
messo a confronto con la sfida, finalmente alla portata delle neuroscienze, di
risolvere il problema che quattro secoli fa il fondatore della fisica moderna
aveva collocato al di fuori degli scopi della scienza empirica, introducendo la
distinzione tra le qualità primarie od oggettive, cioè misurabili, e quelle
secondarie o soggettive, frutto dell'esperienza cosciente. Utilizzando poche nozioni di neuroscienze -
anche questo un tratto originale per un saggio sulla coscienza. dato che spesso
abbondano di capitoli che analizzano nei minimi dettagli aspetti anatomici o
fisiologici del sistema nervoso che magari non c'entrano nulla con il problema
- Galileo e il lettore vengono guidati, attraverso una serie di esperimenti
mentali e il richiamo a fatti assodati. a identificare la struttura
anatomo-funzionale in grado di produrre la coscienza.
Gli esperimenti mentali immaginato da Tononi
vedono Galileo confrontarsi prima con un fotodiodo, quindi con una telecamera e
infine viaggiare nell'universo all'interno di un'astronave. In questo modo
vengono definite le peculiarità dell'esperienza cosciente e i presupposti
concettuali ed epistemologici da cui si deve partire per costruire una teoria
scientifica della coscienza. La teoria
del complesso cosciente implica la possibilità di definire il livello di
complessità necessaria e sufficiente perché un insieme di cellule produca
l'esperienza cosciente. Il substrato della coscienza viene caratterizzato come
«un'entità integrata capace di differenziare tra un numero straordinariamente
grande di stati diversi». E il livello
di integrazione è il grado di complessità del complesso, dove la complessità è
una misura dell'informazione effettiva che un insieme di elementi può
integrare. L'unica struttura cerebrale
dotata delle caratteristiche necessarie e sufficienti per funzionare come un
«complesso cosciente», per Tononi, è il sistema talamocorticale (la corteccia e
il letto di neuroni su cui poggia).
La
teoria del complesso cosciente è logicamente coerente e biologicamente
sensata. Tononi, senza esplicitarlo
chiaramente, dimostra come la capacità del cervello di produrre la coscienza
possa spiegarsi sulla base di una sottodinamica darwiniana del suo
funzionamento, implicita nell'idea di un repertorio di stati possibili che una
determinata struttura può assumere. all'interno dei quale avviene una continua
selezione attraverso l'integrazione degli stimoli. Un'implicazione della definizione della coscienza in termini di
informazione effettiva è che il fatto di essere coscienti non dipende da un
particolare evento selettivo, ma dall'insieme di tutti i possibili stati che il
cervello potrebbe assumere e tra i quali solo alcuni si manifesteranno. Si
tratta di una nozione apparentemente paradossale, ma che è del tutto plausibile
se si riconosce che l'informazione integrata dal cervello non è qualcosa che
viene dall'esterno, ma la specificazione di uno stato che i segnali in ingresso
selezionano all'interno di un repertorio di stati possibili. E il significato
di un particolare stato, ha senso solo in funzione del repertorio di stati
possibili.
Applicando
la teoria del complesso cosciente, Tononi riesce facilmente a dimostrare che
solo il sistema talamocorticale, rispetto ad altri sistemi fisiologici nervosi
o meno, possiede i requisiti per funzionare come un complesso cosciente. La teoria di Tononi implica che la coscienza
non sia data una volta per tutte, ma si sviluppi gradualmente nel corso
dell'ontogenesi diventando la complessità crescente proporzionalmente al
crescere del numero di discriminazioni che l'apprendimento rende via via
possibili. Ovvero che possa aumentare o
diminuire di grado, anche se al momento non c'è modo di stabilire i gradi di
coscienza esperibili da un cervello umano, e che si possa quantificare il
livello di complessità reso possibile dalla neuroanatomia di sistemi nervosi
diversi. Se la coscienza è complessità,
e se i gradi di coscienza sono una funzione del repertorio delle esperienze
possibili, occorrerà ripensare molte delle categorie cliniche utilizzate dalla
neurologia e dalla psichiatria.
Tononi
accenna a un altro problema che una teoria della coscienza deve risolvere,
ovvero «identificare le condizioni necessarie e sufficienti perché ciascuna
esperienza cosciente sia tale quale effettivamente è, e non diversa». L'equivalente della famosa questione
discussa da Nagel, su cosa si provi a essere un pipistrello. La soluzione che
egli accenna nelle conclusioni non è meno originale. L'ipotesi è che la qualità dell'esperienza cosciente, la natura
dei cosiddetti qualia, sia racchiusa
nella geometria spaziale dei gruppi di neuroni che mappano l'informazione
effettiva, ovvero le interazioni causali tra gli elementi del complesso
cosciente che sono tra loro differenziabili. Una soluzione in linea con
l'impostazione della teoria. Tononi non
approfondisce, anche se sembra avere già ben chiaro in testa come sviluppare e
controllare l'ipotesi. E se la
Fondazione Sigma-Tau lo invitasse per un secondo ciclo di lezioni?