RASSEGNA STAMPA

18 GENNAIO 2002
FRANCO PRATTICO
SE SI ROMPE L' EQUILIBRIO

UN SAGGIO DEL FISICO MARK BUCHANAN

Vale anche per gli ingorghi stradali. L'evento però non si può ancora prevedere

Questa catastrofica ubiquità riguarda le montagnette di sabbia dei bambini come il mercato borsistico, il clima o i terremoti.Secondo lo scienziato americano, una legge matematica presiede ai sistemi sia grandi che piccoli determinandone fatalmente il crollo

Fino a ieri si trattava di una proprietà attribuita ad alcuni santi, la capacità di trovarsi contemporaneamente in posti diversi. Ma ormai anche i miracoli si aggiornano (almeno entro limiti dettati dalle inesorabili leggi della fisica): la possibilità di trovarsi nello stesso momento o quasi in due località diverse (uno dei sogni degli amanti e dei debitori in fuga) è stata messa in crisi dalla relatività, che pone la velocità della luce (trecento mila chilometri al secondo) come praticamente l'unico referente in un Universo dove il tempo e lo spazio cessano di essere contenitori assoluti per qualsiasi corpo e si modificano in funzione appunto della velocità del proprio sistema di riferimento, rispetto al quale anche il tempo subisce strane distorsioni, che mettono in crisi l'idea stessa di simultaneità.

Eppure questa stessa fisica, bizzarra come sempre, ecco che reintroduce lo stesso concetto di ubiquità (così mortificata nei santi e nelle agiografie) appena cacciato dalla porta principale per reintrodurlo nelle nostre vite e nelle stesse aride leggi che sovrintendono al mondo materiale. Solo che invece di riferirsi a esseri o oggetti lo estende a qualcosa di ancora più universale ossia alle leggi che presiedono a intere classi di fenomeni, e ad alcune forme di mutamenti repentini.

Lo illustra un ben documentato volume di Mark Buchanan, fisico e noto divulgatore scientifico americano, dedicato appunto a questo singolare fenomeno (M. Buchanan, Ubiquità, Mondadori, pagg. 252, 16.53 euro, lire 32.000). Insomma, siamo circondati - questa la tesi - da fenomeni (dai terremoti alle crisi in borsa, dalle guerre alla moda e alla politica) che obbediscono ubiquitariamente a una legge (questa sì) onnipresente che regolerebbe - secondo quel gruppo di scienziati che studiando i fenomeni complessi per formularne in termini matematici le leggi comuni - praticamente ogni evento "collettivo" del nostro mondo. A questa scoperta quegli scienziati erano giunti - ci racconta Buchanan - ripetendo ostinatamente un classico gioco infantile: cioè costruire su una spiaggia monticelli di sabbia per divertire (probabilmente) i propri bambini e con la curiosità tipica del ricercatore di razza chiedendosi come mai a un certo punto queste loro costruzioni cominciavano a franare, e cos'era che provocava - con gran dispetto dei loro ragazzini - disastrose frane in strutture apparentemente solide, non appena aggiungevano delicatamente un altro pugnetto di rena: crolli, smottamenti, frane che sembravano inspiegabili e distruggevano una struttura così pazientemente messa in piedi.

Obbedendo al loro istinto professionale hanno smesso di giocare tra le proteste dei bambini - che probabilmente si divertivano più dei loro padri a vedere quei crolli - e si sono ritirati nei loro studi per chiedersi se quello strano fenomeno non obbedisse a leggi simili a quelle che determinano altri crolli, ben più rovinosi: nei terremoti, ad esempio, in borsa (quando improvvisamente gli indici azionari si incurvano pericolosamente verso il basso, facendo disperare gli investitori), in politica, determinando quasi inspiegabilmente affermazioni plebiscitarie e le successive, quasi inevitabili, frane nei consensi, ossia in una serie diversissima di fenomeni non solo fisici ma anche sociali. E allora, invece di riprendere a giocare con la sabbia si sono messi a studiare sui propri computer e con un considerevole armamentario matematico il fenomeno, per cercare di stabilirne tempi e modalità con l'aiuto di raffinati calcoli, fino a dargli un nome: "autoorganizzazione critica", in base alla quale eventi che raggruppano numerosi elementi simili (le faglie sotterranee che slittando tra loro a un certo imprevedibile punto provocano disastrosi terremoti, i granelli di sabbia, le folle degli investitori in borsa e così via), improvvisamente passano da uno stato di equilibrio a un crollo repentino. Ossia, se esiste una legge comune che in certi sistemi collettivi determina l'insorgere d'uno stato di crisi che manda in malora l'intero sistema, che si tratti di una città ben costruita rasa al suolo da un terremoto o di un impero, come l'ex URSS nell'89, o persino di quel sistema - aggiunge Buchanan - al quale dobbiamo il miracolo di esistere: l'insorgere, cioè, della vita in questo pianeta e anche le periodiche crisi di estinzioni di massa che falcidiano ogni tanto (per fortuna, a distanza di milioni di anni) quasi tutto ciò che vive sul pianeta.

Con la legge dell'ubiquità (o delle crisi di autorganizzazione) dobbiamo insomma fare i conti: sia per capire perché si determinano uragani e cicloni, sia per comprendere i meccanismi dei terremoti, sia lo scoppio di guerre mondiali, dei paurosi incendi boschivi come quello che nelle scorse settimane ha distrutto immense foreste in Australia, il crollo di Wall Street nell'ottobre del 1987, il propagarsi di paurose epidemie e persino i giganteschi ingorghi stradali: tutti fenomeni che, secondo questa teoria, si verificano appena il sistema in esame ha raggiunto uno "stato critico", che gli esploratori del fenomeno hanno anche simulato al computer, concludendo che "l'organizzazione peculiare ed eccezionalmente instabile dello stato critico è ubiqua nel nostro mondo", e che qualsiasi rete di oggetti disparati (molecole, atomi, persone, granelli di sabbia, specie viventi, idee: sistemi insomma non in equilibrio, come invece potrebbe essere un sasso) è soggetta a una legge matematica che li predispone a un medesimo modello di autoorganizzazione e quindi ad affacciarsi su uno stato critico, che può ad un minimo spostamento di equilibrio determinare un crollo.

Ma l'avere individuato questo meccanismo - avvertono Buchanan e gli autori della teoria - non consente di fare previsioni: non possiamo né prevedere i terremoti, né i crolli in borsa, possiamo solo, "a posteriori" capire quale piccolissimo spostamento dell'equilibrio può averli determinati e, più in generale, renderci conto che si tratta di fenomeni che obbediscono a una sorta di geometria frattale, ossia alle leggi di autosimilarità (il piccolissimo ha lo stesso comportamento dell'enorme), anche se a determinare l'eventuale crisi è una "legge di potenza", ossia un rapporto inverso tra le dimensioni dell'evento e la sua frequenza: quanto più gigantesco l'evento, tanto più raramente accade (per fortuna). Vale a dire, secondo le simulazioni condotte al computer (che rischiano di ipnotizzare i ricercatori al punto da non vedere più il mondo reale al di là dello schermo della loro macchinetta) al raddoppio dell'intensità dei fenomeni, questi divengono almeno quattro volte più rari (ma ciò può anche dipendere dal tipo di oggetti coinvolti). Ma anche in queste formulazioni si reintroduce la storia (ossia il mondo reale), anche se non manca la pretesa che accompagna tutti gli studi sulla complessità, che cioè - come scrive Buchanan - "l'organizzazione dello stato critico è più fondamentale della stessa fisica".

Certamente è indiscutibile che ciò che è ubiquo, in qualsiasi situazione - fisica o no - è la possibilità di trovarsi in crisi. E ciò potrebbe valere non solo per i fenomeni collettivi (che cioè coinvolgono miriadi di attori), ma anche per alcuni individuali: se - come fanno osservare alcuni biologi - il nostro organismo ospita milioni di batteri di ogni sorta, com'è che a un certo punto le nostre difese (anch'esse collettive...) cedono e ci ammaliamo?
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