![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 GENNAIO 2002 |
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Un libro dello storico Emilio Gentile
/Anche le
democrazie, si pensi a quella americana, si servono di rituali religiosi tesi a
vincolare i cittadini allo Stato Provocatorio, stravagante, addirittura
paradossale potrebbe apparire l'incipit con cui lo storico Emilio Gentile,
allievo prediletto di Renzo De Felice, apre il suo ultimo saggio Le
religioni della politica: fra democrazie e totalitarismi (Laterza, pagg.
250, lire 30.000). "La banconota americana da un dollaro", scrive lo
studioso, "è un simbolo religioso". Con tutta l'aura di sacralità che
avvolge un'icona religiosa. Di quale religione si tratti Gentile dice meglio
più avanti, riproponendo il tema a lui caro della sacralizzazione della
politica, ossia quel complesso di liturgie, simboli, miti e credenze che
conferiscono alla nazione un alone di santità. Una mitografia dagli esiti anche
tirannici, come dimostrano le tragiche esperienze totalitarie del Novecento: da
qui la distinzione che lo studioso opera tra religione politica - che implica
la subordinazione obbligatoria e incondizionata dell'individuo alle istituzioni
dello Stato - e religione civile, intesa come sistema politico sacralizzato che
tuttavia non impone un'adesione cieca ai propri comandamenti. Alla
sacralizzazione della politica nell'Italia fascista era dedicato un precedente
saggio, Il culto del littorio, uscito l'anno scorso da Laterza.
In questo
nuovo lavoro Gentile estende la sua riflessione alle religioni civili in
democrazia. La scelta degli Stati Uniti come paese simbolo non è casuale.
"La religione civile americana", spiega Gentile, "è il primo
esempio storico, nell'età contemporanea, di una religione della politica".
Con le sue Sacre Scritture, che sono la Dichiarazione d'Indipendenza e la
Costituzione. Con i suoi profeti, come i Padri Pellegrini. Con i suoi eroi
santificati come George Washington, e un esteso martirologio che da Lincoln
s'allunga a Martin Luther King. E sempre l'America, dopo una lunga stagione di
scetticismo, rappresenta oggi - all'indomani delle Twin Towers - la sponda più
avanzata d'una rinnovata fede civile che appassiona e cementa l'intera
collettività. "Una fiammata patriottica dopo il riflusso di fine
Novecento", dice Gentile, "segnato dall'appannamento dell'aura
presidenziale e dei suoi simboli". In effetti Clinton poco si prestava a
vestire i panni del sacerdote di Stato.
L'Europa -
nel campo dei culti statuali - appare fatalmente più segnata dalle religioni
totalitarie del Novecento. Fascismi e nazismo hanno raffreddato - in questo
dopoguerra - un intenso dispiegamento di miti, simboli e rituali tesi a
vincolare i cittadini allo Stato. "La sacralizzazione della
politica", dice Gentile, "è stata quasi del tutto inesistente in
Germania e Italia", scottate dalla tirannide. Molti spiriti laici temono
che il culto di Stato, articolato in credenze, miti e simboli, possa generare
conformismo e intolleranza. Mentre la Francia, tradizionale culla di
religiosità civile - si pensi alla suggestione simbolica della Rivoluzione
Francese -, ha coltivato al suo interno liturgie laiche quali la mitizzazione
della figura presidenziale elevato a vate dalla patria.
Oggi in
Italia, continua Gentile, non è mancato qualche isolato tentativo strapaesano
di costruire un sistema simbolico articolato - le ampolle e il sacro Po di
Umberto Bossi - "ma quando la religione civile ha un respiro locale
s'abbassa a superstizione da villaggio". L'ambizione del presidente Ciampi
di restituire lustro a riti e simboli di respiro patriottico viene ricondotta
da Gentile alla nozione di "etica civile", principio più laico
rispetto a quello religioso, che non implica - al pari delle religioni
politiche - fedeltà assolute e rischi d'integralismo.
Miti e
credenze scompariranno del tutto dalla sfera politica? "All'inizio del
terzo millennio", risponde Gentile, "la sacralizzazione della
politica sembra ovunque in netto riflusso. Ma non si può dire se si tratti di
un tramonto irreversibile, specialmente in un'epoca in cui alcune religioni
storiche rivendicano il proprio primato nei confronti della dimensione
politica".
Perché dedicare un saggio a questo tema? Gentile confessa d'averlo scritto per rispondere ad alcuni critici i quali respingono l'interpretazione dei movimenti e di altri fenomeni politici come religioni politiche o religioni civili. "Alcuni studiosi negano che si possa parlare di religione politica, liquidando tutti i rituali che sorreggono i fenomeni politici come espedienti di propaganda per adescare le masse. Secondo questo punto di vista le religioni della politica in quanto fenomeno religioso non esistono. Di conseguenza chi studia un fenomeno politico come una religione - e io sono tra questi - o non sa che cosa è una religione oppure è vittima di una illusione, poiché crede in "una religione che non c'è", come l'isola di Peter Pan". Anche se così fosse, continua Gentile, per lo storico rimarrebbe comunque ineludibile il problema di comprendere perché, all'epoca dei fascismi, siano state così numerose le vittime della illusione di "una religione che non c'è". "Non mi riferisco solo a coloro i quali vi credettero ciecamente, ma anche a chi vi si oppose, considerandola una minaccia reale e mortale. Studiosi di mentalità laica come Russell e Raymond Aron e intellettuali cattolici come Sturzo e Maritain: mi è difficile pensare che questi ignorassero cosa fosse una religione".