![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 GENNAIO 2002 |
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Una passione per la biologia: Edoardo Boncinelli sa trasferire in modo mirabile il suo razionale ed emotivo entusiasmo per la genetica e le scienze biomediche in generale. Il panorama editoriale è ormai piuttosto ricco di opere destinate ad esaminare potenzialità e problemi della prima, grezza decifrazione del genoma umano. Fra queste, oltre il libro della Evelyn Fox Keller, Il secolo del gene (Garzanti), vorrei citare il recente saggio di Renato Dulbecco, La mappa della vita (Sperling & Kupfer) e quello di Kevin Davies, Il codice della vita (Mondadori), dedicato alla storia delle vicende scientifiche e non, del Progetto Genoma Umano. L'opera di Boncinelli si connota per la vivacità dell'intervento, teso a spiegare le prospettive e le ricadute aperte dalle ricerche di biologia molecolare. In questo piglio brillante emerge a tutto tondo la ricchezza di dimensioni umane dell'autore. Edoardo Boncinelli, attuale direttore di quella prestigiosa istituzione scientifica che è la SISSA di Trieste, è fisico per formazione, biologo molecolare per pratica scientifica, psicoanalista per militanza intellettuale, divulgatore fecondo e facondo. Nella sua torrentizia produzione editoriale recente, che ha partorito pochissimi mesi fa un gioiellino (La prima lezione di biologia, Laterza) la fusione fra tante conoscenze ed esperienze, condita di un franco temperamento artistico riesce nello scopo di creare una miscela gradevolmente inebriante. Temi pesanti come la genetica o la terapia dei tumori, divengono elementi di un discorso pacato e coinvolgente. La nuova genetica, nata dalle prime conclusioni del progetto di studio del patrimonio ereditario umano, si associa ad altre recentissime tecnologie, che vanno dalla bioinformatica alle nuove tecniche di studio delle proteine cellulari (proteomica). Si può così valutare sempre meglio le proprietà uniche del singolo individuo. Si profila quindi la possibilità e l'interesse di sviluppare un approccio medico a tante malattie, riconoscendo sia i tratti comuni, sia quelli individuali, anche in rapporto all'età ed alle condizioni ambientali. La speranza è quella di curare i geni "difettosi", usando ad esempio la terapia genica. Boncinelli ritiene invece che non sia affatto realistica una eugenetica positiva, capace di selezionare i geni giusti, per farci più belli, più intelligenti (o più docili). "La natura ha mischiato i determinanti genetici in modo tale che chi ha una dote non ne abbia facilmente anche un'altra e tutto non si può avere". Questa consolante conclusione ci porta la messaggio finale forte: "Il nostro genoma ci ha permesso di studiarci e di studiarlo... Vediamo di meritarci tutto questo, operando con determinazione, ma anche con modestia, prudenza e ponderazione". La speranza di tutti è che questo sia possibile anche attraverso "la passione, la creatività, l'inventiva, l'industriosità" di quegli scienziati che devono certo colloquiare continuamente con la società che li circonda, ma che ben meritano sostegno ed appoggio.