RASSEGNA STAMPA

2 GENNAIO 2002
GIANNI SANTAMARIA
Guardini: il bene e il male dopo Hitler

Pubblicate per la prima volta in Italia le lezioni sull'etica del grande pensatore cristiano

Riflettere sul bene e sul male, dopo un'epoca che era andata "al di là" di essi. Questo era il compito che si era prefisso, - in una Germania (e in un'Europa) che stava ancora curando le ferite della Seconda guerra mondiale e della dittatura nazista - il grande filosofo della religione Romano Guardini (1885-1968), i cui interessi spaziavano dalla teologia, alla pedagogia alla letteratura.

Tanto era centrale per lui la riflessione sull'etica che le dedicò più volte le lezioni universitarie nel corso degli ultimi dodici anni di docenza a Monaco, dal 1950 al 1962. Ora la Morcelliana di Brescia, che sta portando avanti l'edizione completa degli scritti del filosofo italo-tedesco, le manda in libreria con il titolo Etica (pagine 1220, lire 80mila, 41,32). Curano il volume Michele Nicoletti e Silvano Zucal, che sull'etica guardiniana hanno già pubblicato con la stessa casa editrice la raccolta di saggi Tra coscienza e storia (1999).

La scelta di mettere al centro i presupposti dell'agire morale dell'uomo era certamente controcorrente in un momento storico in cui non solo la gente comune, ma anche gli intellettuali tendevano a rimuovere il recente, troppo fresco, e a volte scomodo, passato. Soprattutto in riva al Reno. Guardini no. "Un'azione violenta, senza uguali nella storia europea, ha sottomesso l'uomo tedesco", scriveva. Aggiungendo subito: "Ma ciò non sarebbe stato possibile se egli non fosse stato condiscendente nei suoi confronti". Il totalitarismo, insomma, non era nato solo dall'alto, aveva pescato in un humus culturale e il suo avvento era stato reso possibile da scelte individuali, morali, concrete.

Ma con queste lezioni - in un ciclo di una dozzina d'anni - Guardini non voleva solo indagare questo aspetto "oscuro" del rapporto tra libertà e coscienza. "Tentava anche di trarre una "sorta di sintesi" di tutto il suo lavoro", scrivono i due curatori nella nota all'edizione italiana (quella tedesca ha visto la luce a cura dell'Accademia cattolica bavarese nel 1993). I due sottolineano che l'etica è stata un "filo rosso" di tutta la produzione dello studioso cattolico fin dal 1910. Il suo non era un approccio sistematico, ma fenomenologico. Egli aderì sostanzialmente per tutta la vita all'idea che esista un'idea oggettiva del bene. Contro ogni relativismo, dunque. E discusse sempre criticamente la sua posizione, confrontandosi con i pensatori di tutti i tempi: da Socrate, Platone e Aristotele a Kant, Kierkegaard e Nietzsche, fino al contemporaneo Heidegger.

Due le parti in cui si articolava il suo magistero etico. La prima riguardava l'etica naturale, espressione che sottoponeva alle critiche dell'esistenzialismo, senza però arrivare alle conseguenze radicali di quest'ultimo. Guardava sempre - da una prospettiva personalista - alla complessità del reale e all'irriducibile opposizione tra esso e la coscienza. Vi era poi il polo dell'etica in rapporto alla Rivelazione. Qui il discorso si faceva più frammentato, ma non meno sicuro. Anche se nel suo diario annotava tutta la sua ansia nel far derivare il dovere dalla libertà cristiana.

Un dialogo continuo, insomma tra Dio e l'uomo, tra la realtà e l'intimo dell'animo umano: affettività, sentimenti, e agire virtuoso. Elementi che recentemente pensatori come Vladimir Jankélévitch o, da noi, Remo Bodei hanno rimesso al centro del dibattito filosofico. Un tratto che lo accomuna a pensatori come Max Scheler, Josef Pieper e (per la prospettiva dialogica) Ferdinand Ebner. E che segna il netto spartiacque con Nietzsche e i suoi epigoni. Linea che divide l'autonomia dalla teonomia, cioè la "dipendenza" dell'uomo dal progetto di Dio su di lui, nella sua libertà, come emerge dalla narrazione biblica. Non il superuomo contava, dunque, per Guardini, bensì quell'essere che ha per compito non il trascendere prometeicamente se stesso, ma - come scrive in una lezione - "portare la sovranità di Dio entro il mondo". Quel Dio che è "sabotatore originario" di ogni totalitarismo.

In questo modo l'Etica guardiniana - concludono i curatori - "sembra indicare il compito di ogni riflessione morale: che l'uomo non abbia più ad essere un nulla per l'uomo".
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti