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Pagina 1

PER UNA SCELTA
SENZA IPOCRISIE


di GIOVANNI VALENTINI

MAGISTRATI, carabinieri, poliziotti e ora anche il ministro della Sanità, un oncologo di fama internazionale come Umberto Veronesi.
Non sono più soltanto i radicali, i soliti radicali trasgressivi; i giovani di sinistra o gli intellettuali d'avanguardia, a sostenere che il proibizionismo contro la droga è fallito.


ADESSO si aggiunge la massima autorità sanitaria del governo, con tutto il peso della sua autorevolezza professionale e scientifica, a favore di una campagna in difesa della vita che deriva da un'ispirazione tipicamente umanitaria e liberale. Ha perfettamente ragione il ministro Veronesi a dire che in questo campo, come del resto in tanti altri, il proibizionismo non paga. Ed è altrettanto vero che, invece di evitare i danni per i quali viene applicato, spesso ne produce altri e ancora più gravi. Dalla droga alla prostituzione, dall'alcool al fumo, l'esperienza insegna che proibire non basta e non serve. Anzi, dai tempi di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, l'attrazione malefica del "frutto proibito" tende generalmente ad aumentare proprio in rapporto al divieto e all'aura di mistero che lo circonda.
Molto più utile e più efficace, come dimostrano del resto i casi del fumo e dell' alcool, può risultare un'opera d'informazione, educazione, dissuasione, prevenzione. E' proprio questa che ha prodotto una forte contrazione del tabagismo in tutto il mondo, mentre la vendita delle sigarette restava libera e le multinazionali continuavano a sponsorizzare le gare automobilistiche, le mostre d'arte o quelle cinematografiche. Ed è sempre un'opera di questo genere che aveva già ridimensionato il fenomeno dell'alcolismo, contenendolo entro limiti fisiologici e tollerabili. In entrambi i casi, s'è fatto leva sulla libertà dell'individuo, sulla libera scelta, sulla responsabilità e volontà del singolo, aiutandolo magari a superare la sua condizione di inerzia e debolezza per affrancarsi da una dipendenza psicologica divenuta ormai schiavitù.
Nonostante tutti i divieti, sappiamo bene che in realtà la droga circola ogni giorno e ogni notte nelle nostre città; che si spaccia normalmente nelle piazze e nei parchi; che penetra perfino nelle carceri, dove il potere di controllo da parte dello Stato è (o dovrebbe essere) massimo e il cittadino detenuto può essere guardato a vista ventiquattr'ore su ventiquattro. Non c'è repressione che tenga quando il traffico di una qualsiasi merce, fosse pure lo zucchero o la liquirizia, assicura margini di guadagno così alti, fino a mille e cinquecento volte il valore del capitale inizialmente investito. Non c'è apparato di polizia, nazionale o internazionale, che possa stroncare un mercato illegale alimentato e sostenuto dal regime di clandestinità.
Di converso, come avverte il ministro Veronesi, i danni a carico degli stessi tossicodipendenti e ancor più della collettività sono enormi. Per loro, sul piano igienico e sanitario: dalle siringhe infette al pericolo dell'Aids, dal "taglio" con il borotalco all'overdose. Per noi, per tutti noi, sul piano sociale: quello della sicurezza e dell'ordine, posto che il narcotraffico (come lo sfruttamento della prostituzione) genera criminalità grande e piccola.
Contro la droga, dunque, non servono nuove crociate. Qui si tratta di avere un approccio laico al problema, rinunciando da una parte e dall'altra alle guerre di religione e alle strumentalizzazioni politiche. Non si discute se è necessario o meno combattere questa piaga sociale, ma piuttosto come combatterla meglio, come ridurre il danno, come circoscrivere il fenomeno in modo che non dilaghi e non contamini il resto della comunità. Sarebbe davvero un irresponsabile chi pensasse di raccogliere consensi e voti, con un malinteso permissivismo o all'opposto con un'intransigenza di maniera, intorno a una questione così delicata e drammatica. Non è un tema da comizi, da cartelloni pubblicitari e slogan propagandistici.
Appare del tutto pretestuosa perciò la polemica innescata in questa occasione dal centrodestra contro Veronesi e il governo di cui fa parte. Per carità: si può essere d'accordo con il ministro della Sanità o anche in totale disaccordo. Ma speculare politicamente sulla sua proposta significa speculare sulla pelle di tanti poveri disgraziati, vittime della propria fragilità e del narcotraffico. Non è giusto né serio. La demagogia si può pure esercitare sulle tasse, sulle pensioni o magari sulle adozioni, a patto beninteso di tenere poi a freno le intemperanze verbali di un alleato scomodo come Bossi, ma deve trovare comunque un limite nel rispetto della salute e della vita altrui.
Tanto più indebita risulta questa polemica da parte del cosiddetto Polo delle libertà, se si pensa che l'antiproibizionismo si fonda proprio su una concezione liberale e liberista della società. Lanciata a suo tempo dal Premio Nobel per l'Economia, Milton Friedman, la campagna fu ripresa dal giornale inglese "The Economist" e sostenuta in Italia dal settimanale "L'Espresso". Da allora, ha fatto proseliti anche tra gli uomini di legge, tra le forze dell'ordine e perfino nel mondo ecclesiastico, nella crescente consapevolezza che la strategia della repressione e della punizione ha evidentemente fallito i suoi obiettivi. Né mancano in questo senso alcune voci autorevoli all'interno del centrodestra, a cominciare dall'ex ministro Martino.
Da medico, da tecnico, da laico, il ministro Veronesi ha avuto il coraggio di porre il problema senza ipocrisie e fuori dai luoghi comuni. Il suo appello merita almeno rispetto. Chi lo condivide, da destra o da sinistra, ha il dovere di dichiararlo con altrettanta chiarezza. Gli altri ne discutano in piena libertà, senza prevenzioni e pregiudizi.
E' vero: il ministro non ha bisogno di raccogliere voti alle prossime elezioni e probabilmente non si candiderà neppure, per tornare al suo lavoro e ai suoi studi. Ma noi che alle urne vorremmo ancora andarci per deporre le nostre schede abbiamo il diritto di sapere come la pensano su questo tema i futuri candidati. Quello che ha da dire l'onorevole Berlusconi, lo possiamo anche immaginare, salvo poi verificare che corrisponda a ciò che effettivamente pensa. Osiamo sperare invece che l'onorevole Rutelli, già precursore dell'antiproibizionismo, trovi il modo di dire da qui alle elezioni quello che ha sempre pensato sull'argomento.
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