![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 DICEMBRE 2001 |
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Edizioni di Comunità ripropone il celebre carteggio che documenta
la storia d'amore, di amicizia e l'intenso legame che unirono due vite così
diverse, come quella dell'intellettuale svizzero e dell'allieva.
Siamo a Marburg,
nell'inverno 1924-25: Hannah Arendt ha diciotto anni e frequenta il corso di
filosofia di Martin Heidegger. Con l'impermeabile e un "cappello calcato
fin sopra i grandi occhi quieti" Hannah si presenta per la prima volta
nello studio di Heidegger, allora trentacinquenne.
Timida e
riservata, dà una breve risposta a tutte le domande del professore e lo
colpisce profondamente. Solo nel 1982, alcuni anni dopo la morte di entrambe,
attraverso una biografia di Hannah Arendt pubblicata da Elisabeth Yuong-Bruehl,
si viene a conoscenza della relazione d'amore fra il maestro e l'allieva. Un
rapporto spezzato da venticinque anni di silenzio - una frattura creata dalle
circostanze storiche - e allo stesso tempo un rapporto solido, che dopo la
guerra rinasce e prosegue fino alla morte di Hannah.
La passione
si trasforma in un'amicizia, l'allieva matura e arricchisce il rapporto
intellettuale di antitesi, autonomia e reciprocità, l'affetto invece resta,
immobile, profondo, sempre inviolato. Questo legame durato cinquant'anni è
documentato dal loro carteggio (Hannah Arendt e Martin Heidegger, Lettere
1925-1975, Edizioni di Comunità), testimonianza di uno scambio e soprattutto
fonte ricchissima per conoscere e approfondire il pensiero dei due filosofi.
Al suo
interno comprende anche una serie di poesie inedite di Martin Heidegger, più
eloquenti delle lettere che concedono spazio alla dimensione privata solo in
modo ellittico e sfuggente. L'epistolario è diviso in tre parti: la prima
racconta gli anni del loro incontro, la storia d'amore durata dal 25 al 28, la
voce narrante è prevalentemente quella di Martin Heidegger perché le risposte
della Arendt sono andate perdute, la seconda è il "ri-vedersi", il
ritrovamento del rapporto negli anni Cinquanta e la terza, la più bella, è
dedicata all'"autunno" del loro sentimento, al denso dialogo della
vecchiaia.
Nella prima
parte colpisce l'atteggiamento del maestro nei confronti della giovanissima
Hannah: Heidegger è un professore già affermato, un filosofo maturo, eppure non
c'è l'ombra di una pressione sulla mente in formazione della Arendt. Martin la
spinge piuttosto "a rimanere fedele a se stessa". " E cosa posso
fare io in questo istante? Aver cura che in te non si spezzi nulla", le
scrive. Oppure: "Penso che tutto ciò che il semestre ha comportato di
squilibrato, i dissidi, le avversità e le cose opprimenti, tu le possa
veramente superare a partire da te stessa". Non la plasma, non la modella,
ma la invita a essere quello che è. In una lettera del maggio del 25, Heidegger
le scrive: "essere innamorato=essere sospinto all'esistenza più autentica.
Agostino ha detto una volta: amo significa volo, ut sis - voglio che tu sia,
ciò che sei", e in un'altra lettera dello stesso anno aggiunge:
"significa che ho fede insieme a te in tutto quello che è la tua
storia".
E qui inizia
il cammino di Hannah, un cammino indipendente fondato sul distacco e insieme
sulla vicinanza al maestro ("il cammino stesso non è altro che il compito
che il nostro amore mi assegna. Avrei perso il mio diritto alla vita, se
perdessi il mio amore per te; ma perderei questo amore e la sua realtà, se mi
sottraessi al compito a cui esso mi spinge", scrive lei in una delle rare
lettere del periodo).
Nel 50 si ritrovano,
Hannah affronta la moglie di Martin e instaura con lei un sereno rapporto
d'amicizia, sono passati vent'anni e la relazione fra il maestro e l'allieva
rinasce in forma nuova. "E' un mistero peculiare che concerne il tempo:
che esso ritorna così e può trasformare tutto. Tutto ci è donato nuovo - scrive
Heidegger - ne ero consapevole, quando il 6 febbraio mi sono trovato di nuovo
davanti a te e ti ho detto "tu!". Sapevo che adesso sarebbe
cominciata per noi una nuova crescita". "Come è lungo | ogni pensiero
| che passa per la prossimità" si legge in una poesia di Heidegger di
questo anno.
Le lettere
della vecchiaia sono le più intense e fra le pagine più belle merita attenzione
il discorso scritto da Hannah in occasione dell'ottantesimo compleanno di
Heidegger dove lei traccia un magnifico ritratto intellettuale del filosofo,
che definisce "il re nascosto del regno del pensiero".
Heidegger ha insegnato ai suoi allievi che "è possibile imparare a pensare", dice, e soprattutto a distinguere "tra un oggetto di erudizione e una cosa pensata", non ha mai spinto gli studenti a raggiungere mete ma li ha sempre invitati a tracciare sentieri, necessari ad aprire una dimensione. Perché un pensiero puro e appassionato non ha un fine ultimo, come non può averlo la vita. "A me sembra che la vita e l'opera ci abbiano insegnato che cosa significa PENSARE", scrive la Arendt nella lettera che accompagna il discorso e conclude con questa frase: "Possano quelli che verranno dopo di noi, quando ricordano il nostro secolo e i suoi uomini, cercando di restare fedeli a essi, non dimenticarsi anche delle devastanti tempeste di sabbia da cui noi tutti siamo stati travolti, ciascuno alla sua maniera, e in cui tuttavia sono stati possibili qualcosa come quest'uomo e la sua opera".