RASSEGNA STAMPA

19 DICEMBRE 2001
YURIJ CASTELFRANCHI
Una guida al genoma in guerra

"Dai geni alla nuova medicina come cambierà la nostra vita". Il viaggio senza ostacoli di Edoardo Boncinelli

Nell'annus mirabilis del Progetto genoma, era inevitabile assistere a un fiorire di libri sul tema. In particolare, pensati per l'uscita natalizia, quelli di due scienziati italiani noti anche al grande pubblico: il premio Nobel Renato Dulbecco (che, per i tipi di Sperling & Kupfer, fa uscire in questi giorni La mappa della vita, pp. 270, L. . 32.000) ed Edoardo Boncinelli, celebre genetista (già al Cnr, poi al San Raffaele di Milano, oggi anche direttore della Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste), che pubblica, per Mondadori, Genoma: il grande libro dell'uomo (pp. 205, L. . 30.000).

Boncinelli è noto ai biologi molecolari per aver individuato alcuni dei geni che regolano lo sviluppo del corpo e del cervello. Al grande pubblico è noto anche come agguerrito editorialista pro biotech del Corriere della sera. Scrive un libro nitido, pacato, un ottimo esempio di quel "di-vulgare" in senso alto, di sapore illuminista, che è il tradurre nel linguaggio di tutti un tema difficile come quello del Progetto genoma. Usa un linguaggio esplicito, senza vezzeggiare il lettore con metafore a effetto (come fanno spesso gli scienziati anglosassoni) e senza ricorrere a tecnicismi gratuiti o a massacranti tour de force concettuali (come fanno a volte gli italiani). Ci spiega cosa siano i geni e come siano stati sequenziati grazie a uno dei progetti scientifici più grandi e importanti del secolo. Ci racconta anche cosa siano le proteine e gli enzimi, il codice genetico e l'Rna. E ci dà un'idea del perché sia tanto importante lo studio dei geni: quali orizzonti apra per la comprensione di cosa sia la vita, per lo studio e la terapia di molte malattie, dalla corea di Huntington alla distrofia di Duchenne, dalla talassemia all'anemia falciforme, dal diabete ai tumori. Un'ottima guida turistica, insomma, al gene e dintorni.

Per di più, Boncinelli è onesto e pacato quando ci spiega che ciò che e scritto nel nostro Dna non è un destino irrevocabile. Che, per esempio, il cervello non è plasmato solo dai geni, ma anche dall'ambiente e dal caso, e che "noi non siamo solo biologia, siamo anche biologia ... più si sa di biologia, più è possibile pensare di svincolarci dai suoi condizionamenti e aspirare a essere sempre più liberi".

Eppure, giunti alla fine del libro, molti lettori sentiranno che c'è un grande assente. E si chiama guerra. Quella di propaganda, di denari e politica che si è scatenata attorno al Progetto e alle sue implicazioni. Non è cosa di poco conto: tutti i quotidiani del mondo hanno dedicato alla vicenda diverse prime pagine, tutte le grandi riviste scientifiche l'hanno descritta nei loro editoriali. Sul tema sono intervenuti in prima persona premi Nobel e uomini di stato del calibro di Bill Clinton e Tony Blair. Non che l'autore non ne sia consapevole, o che l'abbia voluto nascondere. Ne parla di lato, come a dire: qui si parla di scienza, non di politica. Ma appare strano che un libro, per pura che voglia essere la sua scienza, non racconti il fatto che Nature non pubblicò l'articolo di uno dei due gruppi di ricerca che sequenziarono il genoma (quello privato, la Celera Genomic diretta da Craig Venter, che si rifiutò di rendere accessibili i dati a tutti - presupposto sino a ieri imprescindibile per poter pubblicare, rendere riproducibile o falsificabile, una scoperta o una teoria scientifica). E appare strano che Boncinelli non racconti che, anche se Clinton pare convinto che il nostro genoma non sia brevettabile, negli Usa ci sono quasi cento volte più brevetti richiesti su frammenti di Dna umano (tre milioni) che geni umani stessi (forse 30-40mila).

Boncinelli si limita a pochi commenti sul determinismo genetico. Quando ci dice che le psicosi maniaco-depressive "hanno una componente genetica dell'80-85%" e che "le varie forme di schizofrenia", come pure "l'intelligenza" definita dai QI, ne hanno una del 60-65%, non tenta di divulgarci, con la chiarezza della quale è capace, cosa voglia dire che un tale diventa schizofrenico al 60% per colpa dei suoi geni e al 40% per colpa dell'ambiente o della sfortuna. Non ci dice neanche quale sia il metodo scientifico che permette di valutare, con un errore del 5%, tali componenti, né ci racconta come dietro tali stime si nasconda una guerra, fatta di scienza ma anche di propaganda, che ha implicazioni culturali e politiche, su come interpretare e gestire dal punto di vista sociale e terapeutico il "peso genetico" di una malattia mentale.

Riguardo al bilancio fra rischi e benefici dell'uso delle informazioni ricavate dal sequenziamento, cosa dice l'autore? Che "qualsiasi cosa si può adoperare per il bene come per il male", ma che lui è ottimista: "i pericoli esistono, ma non sono incline a dar loro eccessiva importanza". Perché quando saremo in grado di individuare la maggior parte dei difetti genetici o delle predisposizioni a malattie, avremo fatto progressi anche nella loro cura, come pure nella legislazione che impedisca discriminazioni sul lavoro o da parte delle compagnie assicurative. Riguardo i timori sull'eugenetica, Boncinelli distingue: c'è un'eugenetica "positiva", che mirerebbe a migliorare, modificandolo, il nostro genoma, e che lui bolla come "scientificamente irrealizzabile, prima che eticamente e politicamente discutibile". C'è poi un'eugenetica "negativa", che mira a "non far nascere individui portatori di gravi malattie ereditarie, con il possibile obiettivo aggiuntivo di eliminare nella popolazione almeno alcuni degli alleli più nocivi" e che invece, secondo l'autore, è ciò cui si ispira molta parte della genetica molecolare degli ultimi vent'anni e che, ben condotta e diretta, porterà benefici. Non una parola sui brevetti e sulle cause miliardarie che le multinazionali intentano l'un l'altra o agli ospedali e ai paesi che non vogliono pagare i diritti sui "loro" geni.

Certo, una guida turistica non è obbligata a entrare nel merito delle politiche dei paesi che descrive. Ci racconterà delle bellezze artistiche e della storia, della cucina tipica e delle spiagge, delle iniziative culturali e di come funzionano i trasporti. Così, un buon libro di divulgazione scientifica non è tenuto a occuparsi anche di epistemologia, etica o politica. Può, limpidamente, decidere di spiegare il fatto scientifico per sé. Però, il genoma è un luogo strano: non è solo un fatto scientifico, né solo l'informazione scritta su una molecola di Dna. anche il luogo simbolico che alcuni scienziati hanno scelto di colorire (con la complicità dei media) di connotazioni mistiche o prometeiche: furono gli scienziati per primi (non i media, la cui "disinvoltura" è lamentata da Boncinelli) a parlare di "Santo Graal", di poter "conoscere il linguaggio di Dio" o, come hanno detto i più ambiziosi pensando all'ingegneria genetica, "riscriverlo".

Il Progetto genoma non fu solo scienza, ma anche una straordinaria storia di guerra di propaganda fra la scienza pubblica e quella privata, di battibecchi e lusinghe fra scienza, mercato, religione, politica. Parlare del Progetto genoma senza parlare anche di questo, suona un po' come pubblicare una guida turistica dell'Afghanistan e non dire che laggiù c'è una guerra.
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Cultura-Impresa scientifica