RASSEGNA STAMPA

18 DICEMBRE 2001
MINO MORANDINI
Il paradosso etico della guerra moderna

Il seminario su "bellum iustum"

È pesante da ammettere, ma sembra proprio dell'uomo e della sua storia non poter fare a meno della violenza e di quella sua atroce generalizzazione che si chiama guerra. La guerra è dentro di noi, come già tra VI e V secolo a.C. meditava amaramente Eraclito: "L'eris (lotta, contesa) è madre di tutto, e di tutto è regina". Se la guerra non si può eliminare - ogni "guerra alla guerra" finisce in un'inutile strage - si può cercare di evitarla o almeno di ridurne i danni entro limiti determinati, realizzando in concreto la contraddizione teorica del bellum iustum, la guerra giusta - secondo la definizione di Cicerone - non tanto perché giustamente motivata (nessuno ammetterà mai di combattere per un'ingiusta causa), quanto perché dichiarata, combattuta e, possibilmente, vinta senza trasgredire determinate regole. È la grandezza dell'intuizione, attinta alle fonti della tradizionale saggezza del Diritto Romano e illuminata negli scritti dei Padri della Chiesa, che persino nella guerra il valore ultimo non è il proprio vantaggio, per conseguire il quale tutto sarebbe lecito, ma il rispetto dei valori che trascendono l'opposizione amico/nemico e mirano al Bene supremo. In tale prospettiva il confronto tra opinioni diverse non pretende di giungere a conclusioni esaurienti, ma medita sugli eventi del passato per offrire spunti di riflessione utili anche per il futuro. È quanto è accaduto all'incontro conclusivo del corso Storia e struttura del "Bellum iustum": dal Diritto Romano alle guerre post-moderne, nella tavola rotonda "Guerra giusta?" organizzato per la Facoltà di Giurisprudenza, Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università degli Studi di Brescia, dal docente di Istituzioni di Diritto Romano, prof. Antonello Calore, con la partecipazione di Massimo Brutti (docente di Diritto Romano alla Sapienza di Roma), Mario Dogliani (Diritto Costituzionale a Torino), Marco Frigessi di Rattalma (Diritto Internazionale a Brescia), Vincenzo Giuffré (Istituzioni di diritto Romano a Napoli) e Danilo Zolo (Filosofia del Diritto a Firenze). In attesa degli atti dell'intero corso, ecco alcune tra le idee più dibattute, anche con il concorso del folto pubblico, tra i sopracitati relatori. In assoluto dunque non esiste una guerra giusta perché non esiste una guerra totalmente risolutiva dei problemi che l'hanno causata; d'altra parte è inevitabile l'uso della forza anche militare contro chi calpesta i diritti umani, anche se resta aperto il problema del rapporto tra l'entità dei danni ai quali la guerra intende porre rimedio e i danni provocati dalla guerra stessa, dato che in entrambi i casi vi sono delle vittime innocenti. La medesima contraddizione difficilmente sanabile si avverte per gli ideali: di fronte alla necessità di combattere il nazifascismo in nome della giustizia e della libertà, l'italiano Benedetto Croce e il tedesco Thomas Mann constatavano la "morte della Patria" e teorizzavano la disobbedienza alle autorità costituite del proprio Stato; Thomas Mann giunse a considerare giusti i bombardamenti alleati sulla Germania, nonostante le inevitabili vittime civili. Rispetto alla guerra tradizionale, di quasi esclusiva competenza dei militari, il progresso tecnico-scientifico stravolge ogni possibile giudizio di valore: le armi di distruzione di massa già sperimentate nella Grande guerra sembrano annullare le possibilità etiche del valore militare, mentre il coinvolgimento di intere popolazioni negli orrori bellici grazie all'aviazione e alle armi strategiche fa riemergere la barbarie delle antichissime guerre di sterminio, fino al paradosso della Guerra Ultima nucleare. Da ormai più di un secolo il coefficiente ideologico porta i danni alle estreme conseguenze e la religione stessa, da fonte di pietà per il vinto, diventa istigazione a sopprimere l'infedele. Ma il saldo non può essere soltanto passivo: la storia offre anche qualche appiglio al "principio speranza", secondo la lezione di Ernst Bloch. Anzitutto gli interventi umanitari armati, dal più recente a Timor alle spedizioni che, tra XVI e XIX secolo, debellarono lo schiavismo, i sacrifici umani e altre atrocità in tanti Paesi extraeuropei. Ma ancor più l'esistenza dell'Unione Europea, nata dal superamento del plurisecolare conflitto franco-tedesco, tramite la messa in comune delle risorse - carbone e acciaio - che l'avevano scatenato, dopo l'esperienza traumatica di una serie di conflitti che avevano quasi azzerato la differenza delle condizioni postbelliche tra vinti e vincitori. Sono da poco caduti i miti nazionalistici dei confini naturali e del sacro egoismo patriottico; forse non è lontano il giorno in cui anche la frattura tra Nord e Sud del mondo, matrice del terrorismo integralista, apparterrà al passato.
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