![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 18 DICEMBRE 2001 |
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Alla riscoperta delle emozioni
Le emozioni
sono state tra le principali Grandi Assenti nella psicologia moderna. Non che
venissero completamente ignorate. Risultavano, piuttosto, trattate in modo
variamente riduttivo o fuorviante. Molti, in particolare, le interpretavano
come funzioni secondarie in quanto espressione di pulsioni non organizzate dal
Logos o dallo Spirito. Nel 1872 il celebre libro di Darwin L'espressione delle
emozioni nell'uomo e negli animali parve confermare la natura primariamente
corporeo-istintuale - e dunque, per certi gusti, un po' "inferiore" -
dell'universo emozionale. Nel '900 gli studi sulle emozioni hanno troppo spesso
ripreso questo principio "corporeistico". Se ne sono date così analisi
essenzialmente psico-fisiologiche, che ne evidenziavano in primo luogo certi
motori materiali e certi meccanismi espressivi. Parallelamente si è poi
sviluppata un'altra discutibile tendenza: quella secondo cui l'emozione sarebbe
un'abnormità, un'esagerazione - dunque una patologia - rispetto al
"giusto" modo di sentire.
Nel 1939, in
un saggio assai innovatore, Sartre reagiva a tali tendenze sottolineando due
punti: che l'agire emozionale è fondamentalmente un modo di rapportarsi del
soggetto col mondo, e che appartiene non tanto alla psicofisiologia (o alla
fisiopatologia) quanto all'antropologia delle relazioni e dei significati.
Dietro
Sartre stava quel pensiero fenomenologico che ispira anche il nuovo, bel libro
di Eugenio Borgna ( L'arcipelago delle emozioni , casa editrice Feltrinelli,
226 pagine, 30 mila lire, euro 15,49). Borgna, anzi, radicalizza una
determinata scelta di campo. Per lui l'emozione va studiata nell'ambito della
sensibilità simbolico-esistenziale dell'uomo. Matrici e istinti fisicalmente
corporei contano molto meno di quelle "intermittenze del cuore", di
quei momenti di turbamento e di protensione, di crisi e di speranza nei quali
l'emotività offre la propria cifra più peculiare. In pagine straordinariamente
penetranti Borgna ci dona letture innovatrici e sollecitanti delle più note
emozioni e delle loro fonti: la tristezza e il dolore, l'apprensione e la
paura, la gioia e la passione. Molto importante è anche la sottolineatura di
quanto il mondo dell'emozione, ben lungi dall'essere sempre distante e altro
rispetto al mondo della ragione, vi è spesso organicamente connesso (per cui
anche nei processi cognitivi può operare una componente emozionale)..
Se un rimpianto suscita il libro, è per una certa riluttanza dell'autore a sviluppare la sua critica teorica all'immagine naturalistica dell'emozione. Più in generale (e come già in altri scritti) Borgna non appare troppo amante del cimento concettuale con l'avversario. Qui preferisce trasmetterci le proprie raffinate illuminazioni sull'universo emozionale che non approfondire intellettualmente i propri principi generali nell'incontro/scontro con quelli altrui. Anche la prosa dello studioso, sempre molto intensa e ricca di evocazioni da poeti e scrittori, accentua la suggestiva aura psicologico-esistenziale e letteraria dell'opera. Forse un più serrato confronto col contesto antropologico ed epistemologico in cui operano Borgna medesimo ed altri studiosi sarebbe stato prezioso. Anche perché su certi temi si gioca un'interpretazione cruciale non solo delle emozioni ma anche dell'uomo in sé e per sé. L'uomo: un cogito o un "être de désir"? Un'interiorità o una relazione "nel-mondo"? O forse un ente che oltrepassa questi dualismi e attende nuove categorie ermeneutiche per svelare i propri enigmi?