![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 DICEMBRE 2001 |
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E' proprio vero
che nessuno è profeta in patria, come dicevano i latini. Pressoché ignorato in
Italia, Impero , l'ultimo libro di Toni Negri (scritto in collaborazione con
lo studioso americano Michael Hardt e subito pubblicato dalla Harvard
University Press e dalla francese Exil), ottiene una menzione di prestigio dal
settimanale Time . Che nella annuale classifica dei sette
"innovatori" cita appunto, per il 2001, il "cattivo
maestro", leader dell'autonomia operaia anni Settanta. Negri e Hardt sono
stati scelti (con Jessica Stern della Kennedy School di Harvard, con il fisico
inglese Julian Barbour, con Dave Hickey dell'Università del Nevada, con il
teologo John Milbank dell'Università della Virginia e con la filosofa Martha Nussbaum
dell'Università di Chicago) come autori di quello che viene definito "il
lavoro sociologico più discusso degli ultimi anni". Un ponderoso trattato
(oltre 500 pagine nell'edizione inglese) divenuto in pochi mesi bestseller
mondiale, manifesto dei nuovi ribelli anglosassoni e francesi, oggetto di
dibattito filosofico-politico. In Impero , secondo la giuria del Time , gli
autori "hanno sostenuto che il più grande agente di cambiamento nel mondo
di oggi non va cercato nella tecnologia o nella globalizzazione ma in una
mobilità senza precedenti, nel potere di alzarsi e partire". Ma che cos'è
l'Impero , secondo Negri? L' Impero è il risultato di un processo storico
conseguente al progressivo frantumarsi degli Stati nazione ("protagonisti
nefasti" del XX secolo), un'entità "senza centro né periferia"
che presiede alla moneta e al lavoro. Un ordine mondiale che, con un suggestivo
richiamo all'Impero romano, si avvale per il momento di tre Rome: Washington
(la bomba), New York (la moneta), Los Angeles (lo spettacolo).
Questa nuova
situazione, tuttora in fieri , non nasce, secondo Negri, come imposizione dei
governanti ma come risultato naturale della reazione alle lotte operaie,
femministe e civili dei decenni scorsi. Dunque, alla globalizzazione economica
seguirà una simmetrica globalizzazione dell'antagonismo politico che, come il
Cristianesimo ha abbattuto l'Impero romano, si tradurrà in un movimento
universale di lotta "senza più mediazioni ideologiche", perché
"il conflitto tra le forze sociali, tra i desideri e le forme di vita è
ormai radicale". Così Negri interpreta i movimenti antiglobal.
Insomma, Impero è tutt'altro che un trattato contro la globalizzazione. La quale, secondo Negri, avrebbe il pregio di "liberarci dal capitale", lasciando alla moltitudine (il concetto di "popolo" è bandito come figlio dell'"idea melmosa" di patria) una rinnovata occasione di iniziativa e di movimento planetario. Dopo essere stato tradotto anche in Brasile, in Turchia, in Giappone e in Cina, il libro uscirà in gennaio da Rizzoli. Chissà se, alla luce dell'11 settembre, Negri avrà la tentazione di aggiungere, alle numerose osservazioni sull'Impero "aristocratico" delle multinazionali, un capitolo sul nuovo Impero militare.