![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 DICEMBRE 2001 |
|
IL CENTENARIO DEL RADIOTELEGRAFO
Quando morì il mondo ritrovò per due minuti il silenzio che lui
aveva rotto
In Italia fu guardato dagli accademici con una certa dose di
diffidenza. Cinque università inglesi e sei americane gli conferirono lauree ad
honorem. Solo due atenei italiani Bologna e Pisa gli tributarono il massimo
alloro. Il dodici dicembre del 1901 i tre punti che nel codice Morse stanno per
la lettera "s" passarono via etere attraverso l'Atlantico
Cento anni
fa, il 12 dicembre 1901, i tre punti del codice Morse che stanno per la lettera
"s" passarono per la prima volta da una sponda all'altra
dell'Atlantico, attraversarono l'etere. Non lungo un cavo sottomarino ma
nell'aria, da una stazione trasmittente in Cornovaglia a una piccola
costruzione distante tremila chilometri con sopra, appeso a un aquilone, un
filo oscillante nel vento rabbioso del Canada. Nasceva la radiotelegrafia a
grande distanza. Il suo inventore, Guglielmo Marconi, diventa di colpo famoso
nel mondo. Da allora quel nome significa progresso, cosmopolitismo, modernità.
Quando, trentasei anni più tardi, l'inventore del "telegrafo senza
fili" morirà, i marconisti del Central Post Office si metteranno
sull'attenti davanti ai loro trasmettitori. "In tutto il Regno Unito e
nell'Impero che mio padre aveva collegato - racconta la figlia Degna - nessun
messaggio venne trasmesso o ricevuto, e tutte le stazioni radiofoniche della
Bbc interruppero le trasmissioni. Il profondo silenzio che Marconi aveva rotto
tornò per quei due minuti a calare sul mondo".
Marconi -
scrive Alessandro Alberigi Quaranta - è forse l'unica personalità italiana il
cui nome è sempre presente nella toponomoastica di tutte le città. Nel 1901
l'inventore ha appena 27 anni ma è già titolare di numerosi brevetti, presiede
una società commerciale e possiede una cospicua fortuna. A differenza di
Galileo Ferraris, che disdegna le applicazioni pratiche e le ricadute
economiche delle proprie invenzioni, il Nostro ha il senso degli affari: unisce
a un intuito scientifico che lo porta a osare là dove gli accademici vedono
solo ostacoli una capacità imprenditoriale che lo avvicina a Thomas Edison o,
in termini attuali, a Craig Venter, il patron di Celera, la società che ha
sequenziato il genoma umano.
E' proprio
il pensare in grande, in una Italia che non va oltre il piccolo cabotaggio, che
lo ha indotto, pochi anni prima, a rivolgersi all'Inghilterra (sua madre è di
origine irlandese), dopo che il ministero delle Poste italiano gli ha rifiutato
udienza. Tramite un cugino, si presenta al capo delle Poste inglesi il quale,
compreso subito il valore della proposta, fa in modo di permettere i primi
esperimenti pubblici in Gran Bretagna su distanze progressivamente maggiori,
finché il giovane scienziato decide di tentare dalla Cornovaglia la
trasmissione transatlantica che oggi celebriamo. Un itinerario, quello di
Marconi, che anticipa in un certo senso quello di Enrico Fermi il quale,
quarant'anni dopo, lascerà l'Italia per gli Stati Uniti non tanto a causa delle
leggi razziali quanto per l'impossibilità di condurre in patria gli esperimenti
che lo appassionano.
Torniamo
alla trasmissione di cent'anni fa. Forse a causa di un certo risentimento verso
la madre patria, Marconi non annuncia subito il successo a Roma ma aspetta
qualche giorno prima di inviare un laconico messaggio al ministro della Marina:
"Sono riuscito a ricevere a Terranova dei segnali trasmessi direttamente
dall'Inghilterra a mezzo della telegrafia senza fili". Il risultato viene
subito accettato come autentica dalla comunità internazionale (con l'ovvia
eccezione della Compagnia dei cavi transatlantici), una rapidità che sorprende
perché in quell'epoca i fisici sono ancora convinti che gli impulsi radio si
propaghino in linea retta, fino a perdersi negli spazi siderali, e non possano
quindi seguire la curvatura della Terra. Ma l'autodidatta Marconi ha una
freschezza di pensiero che gli accademici non possiedono e si rende conto che
le onde hertziane possono venire riflesse dalla ionosfera, in una serie di
rimbalzi ariaterra che avvengono alla velocità della luce. Forte di questa
intuizione, Marconi procede, dall'età di 17 anni, a una serie di esperimenti
che culmineranno nell'impresa del 1901.
All'apprendere
della trasmissione transatlantica, anche il governo italiano si scuote e il
ministro della marina Benedetto Brin invita Marconi a rientrare in Italia per
effettuare esperimenti radio in terraferma e sul mare. L'atteggiamento
dell'Accademia nei suoi riguardi rimane però, più che di sostegno fattivo, di
passiva condiscendenza. Scorrendo la lista delle lauree "honoris
causa" conferite a Marconi, si vede che ben cinque università inglesi, tra
cui le famose Oxford e Cambridge, e sei statunitensi, tra cui la Columbia, gli
tributano l'alloro, mentre in Italia soltanto Bologna e Pisa fanno altrettanto.
Non solo. Rileggendo gli annali si nota che molti scienziati e accademici
nostrani liquidano Marconi come "inventore", un praticone che non
avrebbe fatto altro che assemblare scoperte altrui. La miopia del giudizio è
mostrata non soltanto dal premio Nobel conferitogli nel 1909 ma, tra i tanti
riconoscimenti, dalla medaglia d'oro "Lord Kelvin", consegnatagli -
primo italiano a riceverla - da uno dei maggiori fisici del Novecento, Ernest
Rutherford, nel 1932.
Marconi
verrebbe oggi definito un grande "sistemista", cioè una persona in
grado di aggregare al meglio diversi dispositivi per ottenere un unico sistema
capace di raggiungere l'obiettivo nel migliore dei modi. Egli fu ad esempio tra
i primi a impiegare le valvole termoioniche e molti altri dispositivi comparsi
nel corso della sua vita di lavoro, a dimostrazione che fu in grado di compiere
scelte tecnicoculturali che sarebbero state confermate dall'evoluzione
successiva della radiotecnica.
Il 16
ottobre 1907, mentre il ballo Excelsior celebra il Progresso, viene
solennemente inaugurato il servizio radiotelegrafico pubblico attraverso
l'Atlantico. Oltre che i militari, i primi a interessarsi alla radiotelegrafia
sono le compagnie di navigazione, sollecitate dai rispettivi governi a dotarsi
di apparecchiature ricetrasmittenti per aumentare la sicurezza in mare. E'
grazie agli sos lanciati dai vapori Florida e République venuti a collisione
che più di duemila persone possono venire salvate in Atlantico, il 23 gennaio
1909, dalle navi accorse sul luogo. Ma il salvataggio più famoso è quello dei
712 passeggeri del Titanic presi a bordo dal piroscafo Carpathia, che ha
captato il segnale di soccorso. I settimanali dell'aprile 1912 pubblicano
l'immagine del naufragio con l'antenna del Titanic che lancia l'sos e accanto
il volto di Marconi.
Alla vigilia
del conflitto mondiale, Marconi potenzia i primi apparati radiotelefonici
applicando le valvole termoioniche ai trasmettitori radiotelegrafici. Le sue
intuizioni sono a getto continuo. Diventato senatore a vita del Regno d'Italia,
partecipa alla Grande Guerra come ufficiale di marina, ideando un sistema di
trasmissione a fascio, a onde corte, che permette parecchie trasmissioni
contemporanee a grande distanza. Per suo merito la radiotelegrafia viene
adottata anche da dirigibili e aeroplani. Al termine del conflitto, acquista
all'asta un magnifico panfilo appartenuto agli Asburgo, l'Elettra, che dal 1920
al 1936 sarà il suo laboratorio e la sua casa.
L'Elettra viene utilizzato per una serie di esperienze risolutive per la comunicazione a onde corte e anche di spettacolari "exploit". E' da bordo del panfilo, all'ancora nel porto di Genova, che il 26 marzo 1930, premendo un bottone, Marconi accende le luci del municipio di Sydney, a ventimila chilometri di distanza. Instancabile nonostante i disturbi cardiaci che cominciano ad affliggerlo, Marconi si dedica alle applicazioni delle microonde, cioè le onde di meno di mezzo metro, schiudendo nuovi orizzonti anche alla televisione. Grazie allo scienziato la tv esce dallo stadio sperimentale in cui era costretta dall'impiego delle onde lunghe e medie e si avvia alle prime timide trasmissioni su circuito brevissimo, sperimentate in Italia nel 1939.