RASSEGNA STAMPA

11 DICEMBRE 2001
ALFONSO BERARDINELLI
Le tentazioni dell'illuminismo

L'illuminismo continua ad essere il nostro orizzonte culturale. Ma ci basta? Non possiamo farne a meno, le nostre società liberaldemocratiche vengono da lì e anche gran parte della nostra cultura. L'Encyclopédie a metà del Settecento soppiantò la Bibbia. E questo mostra che nell'irreligiosità illuminista è contenuta anche una nuova fede, con quanto di rassicurante e di rischioso c'è in ogni fede. Libertà, ragione, uguaglianza, progresso sono i punti cardinali della nostra geografia culturale. Ma non c'è anche in questo qualcosa di dogmatico? E soprattutto: quanto è avvenuto precedentemente nella storia europea può essere ridotto ad una serie di tappe per raggiungere la meta illuministica e liberal-democratica? La cultura greca e latina, il cristianesimo medievale, il Rinascimento diviso tra scienza e magia, sono solo oggetti di studio, cioè "culture superate"?

Non solo la Scuola di Francoforte (da Max Horkheimer fino all'ultimo allievo Jurgen Habermas), ma anche i grandi romanzieri russi dell'Ottocento, soprattutto Dostoevskij e Tolstoj, sono stati critici dell'illuminismo e dell'intelligencja atea, pur procedendo secondo una logica analitica spietatamente lucida nell'esaminare i problemi morali e politici del loro tempo.

La riproposta dell'illuminismo e nello stesso tempo dei dubbi su di esso è il tratto caratteristico più interessante dell'ultimo numero di MicroMega. Mi fermo su due soli testi, quello di Habermas, intitolato esplicitamente Fede e Sapere, che apre il numero e quello di Tolstoj su Buddha e su Krishna che lo chiude. Soprattutto un passo del saggio di Habermas mi sembra interessante: "Il diavolo non esiste, ma l'arcangelo caduto imperversa ora come prima, non solo nel bene capovolto in atto mostruoso, ma anche nella pulsione irrefrenabile di vendetta che lo segue a ruota (...) Quando il peccato si è trasformato in colpa e la trasgressione dei comandamenti divini in violazione della legge umana, qualcosa è andato perduto. (...) Il legittimo scetticismo di Horkheimer nei confronti della entusiastica speranza di Benjamin nella forza rigeneratrice della memoria umana - "gli uccisi sono davvero uccisi" - non smentisce tuttavia l'impulso impotente a cambiare ancora qualcosa nell'irrevocabile".

Habermas ama le formulazioni condensate e labirintiche. Tuttavia il senso di quello che dice è piuttosto chiaro. Pur non credendo nell'esistenza del diavolo, i laici illuministi sono costretti a constatare periodicamente che vengono compiuti atti "mostruosi" in cui si eccede la misura di quella che consideriamo razionalità e sensibilità umana. A fin di bene, con giustificazioni morali e anche religiose sinistramente esibite, si compiono delitti letteralmente demoniaci. Dostoevskij analizzò questo nuovo genere di crimini nei suoi romanzi, a partire da Delitto e castigo. Ma anche la vendetta che segue al crimine mostruoso e vorrebbe ristabilire con la violenza l'equilibrio turbato da una violenza precedente, è a sua volta mostruosa e diabolica, proprio perché legittimata da chi la compie con argomenti razionali e morali. La differenza tra la violazione della legge umana e la nozione di peccato è questa: la prima si risolve attraverso la sanzione legale (o vendetta legittima), mentre la trasgressione dei comandamenti divini allude all'idea che la realtà non finisce qui, non appartiene solo al mondo umano, anzitutto perché il mondo umano e tanto meno la natura non appartengono all'umanità: noi non ne siamo i padroni assoluti. Il limite dell'illuminismo è appunto la desacralizzazione della natura e del nostro corpo, ridotti a campo di ricerca e manipolazione scientifica.

Il limite della fede, a mio parere, consiste nell'idea che il male viene cancellato dalla richiesta di perdono e dal perdono concesso. Da un lato il male compiuto è considerato (secondo ragione) irreversibile e irrevocabile: "gli uccisi sono davvero uccisi" per sempre e niente può ridare loro la vita. D'altro lato (secondo fede) si conserva un impulso a riparare all'irreparabile ipotizzando l'esistenza di un'altra dimensione (religiosa) della realtà, in cui il male viene cancellato.

Pubblicando in chiusura gli scritti di Tolstoj, sia illuminista che evangelico, sul buddhismo e l'induismo, mi pare che MicroMega voglia suggerire questo: che l'illuminismo definisce ancora l'orizzonte culturale moderno, ma non ci basta e può anche metterci nelle mani del diavolo, soprattutto se crediamo davvero di poter fare del mondo e di noi stessi tutto quello che vogliamo avendo come solo limite i nostri sistemi legali.
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