RASSEGNA STAMPA

11 DICEMBRE 2001
editoriale
"La guerra giusta"

Il dibattito riparte da Cicerone

Dopo il crollo delle Twin Towers, tutte le regole della guerra sembrano sovvertite. E il dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università statale di Brescia prova a ricominciare da Cicerone, dal suo antico "Bellum iustum". Il "niente sarà più come prima" è anche questo. Di "Guerra giusta", a chiusura di un lungo ciclo di conferenze sul tema, discuteranno domani alle 15 nell'aula magna di Giurisprudenza Massimo Brutti (docente di Diritto romano a Roma La Sapienza), Marco Dogliani (Diritto costituzionale a Torino), Marco Frigessi di Rattalma (Diritto internazionale a Brescia), Vincenzo Giuffrè (Istituzioni di diritto romano a Napoli) e Danilo Zolo (Filosofia del diritto a Firenze).

Se pure l'immaginario collettivo si è azzerato sotto quelle terribili sequenze, la facoltà invita a ricominciare con la mostra "Armonie, conflitti, confronti", sculture e immagini inquietanti di Pietro Consagra, Fausto Melotti, Maurizio Staccioli ed Emilio Vedova. È aperta fino a domani nell'ala nobile di palazzo Calini ai Fiumi. "E' un tentativo di ripartire dall'arte, che crea e manipola l'immaginario", dice il curatore Antonello Calore, straordinario di Diritto romano alla facoltà bresciana di Giurisprudenza. Gli abbiamo chiesto di spiegarci perchè parlare oggi di "Guerra giusta".

Quando una guerra è giusta, professore?

"Bisogna intendersi sul significato dell'espressione. Oggi troviamo giusto intervenire in Kosovo per salvaguardare i diritti fondamentali dei kosovari calpestati da Milosevic, o intervenire in base all'articolo 51 della Carta dell'Onu nel Kuweit occupato da Saddam".

Oppure in Afghanistan per stanare bin Laden?

"Certo, ma ci sarebbe da discutere se questa è guerra. Per definizione una guerra si ha quando due eserciti si scontrato all'insegna di due bandiere che li identificano. Oggi il nemico è un terrorismo difficile da identificare".

Come dobbiamo chiamarla, dunque?

"L'espressione che propongo è "intervento di polizia internazionale". La guerra comporta l'uso di un armamentario bellico, e gli Usa lo stanno facendo, ma non hanno raggiunto gli obiettivi. Sono lontani sia dal debellare il terrorismo che dall'acciuffare bin Laden".

Bellum iustum è un conio dei romani. Loro cosa ne pensavano?

"L'espressione è di Cicerone e per lui lo scopo etico non c'entrava nulla. Una guerra era giusta non se eticamente santa ma se combattuta secondo le regole del diritto. Dovremmo tornare a questa accezione, oggi".

Proprio ora che il mondo è disseminato di mine, c'è paura dell'antrace, si minaccia l'uso di armi chimiche, si diffonde il terrorismo che è violazione di ogni regola?

"Potrebbe sembrare utopia, invece proprio oggi dovremmo adoperarci per dare più forza ed efficacia al diritto internazionale, che è l'unico strumento per regolare i rapporti tra i popoli. Quanto alla questione del momento, il terrorismo, si pone il problema se combatterlo con le bombe o se privarlo delle risorse finanziarie, se scovare i terroristi".

Meno bombe e più intelligence, dunque?

"Direi di sì. Forse gli americani sarebbero riusciti a evitare la distruzione, con un più attento lavoro di intelligence. Tuttavia il problema principale, adesso, è riformare l'Onu e ridare forza alle regole internazionali. Questa è la strada per far prevalere il diritto sui sentimenti di vendetta e per arrivare all'uso controllato della forza che voleva Cicerone".
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vedi anche
Filosofia (e) politica