![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 DICEMBRE 2001 |
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«Martha C. Nussbaum: Ethics and Political
Philosophy. Lecture
and Colloquium in Münster 2000», a cura
di Angela Kallhoff, Lit, Münster 2001, pagg.
154, s.i.p.
Non c'è bisogno di ripetere
che Martha Nussbaum è uno dei più prominenti e influenti filosofi del nostro
tempo. Il suo vasto lavoro nell'ambito
della filosofia teorica e della filosofia pratica comprende significativi
contributi all'interpretazione dell'etica classica e dell'etica e della
filosofia politica contemporanee. In
prima linea, nel suo esame del pensiero classico, la questione della vita
buona: come pensarla, come realizzarla, come praticarla. L'approccio di Nussbaum era e rimane
fortemente aristotelico, legato all'affermazione del filosofo che dice che
«in generale la gente si augura non la strada degli antenati, ma il
bene». La teoria della vita buona di
Aristotele è rivista da Nussbaum in chiave fermamente e decisamente
universalistica. Contro il relativismo
culturale, inteso come idea che i criteri normativi debbano derivare
dall'interno della società cui sono applicati, Martha Nussbaum non esita a
proporre l'universalismo, aperto ai contributi di ogni civiltà, purché il
risultato sia non il rispetto delle idee locali in quanto locali bensì il
rispetto delle idee migliori, colte da diversi ambiti culturali. Il relativismo culturale non va confuso con
la tolleranza, spiega Martha Nussbaum, perché se concediamo alla tradizione
l'ultima parola, ci priviamo di norme universali di tolleranza che potrebbero
aiutarci a limitare l'intolleranza di alcune culture. Riprendendo una problematica
già affrontata in Woman and Human Development.
The Capabilities Approach (tradotto
da poco in italiano col titolo Diventare
persone. Donne e universalità dei diritti,
il Mulino, Bologna 2001, Nussbaum ribadisce chiaramente la seguente tesi:
«Rispetto per le persone vuol dire rispettare le persone e criticare la tradizione
che le opprime. La tradizione va
criticata se tratta con disprezzo le donne (o altri gruppi) e nega loro i
diritti civili e politici».
Tali importanti concetti sono
espressi o meglio ribaditi in questo libro risultato delle «Münster Lettures in
Philosophy 2000». La formula di questo
incontro era stata tale per cui alla lezione di Nussbaum era seguito un colloquio
durante il quale studenti, dottorandi, assistenti e docenti avevano presentato
i loro interventi, seguiti dalle risposte di Nussbaum. Non posso qui mancare di sottolineare lo
straordinario impegno degli studenti della facoltà di Filosofia di Münster,
normali studenti di una normale università di provincia - non bambini
prodigio di scuole di presunta eccellenza - nell'esaminare con acume e arguzia
la non facile né limitata opera di questa autrice, distribuendola per
soggetti (amore, emozioni, approccio secondo le capacità, vita buona,
comunitarismo, fragilità e felicità, femminismo eccetera), avendo a
disposizione per l'intervento non più di una dozzina di pagine!
La lezione della Nussbaum a
Münster si presenta come un dialogo tra la filosofia classica e i problemi
dell'oggi: in particolare tra le nostre teorie sul diritto e la giustizia
internazionali e i diritti di giustizia esposti da Cicerone nel De officiis,
probabilmente il testo più importante nella tradizione occidentale della
filosofia politica. Ora, dove Cicerone
con cautela afferma che dovremmo preferire, nell'assegnare assistenza e aiuto,
il vicino e l'amico, ed estendere l'aiuto e l'assistenza a chi è lontano solo
se ciò può essere fatto senza sacrifici e dispendi per noi, Martha Nussbaum
pensa e dice esattamente il contrario.
Per motivare l'affermazione che abbiamo dei doveri verso persone in
stato di bisogno che vivono in altre nazioni, Nussbaum scompone e analizza
passo passo la visione stoica - non starò qui a ripetere passo passo i suoi
argomenti - fino alla conclusione che è incombente per noi abitanti dei Paesi
opulenti il dovere di salvare dalla fame, dalla povertà e dalla malattia
abitanti di nazioni povere, malate e affamate. I doveri legati al senso di giustizia non si devono limitare a
concedere beni non materiali (e non costosi) come rispetto e dignità, ma anche
a distribuire aiuto materiale (che incide innegabilmente sulla tassazione).
Dopo il discorso di Nussbaum, e non avendo avuto a disposizione prima il testo della lezione stessa, i partecipanti al colloquio intervengono su scritti dell'autrice già pubblicati, intorno ai tenti ai quali ho accennato. E vale la pena, ripeto, leggere sia gli argomenti e le critiche di questo pubblico ben preparato, sia le risposte non meno agguerrite di Nussbaum, in cui spesso si condensano in forma breve e concisa le sue posizioni: qui ella infatti respinge da sé ogni compromesso col comunitarismo e ogni cedimento al relativismo, ribadisce la sua posizione liberale universalista, sottolinea l'importanza dell'amore e dei sentimenti e ci promette un nuovo libro dal titolo Upheavals of Thought: The Intelligence of Emotions, avvisandoci già da prima che si tratta di un «very lenghty book». Quindi prepariamoci...