RASSEGNA STAMPA

9 DICEMBRE 2001
FRANCESCA RIGOTTI
La capacità della vita buona

«Martha C. Nussbaum: Ethics and Political Phi­losophy.  Lecture and Col­loquium in Münster 2000», a cura

di Angela Kallhoff, Lit, Münster 2001, pagg. 154, s.i.p.

Non c'è bisogno di ripetere che Martha Nus­sbaum è uno dei più prominenti e influenti filosofi del nostro tempo.  Il suo vasto lavoro nell'ambito della filo­sofia teorica e della filosofia pratica comprende significati­vi contributi all'interpretazione dell'etica classica e del­l'etica e della filosofia politi­ca contemporanee.  In prima linea, nel suo esame del pen­siero classico, la questione della vita buona: come pensar­la, come realizzarla, come pra­ticarla.  L'approccio di Nus­sbaum era e rimane fortemen­te aristotelico, legato all'affer­mazione del filosofo che dice che «in generale la gente si augura non la strada degli an­tenati, ma il bene».  La teoria della vita buona di Aristotele è rivista da Nussbaum in chia­ve fermamente e decisamente universalistica.  Contro il rela­tivismo culturale, inteso co­me idea che i criteri normati­vi debbano derivare dall'inter­no della società cui sono applicati, Martha Nussbaum non esita a proporre l'univer­salismo, aperto ai contributi di ogni civiltà, purché il risul­tato sia non il rispetto delle idee locali in quanto locali bensì il rispetto delle idee mi­gliori, colte da diversi ambiti culturali.  Il relativismo cultu­rale non va confuso con la tolleranza, spiega Martha Nus­sbaum, perché se concediamo alla tradizione l'ultima paro­la, ci priviamo di norme uni­versali di tolleranza che potrebbero aiutarci a limitare l'intolleranza di alcune cultu­re. Riprendendo una proble­matica già affrontata in Wo­man and Human Develop­ment.  The Capabilities Appro­ach (tradotto da poco in italia­no col titolo Diventare perso­ne.  Donne e universalità dei diritti, il Mulino, Bologna 2001, Nussbaum ribadisce chiaramente la seguente tesi: «Rispetto per le persone vuol dire rispettare le persone e cri­ticare la tradizione che le opprime.  La tradizione va criticata se tratta con disprezzo le donne (o altri gruppi) e nega loro i diritti civili e politici».

Tali importanti concetti so­no espressi o meglio ribaditi in questo libro risultato delle «Münster Lettures in Philo­sophy 2000».  La formula di questo incontro era stata tale per cui alla lezione di Nus­sbaum era seguito un collo­quio durante il quale studenti, dottorandi, assistenti e docen­ti avevano presentato i loro interventi, seguiti dalle rispo­ste di Nussbaum.  Non posso qui mancare di sottolineare lo straordinario impegno degli studenti della facoltà di Filo­sofia di Münster, normali stu­denti di una normale universi­tà di provincia - non bambi­ni prodigio di scuole di presunta eccellenza - nell'esa­minare con acume e arguzia la non facile né limitata ope­ra di questa autrice, distri­buendola per soggetti (amo­re, emozioni, approccio se­condo le capacità, vita buo­na, comunitarismo, fragilità e felicità, femminismo eccetera), avendo a disposizione per l'intervento non più di una dozzina di pagine!

La lezione della Nussbaum a Münster si presenta come un dialogo tra la filosofia clas­sica e i problemi dell'oggi: in particolare tra le nostre teorie sul diritto e la giustizia internazionali e i diritti di giustizia esposti da Cicerone nel De officiis, probabilmente il testo più importante nella tradizio­ne occidentale della filosofia politica.  Ora, dove Cicerone con cautela afferma che dovremmo preferire, nell'asse­gnare assistenza e aiuto, il vi­cino e l'amico, ed estendere l'aiuto e l'assistenza a chi è lontano solo se ciò può essere fatto senza sacrifici e dispen­di per noi, Martha Nussbaum pensa e dice esattamente il contrario.  Per motivare l'affer­mazione che abbiamo dei doveri verso persone in stato di bisogno che vivono in altre nazioni, Nussbaum scompone e analizza passo passo la vi­sione stoica - non starò qui a ripetere passo passo i suoi argomenti - fino alla con­clusione che è incombente per noi abitanti dei Paesi opulenti il dovere di salvare dalla fame, dalla povertà e dalla malattia abitanti di na­zioni povere, malate e affa­mate.  I doveri legati al senso di giustizia non si devono limitare a concedere beni non materiali (e non costosi) come rispetto e dignità, ma anche a distribuire aiuto ma­teriale (che incide innegabilmente sulla tassazione).

Dopo il discorso di Nus­sbaum, e non avendo avuto a disposizione prima il testo del­la lezione stessa, i partecipan­ti al colloquio intervengono su scritti dell'autrice già pub­blicati, intorno ai tenti ai quali ho accennato.  E vale la pe­na, ripeto, leggere sia gli argo­menti e le critiche di questo pubblico ben preparato, sia le risposte non meno agguerrite di Nussbaum, in cui spesso si condensano in forma breve e concisa le sue posizioni: qui ella infatti respinge da sé ogni compromesso col comunitari­smo e ogni cedimento al rela­tivismo, ribadisce la sua posi­zione liberale universalista, sottolinea l'importanza del­l'amore e dei sentimenti e ci promette un nuovo libro dal titolo Upheavals of Thought: The Intelligence of Emotions, avvisandoci già da prima che si tratta di un «very lenghty book».  Quindi prepariamoci...
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vedi anche
Filosofia (e) politica