RASSEGNA STAMPA

7 DICEMBRE 2001
editoriale
Si è spento in Belgio il grande fisico italiano. Aveva cento anni

La scomparsa di Franco Rasetti - spirato a cento anni nella sua casa di Warenne, vicino Liegi, in Belgio, dove si era trasferito 20 anni fa - pone in un certo qual modo la parola fine alla magica avventura dei ragazzi di via Panisperna, dal nome della strada, qui a Roma, dove si trovava il loro laboratorio di fisica sperimentale. Era il tempo in cui la fisica italiana, sotto l'ala protettrice di Orso Mario Corbino, era all'avanguardia nel mondo, e in via Panisperna, per non citarne che alcuni, si davano convegno dei giovani scienziati che rispondevano ai nomi di Fano, Rasetti, Fermi, Gentile, il matematico Majorana, Pincherle, Racah, Wick, Ageno, Amaldi, Fubini-Ghiron, Pontecorvo, Segrè. Alcuni di loro con storie e reazioni diverse di fronte a quegli eventi drammatici che furono le prime bombe nucleari sganciate su Hiroshima e su Nagasaki. Fermi non si pentì mai di aver fatto parte di quel "progetto Manhattan" che diede all'America la bomba atomica. Rasetti al contrario ne fu talmente sconvolto da abbandonare la fisica, la scienza che secondo lui aveva venduto l'anima al diavolo, per mettersi a studiare geologia e paleontologia, diventando in brevissimo tempo uno dei maggiori esperti al mondo di fauna del Cambriano, quella che qualcosa come 600 milioni di anni fa diede inizio alla vicenda della vita animale sul nostro pianeta. Rifugiandosi nel passato dimenticava così le tragedie del presente. Difficile, anzi impossibile, dire oggi chi abbia avuto ragione e chi torto. Il fisico Antonino Zichichi ha osservato che Rasetti sbagliò a dire di no all'atomica. È fuor di dubbio che l'America dovesse dotarsi dell'arma nucleare prima della Germania hitleriana, che era molto avanti nello studio e nella realizzazione di un ordigno del genere (si veda a conferma le lettera-appello indirizzata da Albert Einstein al presidente Roosevelt). Meno certo che si dovesse sganciare la bomba sul Giappone, già prossimo alla resa. La storia comunque non si fa con i se e con i ma; cosa che induce a dire che furono egualmente rispettabili tanto la posizione di Fermi quanto quella di Rasetti.

Rasetti in ogni caso seppe dimostrare di che stoffa fosse fatto diventando uno dei più grandi paleontologi del secolo. Uno scienziato che a differenza di Fermi non ebbe il Nobel. Ma capace egualmente di lasciare un traccia duratura nella storia della scienza. Pochi se ne erano ricordati, ma lo scorso agosto un uomo colto e gentile, Rasetti di nome, aveva compiuto cento anni. Nato a Castiglion del Lago, in provincia di Perugia, già negli anni di via Panisperna si era imposto per le sue doti di scienziato, allora nella fisica. Con Fermi, uno dei ragazzi di punta della fisica italiana, al punto da meritarsi l'appellativo scherzoso di Venerato maestro (laddove Fermi era chiamato il Papa). Un appellativo, quello rivolto a Rasetti, che secondo Emilio Segrè, anch'egli Nobel per la fisica, conteneva parecchi grani di verità. Sia perché Rasetti riusciva come nessun altro a insegnare il modo migliore per realizzare in fisica un esperimento pulito; sia perché già allora coltivava solidi interessi culturali che andavano oltre la fisica. In via Panisperna fu Rasetti a diventare il migliore amico e collaboratore di Fermi, di cui era più anziano di un mese e mezzo. Enrico Fermi che lo scorso settembre stato ricordato come il maggior fisico italiano del 900, e uno dei maggiori di tutti i tempi. E con un tale personaggio che Franco Rasetti stabilisce il sodalizio forse più solido e produttivo nella storia della scienza italiana. Una comune attività che tocca l'apice tra il 1934 e il 1939 allorché Fermi e Rasetti, alla testa dei ragazzi di via Panisperna, scoprono dapprima l'efficacia dei neutroni lenti nell'attacco al nucleo dell'atomo, e in seguito ottengono, bisogna dirlo senza dargli al momento eccessiva importanza, una prima scissione artificiale.

Viene l'estate del 1939, con le leggi razziali. E Fermi, che ha una moglie ebrea, approfitta della cerimonia del Premio Nobel che gli stato assegnato per raggiungere l'America passando per Stoccolma. Rasetti che non è ebreo, ne ha parenti ebrei, lo imita di lì a poco, accettando nel 1939 l'invito della piccola università Laval nello Stato canadese del Quebec. E in Canada che una volta di più dà prova del suo genio scientifico riuscendo a misurare, prima di ogni altro, la vita medie dei muoni, se vogliamo i fratelli grassi e appena conosciuti dei più comuni elettroni.

Sono anni di scelte e di eventi sconvolgenti. Nel dicembre del 1938 il tedesco Otto Hahn ha ottenuto, e riconosciuta nel suo pieno significato , la fissione artificiale del nucleo atomico. Il 2 agosto del 1939, poco prima che Hitler invada la Polonia, dando inizio alla seconda guerra mondiale, Einstein , di cui pure sono note le tendenze pacifiste, scrive a Roosevelt la lettera-appello di cui si parlato.

È il momento in cui la storia chiede agli scienziati di uscire dalla torre d'avorio della ricerca per rispondere alla seguente domanda: ve la sentite di impegnarvi nella difesa del mondo libero costruendo la più terribile delle armi di distruzione di massa? È una domanda che si pongono sia Fermi che Rasetti. Il primo risponde di sì. Il secondo di no, la fisica come afferma non può vendere l'anima al diavolo seppure in nome di una giusta causa. Una crisi che si accentua dopo Hiroshima e Nagasaki quando Rasetti giunge al punto di abbandonare la fisica per mettersi a studiare, come dire, delle scienze pacifiche e libere da condizionamenti. I suoi contributi nel campo della geologia e della paleontologia saranno un raro esempio di eclettismo. Se n'è andato in silenzio, indifferente ai giudizi che si davano di lui.
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