![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 DICEMBRE 2001 |
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Federigo Enriques,
«Matematica e filosofia. Lettere
inedite. Bibliografia degli scritti», a cura di Ornella Pompeo Faracovi e
Luca M. Sorrentino, Belforfe & C. Editore, Livorno 2001, pagg. 210, L.
35.000, E 18,08
Negli ultimi anni l'opera di Federigo Enriques è stata oggetto di rinnovati studi, che ne, hanno sottolineato la rilevanza nel panorama culturale italiano del primo Novecento. Questo volume, che raccoglie gli atti di un convegno tenuto un paio d'anni fa a Napoli presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, si apre con il ricordò del grande matematico da parte di Manlio Mazziotti, che con Enriques curò il volume Le dottrine di Democrito d'Abdera, testi e commenti apparso nel 1948. Enriques era un amico di famiglia e «l'idea del libro su Democrito nacque durante l'occupazione tedesca» racconta Mazziotti.-«Un pomeriggio di quel lugubre inverno, 1943-44, improvvisamente suonò il campanello: era Enriques. Perseguitato dalle leggi razziste e dai tedeschi, aveva lasciato la sua casa di via Sardegna e viveva presso amici in una casa vicina a piazza Fiume. Noi abitavamo non lontano ed egli era venuto a trovarci. Il discorso, dopo aver indugiato sulle tristezze dell'ora, cadde su problemi generali, si discusse di filosofia, dei presocratici e finalmente di Democrito. Enriques era forzatamente inoperoso e io, che avevo obblighi militari, vivevo eludendo le razzie dei tedeschi e i bandi della repubblica sociale, in attesa della liberazione e di riprendere servizio. Enriques propose di scrivere un libro su Democrito, del quale egli avrebbe scritto la parte espositiva delle idee dell'abderita e dei loro rapporti con lo sviluppo successivo delle scienze, mentre io avrei tradotto i testi». In quelle precarie condizioni, costellate dalle visite clandestine «nel modesto alloggio, dove era rifugiato», iniziò una collaborazione durata fino alla morte di Enriques nel 1946. Quasi a far da moderno contrappunto al Democrito e alle ricerche di Enriques sui pitagorici e gli eleati, sta il magistrale saggio su «filosofia, geometria, libertà» di Imre Toth, che prende le mosse dai classici paradossi di Zenone per leggere nell'argomento dell'Achille non solo un ben noto paradosso «ma la prima proclamazione della libertà, come l'essenza del pensiero matematico». Ornella Pompeo Faracovi fa poi il punto sui recenti studi su Enriques, sottolineando a ragione la rivalutazione in atto dell'importanza della sua opera filosofica, mentre Luca Sorrentino, sulla base di lettere e documenti inediti, dà conto dell'attività di Enriques nell'Institut International de Cooperation Intellectuelle a Parigi, interrotta dalla promulgazione delle legge razziali nel 1938. La seconda parte del volume raccoglie preziose lettere inedite di Enriques a Tullio Levi-Civita, Ugo Amaldi e Alpinolo Natucci, uno dei collaboratori al Periodico di Matematiche diretto da Enriques. Infine, completa il volume una bibliografia aggiornata degli scritti di Enriques, indispensabile strumento per ulteriori ricerche.