RASSEGNA STAMPA

30 NOVEMBRE 2001
STEFANIA GIORGI
La nascita in vitro

Quel che i ricercatori non dicono sulla clonazione umana. Parla Anna Collier

Grande è la confusione che regna dopo l'annuncio del primo esperimento di clonazione di un embrione umano della Advanced Cell Technology. Confusione lessicale e legislativa, un pendolo tra chiusure/aperture, tra chi vorrebbe proibire tutto e chi sostiene che quello che "si può" "si deve" fare. Ne parliamo con Anna Collier che unisce il lavoro di docente - di genetica e biologia alla facoltà di medicina di Milano - all'impegno nel Gruppo di studio sui problemi etici posti dalla scienza della Chiesa Valdese.

Una confusione riguarda la "via italiana" alla clonazione terapeutica.

La pressione della chiesa cattolica è tale che la commissione nominata dal ministro della sanità nel 2000, per potersi esprimere in favore della ricerca volta a ottenere fonti di cellule staminali embrionali mediante la tecnica del trasferimento nucleare somatico, ha dovuto ricorrere alla proposta della cosiddetta "via italiana alla clonazione terapeutica". Cioè a modificazioni della tecnica del trasferimento nucleare (la cui validità scientifica è tutta da dimostrare) che evitano l'avvio della formazione dell'embrione. Questo spiega le versioni diverse che ne danno Dulbecco e Redi che pure hanno contribuito a delinearla.

Molti interrogativi riguardano l'uso degli ovociti e l'efficacia delle tecniche.

Rispondo ponendomi/vi alcune domande. Perché mettere a punto (con grande dispendio di fondi, tempo e energie) una tecnica che si basa sulla disponibilità di ovociti quando è chiaro a tutti che è limitata e che condurrà inevitabilmente alla deriva di una nuova forma di sfruttamento del corpo femminile e a nuove discriminazioni tra chi avrebbe e chi non avrebbe la possibilità economica di procurarsi le preziosissime cellule? Non sarebbe più efficace utilizzare per le ricerche gli embrioni soprannumerari prodotti per la fecondazione in vitro e non più utilizzabili perché "scaduti" (nel '98 in Gran Bretagna ne sono stati distrutti 300.000, prodotti nei 7 anni precedenti)? Come è possibile che la valutazione dell'efficacia delle cellule staminali adulte negli esperimenti di trapianto cellulare per la cura di patologie degenerative sia determinata in modo così patente dalle posizioni etico-religiose o ideologiche di chi fa queste ricerche?

Quali sono le condizioni perché la clonazione terapeutica sia efficace?

Che si disponga di cellule staminali indifferenziate e che si sia capaci di riprogrammarle avviandole verso il tipo cellulare caratteristico dell'organo danneggiato (cellule epatiche per la cirrosi epatica, cellule nervose per il morbo di Parkinson). L'altra tappa è il trapianto di queste cellule nell'organismo del paziente con la garanzia che sopravvivano, siano funzionali e non si trasformino in cellule neoplastiche. Il problema è che le informazioni fornite dagli addetti non accennano mai allo stato delle ricerche sui mezzi per far differenziare nel senso voluto le cellule staminali - operazione fondamentale per l'utilizzo della clonazione terapeutica. E nulla si sa su quanti tipi di cellule terminalmente differenziate si possono ottenere in laboratorio oggi; né, tanto meno, sull'efficacia delle tecniche usate per il trapianto cellulare. Quante cellule sopravvivono dopo il trapianto, quante di loro mantengono la loro funzionalità?

L'esperimento americano in realtà è stato un fallimento...

L'obiettivo primario sulle potenzialità terapeutiche di questa sperimentazione non è stato raggiunto, ma i risultati sono stati resi pubblici lo stesso. Una fretta collegata alla corsa al brevetto e alla ricerca di visibilità mediatica. Ma ci si può però domandare se in questa corsa non abbia anche giocato la fascinazione che la potenzialità procreativa inscritta nel corpo della donna ha da sempre esercitato sull'universo maschile. E se la scienza, contesto costituito in prevalenza da uomini, al pari di quanto è accaduto per la procreazione assistita, non ambisca a impadronirsi in qualche modo della potenzialità del generare. Potenzialità che per ora rimane inscindibilmente legata e resa possibile solo dal corpo materno. Ma è plausibile chiedersi se, quando e come la scienza arriverà a impossessari degli ovociti di donna.

Cosa vuol dire "medicina rigenerativa"?

La clonazione terapeutica permetterà di trapiantare in pazienti vecchi cellule giovani per la cura di malattie legate all'invecchiamento. Ciò porterà a un ulteriore allungamento della vita umana e al rafforzamento della negazione della morte come limite non valicabile dagli organismi viventi. La rigenerazione della medicina del futuro (a differenza della generazione, per cui si dà origine a una vita che si concluderà con la morte), grazie a un permanente rinnovamento della vita, non immagina la fine e dunque esclude l'idea della morte.

Ma cosa vuol dire clonazione umana?

Niente, non ha alcun senso, perché c'è la biologia e c'è la biografia. L'essere umano non può essere ridotto al suo Dna, l'aspetto biologico non può essere separato da quello relazionale.
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