![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 NOVEMBRE 2001 |
|
Quel che i ricercatori non dicono sulla clonazione umana. Parla
Anna Collier
Grande è la confusione
che regna dopo l'annuncio del primo esperimento di clonazione di un embrione
umano della Advanced Cell Technology. Confusione lessicale e legislativa, un
pendolo tra chiusure/aperture, tra chi vorrebbe proibire tutto e chi sostiene
che quello che "si può" "si deve" fare. Ne parliamo con
Anna Collier che unisce il lavoro di docente - di genetica e biologia alla
facoltà di medicina di Milano - all'impegno nel Gruppo di studio sui problemi
etici posti dalla scienza della Chiesa Valdese.
Una confusione riguarda la "via italiana" alla
clonazione terapeutica.
La pressione
della chiesa cattolica è tale che la commissione nominata dal ministro della
sanità nel 2000, per potersi esprimere in favore della ricerca volta a ottenere
fonti di cellule staminali embrionali mediante la tecnica del trasferimento
nucleare somatico, ha dovuto ricorrere alla proposta della cosiddetta "via
italiana alla clonazione terapeutica". Cioè a modificazioni della tecnica
del trasferimento nucleare (la cui validità scientifica è tutta da dimostrare)
che evitano l'avvio della formazione dell'embrione. Questo spiega le versioni
diverse che ne danno Dulbecco e Redi che pure hanno contribuito a
delinearla.
Molti
interrogativi riguardano l'uso degli ovociti e l'efficacia delle tecniche.
Rispondo
ponendomi/vi alcune domande. Perché mettere a punto (con grande dispendio di
fondi, tempo e energie) una tecnica che si basa sulla disponibilità di ovociti
quando è chiaro a tutti che è limitata e che condurrà inevitabilmente alla deriva
di una nuova forma di sfruttamento del corpo femminile e a nuove
discriminazioni tra chi avrebbe e chi non avrebbe la possibilità economica di
procurarsi le preziosissime cellule? Non sarebbe più efficace utilizzare per le
ricerche gli embrioni soprannumerari prodotti per la fecondazione in vitro e
non più utilizzabili perché "scaduti" (nel '98 in Gran Bretagna ne
sono stati distrutti 300.000, prodotti nei 7 anni precedenti)? Come è possibile
che la valutazione dell'efficacia delle cellule staminali adulte negli
esperimenti di trapianto cellulare per la cura di patologie degenerative sia
determinata in modo così patente dalle posizioni etico-religiose o ideologiche
di chi fa queste ricerche?
Quali sono le condizioni perché la clonazione terapeutica sia efficace?
Che si
disponga di cellule staminali indifferenziate e che si sia capaci di
riprogrammarle avviandole verso il tipo cellulare caratteristico dell'organo
danneggiato (cellule epatiche per la cirrosi epatica, cellule nervose per il
morbo di Parkinson). L'altra tappa è il trapianto di queste cellule
nell'organismo del paziente con la garanzia che sopravvivano, siano funzionali
e non si trasformino in cellule neoplastiche. Il problema è che le informazioni
fornite dagli addetti non accennano mai allo stato delle ricerche sui mezzi per
far differenziare nel senso voluto le cellule staminali - operazione
fondamentale per l'utilizzo della clonazione terapeutica. E nulla si sa su
quanti tipi di cellule terminalmente differenziate si possono ottenere in laboratorio
oggi; né, tanto meno, sull'efficacia delle tecniche usate per il trapianto
cellulare. Quante cellule sopravvivono dopo il trapianto, quante di loro
mantengono la loro funzionalità?
L'esperimento americano in realtà è stato un fallimento...
L'obiettivo
primario sulle potenzialità terapeutiche di questa sperimentazione non è stato
raggiunto, ma i risultati sono stati resi pubblici lo stesso. Una fretta
collegata alla corsa al brevetto e alla ricerca di visibilità mediatica. Ma ci
si può però domandare se in questa corsa non abbia anche giocato la
fascinazione che la potenzialità procreativa inscritta nel corpo della donna ha
da sempre esercitato sull'universo maschile. E se la scienza, contesto
costituito in prevalenza da uomini, al pari di quanto è accaduto per la
procreazione assistita, non ambisca a impadronirsi in qualche modo della
potenzialità del generare. Potenzialità che per ora rimane inscindibilmente
legata e resa possibile solo dal corpo materno. Ma è plausibile chiedersi se,
quando e come la scienza arriverà a impossessari degli ovociti di donna.
Cosa vuol dire "medicina rigenerativa"?
La
clonazione terapeutica permetterà di trapiantare in pazienti vecchi cellule
giovani per la cura di malattie legate all'invecchiamento. Ciò porterà a un
ulteriore allungamento della vita umana e al rafforzamento della negazione
della morte come limite non valicabile dagli organismi viventi. La
rigenerazione della medicina del futuro (a differenza della generazione, per
cui si dà origine a una vita che si concluderà con la morte), grazie a un
permanente rinnovamento della vita, non immagina la fine e dunque esclude
l'idea della morte.
Ma cosa vuol dire clonazione umana?
Niente, non ha alcun senso, perché c'è la biologia e c'è la biografia. L'essere umano non può essere ridotto al suo Dna, l'aspetto biologico non può essere separato da quello relazionale.