RASSEGNA STAMPA

26 NOVEMBRE 2001
EDOARDO BONCINELLI
MA QUESTE CELLULE VANNO RIEDUCATE

Sembra dunque che sia stato compiuto il primo passo per la produzione di cellule staminali embrionali umane da usare per la produzione di tessuti od organi di ricambio da trapiantare in chi ne abbia bisogno. Questi tessuti ed organi non correrebbero il rischio del rigetto perché avrebbero la stessa costituzione genetica dell'individuo in cui sarebbero impiantati. Dal punto di vista scientifico la notizia non è particolarmente sorprendente, ma certo è nuova. Sono state usate le stesse tecniche messe a punto per produrre la pecora Dolly e diversi altri animali, dai topolini alle mucche e alle scimmiette, ma questa volta si tratta di cellule umane. Se dobbiamo credere al comunicato della compagnia privata Advanced Cell Technology sono stati ottenuti due notevoli risultati. In primo luogo si è attivata una cellula-uovo umana. Si è riusciti cioè a mettere in moto quel meccanismo che porta dalla cellula-uovo all'embrione e poi ad un essere umano senza l'intervento di uno spermatozoo.

Non so, francamente, se questo era stato mai fatto prima d'ora, ma certo non era stato comunicato. D'altra parte non si capisce a che cosa sarebbe servito un tempo un esperimento del genere.

Al momento attuale, invece, può avere un senso proprio in associazione con il secondo risultato comunicato dalla compagnia del Massachusetts: una cellula umana adulta è stata riprogrammata in modo da farla regredire ad uno stato indifferenziato, allo stato cioè di cellula staminale (una cellula cioè che sia capace di dividersi, relativamente indifferenziata e disposta a farsi riprogrammare a seconda della sua destinazione: cuore, per esempio, o cervello). Il nucleo di tale cellula è stato inserito nella cellula-uovo attivata che ha prodotto un piccolissimo embrione di sei cellule. Da questo si potrebbero eventualmente ricavare cellule staminali, ma l'esperimento è stato bloccato a questo punto.

Tutto ciò dimostra che la via della produzione di cellule staminali umane è percorribile e potrebbe portare a promettenti novità per quanto riguarda la produzione di parti di ricambio per individui che abbiano subito un incidente o siano portatori di gravi malattie.

Si deve tuttavia considerare un aspetto che viene spesso trascurato. Disporre di cellule staminali è solo l'inizio.

Occorre trovare e sperimentare le sostanze adatte per "rieducare" opportunamente queste cellule staminali e avviarle verso il tipo di tessuto che si desidera produrre. A questo aspetto non presta attenzione quasi nessuno. Ma trovare queste sostanze è di capitale importanza anche se si vuole partire da cellule staminali prelevate da adulti o da feti, invece che da cellule staminali embrionali.

Scientificamente si tratta quindi di una notizia interessante anche se non definitiva. Non cambia però i termini della discussione etica e sociale che ha accompagnati analoghi annunci che si sono succeduti in questi anni, anche se è stato ampiamente ribadito che tutto ciò è stato fatto a fini terapeutici e non per produrre esseri umani. Il nodo principale resta l'uso delle cellule dell'embrione umano. Non è chiarissimo che cosa sia stato fatto in questo caso, ma sembra evidente che è stato messo in moto il meccanismo che porta alla produzione di un embrione umano, anche se il processo è stato subito bloccato. Restano quindi in piedi tutte le obiezioni sollevate da più parti verso questo uso "disinvolto" delle cellule di un embrione umano.

Il problema potrebbe essere invece aggirato, o risolto, se si riuscisse a partire, come ritengono molti, direttamente da cellule staminali adulte o prelevate da feti risultanti da aborti spontanei. La comunità scientifica italiana è al momento abbastanza attiva lungo questa direttrice. Il futuro ci dirà se questa strada è percorribile senza limitazioni.
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