![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 NOVEMBRE 2001 |
|
L'attentato di Manhattan è la tragica dimostrazione che la
tecnologia può tradirci: parla l'americano Jaki
"L'11 settembre? L'Occidente rischia disastri ancora più
gravi"
"Se non smetteremo di pensare che il potere quantitativo
possa controllare tutto il resto, la nostra civiltà crollerà"
"La
caduta delle Twin Towers è la tragica dimostrazione che la matematica e
l'ingegneria sono inesorabilmente neutrali. Con le loro leggi avevano tenuto in
piedi le Torri, per le stesse leggi le hanno lasciate cadere sotto i colpi dei
terroristi. Un'ennesima prova che la categoria delle quantità su cui poggiano
le scienze esatte, anche se affascinante, è altamente ingannevole perché priva
di una dimensione morale". Sorprende e "aggancia" la riflessione
che fa Stanley L. Jaki, benedettino e professore di Storia e filosofia della
scienza alla Seton Hall University, South Orange (Usa), a Roma in questi giorni
per un convegno della Pontificia Accademia delle Scienze in tema di sapere
scientifico ed educazione. Come ricercatore è noto anche per le sue
applicazioni dei teoremi di Kurt Goedel.
Professor Jaki, come ha vissuto l'11 settembre da scienziato?
"La
distruzione delle Twin Towers è stata orribile ma il mondo occidentale va
incontro a una catastrofe ancora più grave, se si lascia troppo incantare dalla
tecnologia scientifica. Cioè dallo straordinario potere di dominare gli aspetti
quantitativi delle cose. Se arriviamo a pensare che, grazie al potere
"quantitativo", sia possibile controllare anche ciò che non è
"quantitativo", ci allontaneremo del tutto dai valori più importanti
della vita umana".
Insomma, secondo lei, l'11 settembre la tecnologia ha
"tradito"?
"I
terroristi che hanno fatto sprofondare le torri di New York hanno utilizzato
gli ultimi risultati della tecnologia. Ho letto il rapporto degli ingegneri
esperti di struttura dei grattacieli. Se i terroristi avessero colpito le torri
non all'ottantesimo piano ma al novantesimo o più in alto, non ci sarebbe stato
il collasso. Le hanno colpite nel punto strutturalmente più debole. Coincidenza
o no, questo è il fatto".
Che cosa dedurne? Che anche in questo c'è una responsabilità sulla
scienza?
"La
tecnologia non è vulnerabile o invulnerabile. È precisa o imprecisa. E certo
non è buona o cattiva dal punto di vista morale".
Gli scienziati lo sanno?
"Cosa
dichiarò John Robert Oppenheimer, il direttore del Progetto Manhattan?
"Quando ormai sei a un passo da una impresa scientifica tecnologicamente
dolce, vai avanti e soltanto dopo il successo tecnico ti preoccupi del
resto". La maggior parte degli scienziati non vuol saperne dei limiti del
criterio quantitativo. Anche la maggior parte dei teologi non ne sa
niente".
C'è una tendenza a rimuovere questo ragionamento?
"È una
questione che può essere capita immediatamente. Eppure su di essa si potrebbero
scrivere montagne di libri senza che la gente la capisca".
Ci si è chiesti se il terrorismo e la guerra non stornino
attenzione e soldi dalla ricerca che porta benessere e progresso.
"Ma
scienza e tecnologia non possono automaticamente assicurare né il progresso né
la stabilità nel mondo. Troppo spesso ci si prova ricorrendo alla guerra. E c'è
ancora chi crede che la scienza possa, da sola, produrre stabilità e progresso?
Scienza e tecnologia possono soltanto assicurare al genere umano i mezzi
necessari per fare certe cose. Ma non forniscono né gli scopi né la
determinazione né la buona volontà. Tutto ciò esula dalle preoccupazioni della
scienza".
Ma una parte degli scienziati rinvia apertamente a una ricerca
interiore...
"Prendiamo
la teoria della relatività. È una rappresentazione assolutamente matematica,
quantitativa. Ma in nome della teoria della relatività è stato predicato un vangelo
secondo il quale tutto è relativo. E questa è diventata la sola verità
assoluta".
Nell'insegnamento, quale metodo va introdotto perché i giovani
imparino ad amare la scienza e a usarla per l'umanità e non contro?
"Prima
di tutto, nelle scuole ci vuole disciplina; altrimenti la scienza non vi potrà
mai entrare seriamente. Poi occorrono insegnanti convinti che esiste una
differenza tra il male e il bene. Dobbiamo guarire l'insegnamento da questa
malattia universale: la persuasione che vi siano soltanto attitudini differenti
e che siano tutte, invariabilmente, buone e accettabili. Oggi i principii
generali vigenti in Occidente assolvono qualsiasi comportamento: ma questo può
portare al fallimento della società moderna. Il 65% dei ragazzi di colore e il
35% dei ragazzi bianchi vengono allevati senza un padre. È un rischio molto
maggiore delle bombe nucleari da 50 chili l'una chiuse in una valigia".
Vede rimedi a questa situazione?
"L'uomo
impara soltanto battendo il muso contro i suoi errori. Io spero che la tragedia
delle Torri Gemelle risvegli il mondo occidentale. Oltre che dei
fondamentalisti musulmani, dovremmo preoccuparci delle fondamenta della cultura
occidentale che franano. Questa è ormai ridotta, più che altro, a una
civilizzazione, cioè a un complesso di comportamenti civili. Una civilizzazione
che ha gettato via la cultura. La parola cultura è intimamente legata al culto,
cioè alla religione. E l'Occidente di oggi non ha e non vuole religione,
rivelazione".
Parla lo scienziato o il padre benedettino?
"Parlano
tutti e due. Quando uno scienziato affronta un argomento, impiegando soltanto
qualche dato scientifico, in realtà parla da filosofo. Chi non può usare un
approccio quantitativo, diventa ipso facto un filosofo. Quando pronunciate la
parola "essere", siete di fatto un metafisico".
La scienza è "condannata" a essere quantitativa?
"Non è
condannata, quella è la sua natura distintiva, il suo metodo. E più un ramo
della scienza può risultare "quantitativo", più merita il riconoscimento
di scienza veramente detta. La chimica, la fisica, l'astronomia, sono scienze
esatte. Sta per diventarlo la biologia, grazie alla microbiologia. La
sociologia e la psicologia non lo sono affatto; possono diventare discorsi
razionali, non scienze".
Spesso la società si rivolge alla scienza per avere consigli di
ogni genere.
"È un errore accostarsi agli scienziati per avere risposte etiche, filosofiche o sociologiche. Anche se ci sono fisici che, senza aver fatto nemmeno un corso di epistemologia o di morale, pretendono di tenere conferenze in queste materie".