![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 18 NOVEMBRE 2001 |
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Nell'ultimo libro lo psicoanalista junghiano parla di tutto Anche
di calcio
Ho letto
l'ultimo libro di Hillman (James Hillman, Il piacere di pensare.
Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, pagg. 171, lire 22.000), e mi sembra
di averlo capito.
Mi sembra,
dico, perché non si sa mai. E' lui stesso, l'autore, a dire che "Hillman è
difficile da leggere". Lo dice esattamente a pagina 73 del testo, dove
aggiunge che scrivere difficile "E' anche un modo di mantenere
l'enigmaticità: e l'enigmaticità è protettrice della segretezza e del
mistero".
James
Hillman - questo lo sanno tutti - è quello psicoanalista junghiano che vive
adesso a Dallas dopo aver percorso insegnando e imparando l'Europa e l'Oriente.
C'è stato chi ha osato trovare qualche connessione anche con la telenovela
dallo stesso nome che pure a Dallas era ambientata. C'è stato chi si è
ricordato che a Dallas fu ammazzato John Fitzgerald Kennedy il 22/11 del 1963 e
quel Kennedy è pur sempre il primo dei misteri irrisolti della vita pubblica
americana.
Una cosa
altrettanto risaputa è che Hillman ha scritto anche un saggio sul Puer
Aeternus; su quell'eterno bambino che sta dentro di noi e che non si decide a
crescere (meno male) per non infastidire il "senex" ("il
vecchio") che gli sta sempre addosso.
Silvia Ronchey,
che è un'antichista raffinata, studiosa di Letteratura Greca, conduce questa
conversazione con garbo e misura, tentando sempre di tradurre in chiaro ciò che
Hillman le dice, e spesso riuscendoci. Sin dal principio, quando il
"maestro" apre con i temi a lui cari del "giardino" e
dell'"anima". E dell'"anima mundi", e della "poesia
giapponese", dove "Le stagioni parlano anche, e contemporaneamente,
della psiche" nel mentre segnalano "la caduta delle foglie, la
paralisi della vita durante l'inverno, lo schiudersi dei germogli, il movimento
dell'acqua tra le rocce... Tutte esperienze che anche l'individuo umano fa,
solo che le esprime con i concetti complessi della psicologia, mentre il
giardino le esprime con il linguaggio della natura, o in ciò che Jung
chiamava la psiche oggettiva".
Seguono
divagazioni e dissertazioni come questa: che chiamano in causa il demone
dell'Eros e il "Simposio di Platone", e la fissazione - tutta puritana,
tutta americana - del "sexual harassment" nell'università, nelle
scuole, negli uffici, con conseguente cancellazione - Hillman insiste -
dell'eros in America.
Seguono
altre: sul Romanticismo Tedesco, sul nostro "Animismo", sul demone
(il "Daimon") che ci abita dentro, sul dolore che non sappiamo
accettare, sulle gioie terrene che non sappiamo apprezzare. E ancora sul nostro
rapporto, spesso così povero, con la natura: "Ma se camminiamo nel
giardino certi momenti, certi alberi o certe visioni - il cadere dell'ombra e
della luce tra le foglie - ci tolgono il respiro e ci paralizzano. Un momento
di anima. Solo alcuni particolari alberi e pozzi e oggetti sono "portatori
d'anima"".
E poi:
riflessioni sul linguaggio ("In realtà non abbiamo ancora alcuna idea del
perché siamo le sole creature ad avere un linguaggio così complicato").
Sulla mitologia, sulle tante mitologie che accompagnano i tanti popoli del
mondo e che - tutte - si riferiscono alle origini. Quelle nostre origini che
rimarranno misteriose sempre. Sul tempo: perché ne siamo prigionieri e
ossessionati?
E infine,
sui vari acciacchi che possiamo soffrire e che contribuiscono a renderci
consapevoli, ogni volta, delle varie parti del corpo cui si riferiscono.
"Il disturbo è un modo per diventare sensibili".
E a questo
punto James Hillman tira fuori dalla manica la carta che dovrebbe persuaderci
di tutto quello che si dice o ha detto, in un Paese come il nostro così ricco
di tifosi e a volte anche di intenditori di sport: "Può capire che cosa
intende per coscienza organica se le dico che Baggio, il calciatore, ha una
coscienza nel piede, nel collo, che noi non abbiamo".
Molte volte
ci siamo chiesti, quasi ogni giorno ce lo chiediamo di nuovo in che cosa
consista davvero il fascino di questo sport impenetrabile che è il calcio
("un mistero senza fine bello" diceva Gianni Brera).
James
Hillman ci aiuta a capire che con quegli arti che abbiamo: la gamba, il piede,
il collo del piede, noi sappiamo fare poco altro che camminare. Mentre un
calciatore, specie se è come Baggio, può utilizzarli in mille torsioni diverse,
imprevedibili, produttive di gol o di passaggi geniali.
E questo ci sorprende ammirati, come ci sorprendevano i fiori cresciuti in quel giardino. Di questa piacevole sensazione sono grato a James Hillman e a Silvia Ronchey.