![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 15 NOVEMBRE 2001 |
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Ubiquità di Mark Buchanan è uno strano libro. La sua retorica di superficie è piuttosto tradizionale: l'autore, fisico per formazione, comincia raccontando sviluppi scientifici degli ultimi anni e finisce traendone importanti lezioni per gli umanisti, e in particolare per gli storici. Le nuove idee, però, non sembrano molto originali. "Non esiste un determinismo storico: non ci sono equazioni o principi fondamentali infallibili a cui gli studiosi possano far riferimento quando cercano di spiegare un evento". E' vero invece che "la struttura politico-sociale del mondo si trova sempre sull'orlo dell'instabilità" e dunque "anche un episodio minimo può determinare una serie di avvenimenti imprevedibili"; tanto più che gli esseri umani hanno la capacità di influenzarsi l'un l'altro e così far nascere, apparentemente dal nulla, rivolgimenti di dimensioni epocali. L'unico possibile obiettivo polemico di tali idee sarebbe una concezione romantica come quella di Thomas Carlyle, secondo cui "la storia era la biografia dei grandi uomini". Da tempo però questa concezione è tramontata; Buchanan lo sa e cita ripetutamente storici ben consapevoli della complessità e imprevedibilità delle umane sorti. Anche allora però non abbandona la retorica: certo questi autori hanno ragione, ma "non si sono resi conto della fondatezza scientifica delle proprie supposizioni". In altre parole, storici e umanisti avevano ragione nel disegnare un mondo che sfugge al controllo di semplici equazioni perché finalmente la fisica ha imboccato la stessa strada. Attraverso le teorie delle catastrofi si è affermata in fisica l'"idea nuova e originale" che "i sistemi più semplici possono comportarsi in modo assai complesso". Facendo cadere su un tavolo un granello di sabbia dopo l'altro si crea una struttura (un mucchio) suscettibile di straordinarie vicissitudini: in cui cioè un singolo granello in più può causare valanghe di entità qualsiasi. "A compensare la carenza di ordine a livello di singoli eventi intervengono leggi statistiche molto regolari". Neanche queste risultano sorprendenti: scopriamo infatti che le valanghe (o le scosse sismiche, o le crisi finanziarie, o le guerre) più grosse avvengono più raramente e che le valanghe più grosse non hanno sempre cause più grosse delle valanghe minuscole - l'equilibrio critico del sistema può dare un peso devastante alla variazioni più impercettibili. Ma è davvero rivoluzionario (catastrofico?) il mutato atteggiamento che per questa via si fa largo nella ricerca scientifica. Durante il breve episodio della nuova scienza, dal Seicento in avanti, gli esseri umani hanno creduto di poter isolare e manipolare a proprio beneficio i pochi, autentici fattori causali dell'universo; adesso comincia a riaffiorare la coscienza che, in fondo, possiamo solo far cadere un granello da qualche parte e osservare quel che capita. Un'idea così antica ha acquistato nuova dignità quando gli scienziati hanno avuto a disposizione uno strumento che permette loro di fare simili esperimenti a tappeto e senza rischi, e infatti le simulazioni al computer sono onnipresenti nel libro di Buchanan. Restando inteso che quando si simula, non si può mai avere la garanzia che non si stiano trascurando i tratti decisivi: il rapporto tra simulazioni e realtà è tanto complesso e imprevedibile quanto la realtà stessa.