RASSEGNA STAMPA

11 NOVEMBRE 2001
FILIPPO GIORGI
Il clima che ci cambia la vita

Ecco cosa emerge dal vertice tra i governi a Marrakesh

Il Pannello intergovernativo sui cambiamenti climatici (o Inter­governmental panel on climate change, Ipcc), una istituzione crea­ta dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) e dalla Orga­nizzazione meteorologica mondia­le (Wmo), ha recentemente com­pletato il suo terzo rapporto sullo stato della ricerca sul clima terre­stre.  Questo rapporto, che viene redatto approssimativamente ogni 5 anni con il contributo di centina­ia di esperti, viene considerato dal­la comunità scientifica il documento più autorevole sulla ricerca del clima, e costituisce la base scienti­fica su cui si fondano le discussio­ni fra governi sulle misure da adot­tare in relazione a possibili cambiamenti climatici futuri.  Il rapporto, che è stato approvato da delegazio­ni di oltre 100 nazioni a una riunione plenaria dell'Ipcc tenuta a Shan­ghai, in Cina, dal 17 al 20 gennaio 2001, contiene un numero di im­portanti conclusioni.

La prima, e più significativa, è che globalmente la superficie della Terra si è riscaldata di circa 0,6 gradi durante il ventesimo secolo, e che l'evidenza è sempre più con­vincente che il riscaldamento durante gli ultimi 50 anni è da attribuire principalmente all'effetto serra di gas, come l'anidride carbonica, emessi dalla combustione di combustibili fossili (per esempio petro­lio e carbone).  In altre parole, du­rante gli ultimi 50 anni, il riscalda­mento terrestre è soprattutto dovu­to ad attività umane.  L'effetto dei gas cosiddetti serra (soprattutto anidride carbonica e metano) è di intrappolare negli strati bassi della atmosfera una parte dell'energia emessa dalla superficie terrestre e quindi riscaldare la superficie stessa. Diversi altri indicatori mostrano una visione di una atmosfera in riscaldamento, come la riduzione estesa di ghiacciai e copertura nevosa e un innalzamento globale del livello del mare dovuto soprattutto al­l'espansione termica dell'acqua.  E' anche interessante notare che ricostruzioni climatiche per l'ultimo millennio indicano che gli anni No­vanta sono stati i più caldi, e in particolare il 1998 l'anno più cal­do, del millennio.  Queste conclusio­ni, che è importante ricordare sono abbastanza diverse per esempio da quelle del primo rapporto Ipcc del 1990, sono basate su nuove ricer­che che includono sia osservazioni climatiche più capillari che l'uso di complessi modelli numerici del cli­ma terrestre che vengono, fatti funzionare sui grandi su­percomputer di ulti­ma generazione.  Questi modelli ven­gono poi usati per studiare come il cli­ma terrestre può evolversi durante il 21° secolo assumen­do diversi itinerari, o scenari, di emissioni dì gas serra dovu­ti a diverse ipotesi di sviluppo sociale e tecnologico.  Queste proiezioni di clima ma ci dicono che per la fine del 21° secolo il riscaldamento globale po­trebbe essere fra 1,4 e 5,8 gradi.  Questa velocità di riscaldamento sa­rebbe senza precedenti nella storia nota del clima terrestre degli ultimi 400.000 anni.  Il livello del mare dovrebbe ulteriormente innalzarsi dai 9 agli 88 cm, il che presentereb­be grossi rischi per molte aree co­stiere.  Ghiacciai, copertura nevosa e ghiacci marini dovrebbero ulte­riormente diminuire e dovrebbe es­serci un aumento della intensità del­le precipitazioni e più in generale un aumento della intensità di even­ti estremi come uragani e tempeste tropicali.  A livello regionale o loca­le, le proiezioni dì cambiamenti cli­matici sono caratterizzate da una maggiore incertezza, ma appare chiaro dai modelli che grossi cam­biamenti climatici a livello regionale sono probabili.  Per esempio, nell'area del Mediterraneo i modelli indicano che il riscaldamento in estate potrebbe essere molto mag­giore della media globale e che le pioggie estive potrebbero diminuire significativamente.  Questo contribuirebbe a un generale inaridí­mento della area Mediterranea.

Perché preoccuparci dei cambia­menti climatici?  Perché questi pos­sono influenzare molte attività di fondamentale ìmportanza per la società, come la produttività agrico­la, le risorse idriche, la salute pub­blica, lo sviluppo di zone costiere, la pesca e diverse attività turistiche e ricreative.  Per dare una idea della possibile entità di questi impatti, basti pensare che è stato stimato che un aumento del livello del ma­re di 80 cm significherebbe dover rilocare circa 15 milioni di abitanti del Bangladesh. I cambiamenti climatici possono anche influenzare drasticamente ecosistemi naturali, per esempio le barriere coralline e gli ecosistemi montani.  In aggiunta, la frequenza e intensità di even­ti catastrofici come uragani, inson­dazioní e siccità potrebbe cambiare in maniera significativa. Questo avrebbe grandi impatti sulle comunità che vivono a più alto rischio ma anche su attività collaterali come quelle assicurative. Quello che rende più complesso questo quadro è che, se le proiezioni dei modelli sono corrette anche solo in prima approssi­mazione, la perturbazione climati­ca introdotta dalle attività umane nelle prossime decadi, non solo l'emissione dei gas serra, ma an­che i cambiamenti della superficie terrestre causati dall'urbanizzazio­ne e da attività come deforestazione e agricoltura, sarebbe senza pre­cedenti.  Dunque, è molto difficile prevedere la risposta a queste perturbazioni di un sistema complesso come la Terra, in cui l'atmosfera, gli oceani, la biosfera e i ghiacci interagiscono in maniera non-linea­re. In altre parole, la risposta del sistema Terra potrebbe riservare delle "sorprese" non contemplate dai modelli attuali.

Senza produrre allarmismi eccessivi o visioni catastrofiche di possibili climi futuri è chiaro che il problema dei cambiamenti clima­tici non può essere ignorato né dai governi, né dal settore privato, né dai singoli cittadini. Ancora molta ricerca è necessaria per ridurre le incertezze sulle proiezioni di cambiamenti climatici, specialmente le proiezioni le proiezioni a scala regionale e locale che sono di maggiore interesse per lo sviluppo di politiche di riduzione e adattamento a possibili cambiamenti climatici.  In queste settimane le delegazioni di molti governi si sono riunite a Marrakesh per discutere l'implementa­zione di politiche miranti alla ridu­zione della concentrazione di gas serra nell'atmosfera.  E' auspicabile che queste discussioni portino a delle risoluzioni che non rimanga­no solo sulla carta ma vengano rapidamente implementate.

L'autore è capo della sezione di Fisica del clima dell'Abdus Salam international centre for theoretical physics di Trieste
inizio pagina
vedi anche
Ecologia