![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 NOVEMBRE 2001 |
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Allah è
grande, ma anche il Dio dei cristiani e il Yahvé degli ebrei non scherzano, per
non parlare di Buddha e delle divinità della Trimurti degli indiani... Poiché,
nonostante ogni sforzo in contrario, sono proprio loro che vengono evocati
sempre più esplicitamente in questa che non è una guerra di religione, ma che
sta finendo per diventarlo, possiamo solo sperare che a un certo punto diano un
segno di vita, inducendo i loro fedeli o pretesi tali a qualche sano
ripensamento. Il Dio dei cristiani sarà davvero "con noi" quando
sganciamo bombe di ogni tipo sull'Afghanistan nel vano tentativo di colpire Bin
Laden?
E Allah sarà
stato con i terroristi delle Torri Gemelle o con i kamikaze che si fanno
saltare alle fermate di autobus a Gerusalemme, o Yahvé a fianco degli
israeliani quando attuano le loro sanguinose rappresaglie? Insomma, sarebbe
forse ora che questa guerra che pretende di non essere di religione, lo diventasse
almeno un po', per domandarsi se quella divinità a cui tanti dicono di voler
obbedire non si ribelli a tutto questo spargimento di sangue. Sarebbe il caso
di ricordare, almeno noi cristiani (o occidentali, che è in gran parte lo
stesso), che la laicità che invochiamo continuamente non è la libertà di
perseguire semplicemente i nostri interessi terreni a ogni costo, ma è lo
spazio di gioco umano che proprio la rivelazione biblica ci ha messo a
disposizione, lo spazio di una relazione con l'umanità dell'altro libera
dall'idolatria delle tante "verità" che hanno spesso legittimato ogni
tipo di sterminio. Amicus Plato, sed magis amica veritas - lo hanno sempre
detto i dogmatici e fanatici di ogni tempo; e giù pogrom, inquisizioni, roghi
di eretici, carcerazione di diversi, oppressione delle minoranze devianti,
liquidazione delle razze inferiori...
Che cosa
hanno da dire le persone religiose di ogni fede in questo momento in cui le
loro divinità vengono coinvolte come agenti attivi di questa o quella parte in lotta?
Le giuste
invocazioni del papa alla pace tratterranno almeno una parte dei cattolici
dall'andare a Piazza del Popolo a inneggiare alla guerra con la banda
Berlusconi (diciamo banda in senso musicale, ovviamente)? E le prediche dei
mullah, in Oriente e in Occidente, dissuaderanno almeno una parte dei credenti
islamici dal mettersi al servizio dei diffusori di antrace?
Non
pretendiamo che, in nome della sua religione, Israele chieda perdono per la
propria esistenza come Stato, ma che si ricordi che il Dio della Bibbia non è
solo e sempre il Dio degli eserciti. Insomma, fino ad ora sembra che la voce
delle religioni, quando non si è levata decisamente in favore della guerra
contro gli infedeli, si sia limitata a predicare prudenza, dialogo, con il tono
di chi si rassegna all'inevitabilità della violenza nelle cose del mondo,
pronto eventualmente a benedire gli eserciti, per poi consolare le madri e le
vedove dei caduti e celebrare la loro memoria.
Non si può
davvero pensare a un'iniziativa di forte visibilità, altro che la marcia
inventata da Ferrara, da parte delle massime autorità delle varie religioni,
promossa da un qualche Sant'Egidio, ma meglio dal Papa stesso, perché si fermi
la guerra finché siamo ancora in tempo?
Non sappiamo se siamo davvero all'ultima spiaggia per la sopravvivenza della civiltà; ma forse questa sarebbe l'occasione per le religioni di mostrare che Dio non si è assentato definitivamente dalla storia della (sua) umanità.