RASSEGNA STAMPA

30 OTTOBRE 2001
GIULIO ALBANESE
LA VOCE DELLE STELLE

     Lucia Padrielli, astrofisica del Radiotelescopio di Medicina/Da Bologna, alla ricerca di altre vite nel cosmo

Parlava di "un'antenna per sentire il rumore delle stelle", Monica Vitti in una scena di "Deserto rosso". Vestiva i panni di un'astronoma. E Antonioni aveva allestito il set nel Radiotelescopio di Medicina, nella Bassa bolognese. Dove c'è davvero una donna ad ascoltare la voce delle stelle: Lucia Padrielli, astrofisica, membro del consiglio direttivo del Cnr, presidente della divisione radioastronomia dell'Unione Astronomica Internazionale (Iau) . Un figlio, un marito, la difficile impresa di conciliare l'essere donna con l'essere uno scienziato di fama internazionale che dello straordinario radiotelescopio di Bologna e della radioastronomia in generale conosce la storia, i segreti, le prospettive, i limiti.

L'istituto di Radioastronomia del CNR presso il quale lavora, gestisce due osservatori astronomici, uno presso Medicina e l'altro vicino a Noto (Siracusa) in cui operano complessivamente tre radiotelescopi. Nella stazione di Medicina si trovano il grande telescopio "Croce del Nord" (che ha cominciato a operare nel 1964) e una antenna parabolica. Oltre ad effettuare molte ricerche volte alla comprensione di diversi fenomeni astronomici che possono essere studiati con la misurazione delle onde radio provenienti da oggetti celesti, l'istituto di Radioastronomia collabora con l'istituto SETI (Search for Extra- Terrestrial Intelligence) che da anni coinvolge i radiotelescopi di tutto il mondo nella ricerca di segnali radio provenienti da forme di vita intelligenti eventualmente presenti nello spazio. Una ricerca che ha avuto recentemente un interessante sviluppo dopo la scoperta di numerosi altri pianeti orbitanti attorno a stelle diverse dal nostro Sole. Poiché la vita, se esiste in qualche altra parte nel cosmo, dovrebbe trovarsi sui pianeti e non sulle stelle, questa scoperta ha infati accresciuto notevolmente la speranza degli scienziati di trovare forme di vita extraterrestri.

Si tratta di un tema affascinante con molte ricadute sull'immaginario collettivo e diverse implicazioni anche di tipo filosofico.

"Anche se, in genere, chi fa il nostro mestiere, come l'astrofisico o il cosmologo, ha un approccio scientifico che non si discosta da quello delle altre discipline" - chiarisce subito Lucia Pedrelli. "Il problema della nascita dell'universo è per me un problema fisico. Cercare altre forme di vita nell'universo non è filosofia: se la vita si è originata da noi può essersi originata da qualche altra parte; se la vita è frutto di una particolare costruzione chimica questa costruzione può essere avvenuta anche altrove: è una questione statistica. Naturalmente ho una mia personale etica e visione filosofica del mondo,ma credo che non abbia nulla a che fare con il mio mestiere".

Quali sono le differenze fra un radiotelescopio e un normale telescopio ottico?

"Il cielo manda verso la Terra energia in tutta la gamma delle onde elettromagnetiche: ci sono le onde radio, l'infrarosso, il visibile, l'ultravioletto, i raggi X e i raggi Gamma. Alcune di queste energie superano l'atmosfera ed arrivano sulla terra, altre vengono assorbite o riflesse dall'atmosfera. L'ottico ed il radio sono osservabili da terra. Per l'ultravioletto, i raggi X e i Gamma dobbiamo invece andare nello spazio, mentre per l'infrarosso possiamo rimanere sulla terra, ma dobbiamo metterci su montagne altissime. Tutte le informazioni sono importanti per avere un quadro completo, e ogni "finestra osservativa" consente di vedere diversi fenomeni fisici. Dalle onde radio si hanno in prevalenza informazioni su fenomeni esplosivi che avvengono in oggetti astrofisici lontanissimi come galassie e quasar dove si producono elettroni che si muovono quasi alla velocità della luce in campi magnetici. Il visibile vede soprattutto l'emissione termica (stelle). I raggi X rilevano ancora un'altra fenomenologia e così i Gamma. Tutte le informazioni sono utili e complementari tra loro. Finché non c'era la radioastronomia e le altre "astronomie invisibili" l'universo era fatto soprattutto di stelle, poi, coi nuovi canali, l'universo si è allargato e si sono scoperti fenomeni prima sconosciuti come, per esempio, i buchi neri".

In che modo - chiediamo ancora - la radioastronomia, può essere utile per individuare l'esistenza di eventuali altre forme di vita nello spazio, per scoprire insomma se siamo soli nell'Universo?

"Un possibile approccio è quello del "Progetto Seti" che consiste nella ricerca di trasmissioni o segnali emessi dalla banda radio da una intelligenza extraterrestre.

Si parte dal principio che gli extraterrestri dovrebbero trasmettere onde radio circa come facciamo noi. Per prima cosa sono necessari un apparato strumentale ed una metodologia che distinguano i segnali naturali da quelli artificiali e che, fra quelli artificiali, distinguano quelli artificiali terrestri dagli altri. Si parte dal principio che i segnali extraterrestri siano simili ai nostri cioè trasmessi in una banda molto stretta perché se utilizzassero una banda molto larga servirebbe molta energia e noi ci aspettiamo extraterrestri intelligenti ed economi che non sciupino energia. Immaginiamo anche che questi segnali provengano dallo stesso punto del cielo. Fatte queste premesse si puntano zone del cielo con uno strumento capace di spaccare la banda osservativa in canali strettissimi ed in grado di analizzare la quantità di segnale in ognuno dei canali nella speranza di trovare un canale anomalo. Si dovrebbe poi ripetere l'osservazione confermando l' esistenza di una emissione in banda stretta proveniente da un punto "extraterrestre". A Medicina abbiamo uno strumento, che si chiama Sentinel, che fa questo e contemporaneamente tiene sotto controllo le interferenze terrestri. Certamente non è un'impresa facile. Cerchiamo davvero il classico ago in un pagliaio sconfinato. Ma chissà... L'avventura è comunque entusiasmante."

Non avete avuto proprio mai l'impressione di ricevere un segnale intelligente?

"No, proprio mai. Siamo invece sommersi dalle interferenze terrestri. Questo pianeta è sempre più autistico, continuando così non potrà più ricevere nulla da fuori e, alla fine, ascolterà solo se stesso!".
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