RASSEGNA STAMPA

26 OTTOBRE 2001
CLAUDIO MAGRIS
"L'anarchia degli atomi" sconvolge ogni gerarchia

     Da Nietzsche a Musil, il naufragio dell'io nel mare della vita

Pubblichiamo parte della lezione inaugurale che Claudio Magris ha tenuto ieri al Collège de France di Parigi

Il nichilismo, comunque inteso, coinvolge sia la vita sia la sua rappresentazione - i modi, le forme, la possibilità o impossibilità di raccontarla cogliendone o no un senso. Il corso cercherà di vedere - attraverso l'analisi di diversi autori di diversi Paesi - come la letteratura europea abbia vissuto l'esperienza della crisi o dissoluzione del soggetto - che implica quella del linguaggio - e l'esperienza del nichilismo. Un punto di partenza, un angolo prospettico determinante sarà la celebre diagnosi di Nietzsche - ch'egli riprende da Bourget e che Musil a sua volta riprenderà nei Diari , facendone il tema, la poetica e la struttura stessa del suo incompiuto e interminabile Uomo senza qualità - secondo la quale la vita non dimora più nella totalità, in un Tutto organico e concluso. La realtà, il discorso e l'io stesso, come dice Nietzsche in un passo del Caso Wagner , si risolvono in un'"anarchia di atomi" che sconvolge ogni gerarchia, restituisce "la libertà dell'individuo", la "vibrazione e l'esuberanza della vita" svincolata da significati e valori; nel caotico brulicare della vita, tutti i particolari acquistano una selvaggia autonomia, "eguali diritti per tutti".

Vorrei cercare di vedere come tutto ciò si colleghi con la crisi del grande stile, inteso quale capacità di ridurre il mondo all'essenziale e di dominare la proliferazione del molteplice in una laconica unità di significato, e di analizzare la posizione contraddittoria di Nietzsche rispetto al grande stile stesso. Da un lato cioè egli, in un frammento del 1888, celebra il grande stile quale volontà vittoriosa, forza capace di "dominare e costringere il caos", estensione dello sguardo su maggiori moltitudini e vastità", ossia prospettiva dall'alto, gerarchica, ordinatrice e legislatrice; forza organizzante che non porta certo alla luce un senso immanente alla vita, bensì, come dirà sulle sue orme Gottfried Benn, impone "una legge contro la vita", piega il brulichio di quest'ultima all'imperiosa volontà di forma.

D'altra parte Nietzsche, nel medesimo frammento, esalta il grande stile per motivi opposti; lo identifica col "raffinamento dell'organo per la percezione di molte cose piccolissime e fuggevolissime". L'"ebbrezza e la potenza", com'egli dice, connesse al grande stile vengono identificate non col dominio o autodominio apollineo, ma con la dispersione dionisiaca dell'io nel fluire sensibile. La percezione di molte cose piccolissime e fuggevolissime infrange ogni unità e ogni gerarchia, emancipa i particolari da ogni totalità e conferisce ad ognuno di essi, sciolto da ogni nesso, una selvaggia autonomia, gli "eguali diritti per tutti".

Ciò comporta una dissoluzione del soggetto, sia linguistico sia psicologico. Vero padre dell'avanguardia, Nietzsche disgrega il "pregiudizio" della parola dura "come sassi" che rattrappisce la vita (rispettivamente Aurora e Umano, troppo umano ). Non c'è più un soggetto unitario che possa abbracciare, selezionare e unificare il molteplice da una prospettiva superiore e dunque afferrare il mondo nell'unità della frase. Finché si pensa in frasi con il punto finale - scriverà Musil nei Diari - certe cose non si lasciano dire e la pluralità del reale emerge nella sua inesauribile frammentarietà: "il linguaggio mette raramente a disposizione i plurali per le sottospecie del sentimento".

Questo comporta una crisi radicale dell'individuo, che avverte la propria discontinuità e pluralità. L'"uomo del sottosuolo" di Dostoevskij - che per questo Nietzsche considera così simile al suo superuomo o oltreuomo - comprende e proclama che questa frana della sua individualità deriva, nietzscheanamente, dalla mancanza di un fondamento: egli dice di non possedere le cause prime su cui poggiare e di risalire invano, con la sua "professione di pensiero", a un fondamento originario, perché ogni causa lo rimanda a una precedente e così via all'infinito, in un abisso di infondatezza, in cui ogni unità della persona si perde. L'io appare "insalvabile", come proclama Mach, cui Musil dedica la sua tesi di dottorato nel 1908, e si scompone negli elementi semplici che lo costituiscono, nell'"anarchia di atomi". Su tutti i fronti - come scrive Musil nell' Uomo senza qualità - l'io perde il senso che ha avuto finora, di un "sovrano che compie atti di governo".

Tutto ciò distrugge evidentemente ogni ideale di formazione dell'individuo e ogni Bildungsroman . Disarticolando la propria autobiografia in un'allucinatoria sconnessione, Strindberg dice di sé, parlando in terza persona: "egli non divenne mai se stesso, mai un individuo compiuto" e Hamsun, nelle sue conferenze del 1890 a Cristiania, contrappone alla psicologia unitaria dei caratteri - di quel "carattere" già rifiutato dall'uomo del sottosuolo di Dostoevskij - "la vita inconscia dell'anima, quel mondo di reti e di cellule e di spigoli e di sconcertanti profondità, in cui tutto vive e si muove e si muta"....
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Storia della filosofia