![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 OTTOBRE 2001 |
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Un ricordo
del più grande dei «metafisici» contemporanei
Se Bill Evans era il pianista
per i pianisti, quello che tutti i jazzisti andavano ad ascoltare, David
Lewis è stato il filosofo per i filosofi. I suoi articoli e i suoi libri
hanno definito e occupato il centro della riflessione contemporanea in
metafisica, filosofia della mente e filosofia del linguaggio, e per i filosofi
contemporanei non averli letti significa non essere informati, né più né
meno. Filosofo analitico a Princeton,
probabilmente il dipartimento più prolifico degli Stati Uniti, Lewis non si è
mai riconosciuto nella definizione dogmatica di filosofia analitica che fa
del linguaggio il punto di partenza per l'analisi filosofica. Il suo
contributo principale riguarda la metafisica della modalità (la possibilità e
la necessità sono modi di esistere di un individuo, o modi di essere vera di
una proposizione) e va sotto il nome di "realismo modale". La teoria è complessa, ma l'immagine di fondo
è semplice e suggestiva. Per Lewis non
esisterebbero solo gli individui attuali (noi e il nostro ambiente), ma anche
molti (illimitatamente molti) individui non attualizzati che non sono di un
tipo fondamentalmente diverso da noi e dalle cose del nostro ambiente e non
sono dotati di una esistenza più evanescente.
Per esempio, c'è una mia controparte, del tutto simile a me, che abita
in una controparte di casa mia (una casa del tutto simile alla mia), e che
invece di lasciare questa sigaretta nel pacchetto si mette alla finestra a
fumare. Se si accetta l'esistenza delle
controparti si spiegano nozioni come la possibilità e la necessità. Dire che potrei fumare questa sigaretta
significa pensare che una mia controparte sta fumando una controparte della mia
sigaretta; dire che è necessario che io sia un essere umano significa che tutte
le mie controparti lo sono. Le
controparti abitano in universi possibili del tutto privi di legami di spazio,
tempo e causalità con il nostro universo.
Il mondo attuale, quello in cui viviamo, non ha nulla di speciale, se
non il fatto che ci viviamo noi. Non
esiste "più" degli altri.
Tutti questi mondi egualmente esistenti saturano il campo metafisico e
la loro gigantesca pluralità è sembrata indigesta a molti filosofi metafisicamente
più ascetici. Lewis la difende sulla
base di un'analisi di costi e benefici, un principio metodologico esplicito
che richiede di valutare sempre le conseguenze di una posizione filosofica.
I mondi, possibili sottendono
l'interpretazione delle frasi condizionali controfattuali, che tipicamente
presuppongono la falsità dell'antecedente: «se fossero tutti nati in
Finlandia, parlerebbero tutti fmlandese».
Secondo Lewis una frase come questa è vera se nei mondi possibili in cui
sono nati tutti in Finlandia tutti parlano fmlandese; la teoria richiede, però
che solo certi mondi vadano esaminati, quelli più simili al nostro in certi
rispetti. La causalità, una delle
nozioni centrali in metafisica, viene a sua volta interpretata come
un'asimmetria controfattuale rispetto al tempo: se oggi scrivessi un articolo
differente, domani sul mio schermo ci sarebbero parole diverse; ma non è detto
che ci sarebbero state parole diverse ieri.
Il senso comune estende
l'asimmetria temporale dei controfattuali negando la possibilità dei viaggi
nel tempo, che Lewis considera invece metafisicamente del tutto legittimi:
basta non pensare a un viaggio nel tempo come a uno spostamento, ma come alla
saldatura controfattuale di certe fasi presenti della vita del viaggiatore nel
tempo con fasi passate della sua vita.
In pratica, il viaggiatore del tempo era già nel passato, non lo ha
alterato con il suo viaggio (e non può quindi alterare il presente, come
invece piacerebbe agli autori di fantascienza).
Le
analogie tra spazio, tempo e modalità sono l'asse portante del sistema (se si
può ancora sperare di trovare un filosofo sistematico ai nostri giorni,
questo è sicuramente Lewis). Alla loro
base si annida il principio di "sopravvenienza humiana": non ci sono
connessioni necessarie nella realtà, che è un mosaico di miniate particolari
giustapposti. Non potrebbero esserci
due universi o mondi possibili differenti se non ci fossero differenze nei
loro rispettivi mosaici, ovvero in qualche minifatto locale. Ma non ci sono altre differenze. Per esempio, i controfattuali sono
interpretati guardando le somiglianze tra i dettagli dei diversi mondi. E si
può parlare di viaggi nel tempo se si trova un qualche individuo nel passato
le cui fasi assomigliano alle fasi adeguate di un individuo a lui successivo
nel tempo, e assomigliano loro quanto basta per farci dire che le fasi
precedenti dipendono controfattualmente da quelle successive. Non serve altro.
Da un autore che viene ricordato dai colleghi per il conversare in paragrafi numerati e per la proprietà assai estrinseca di aver viaggiato su tutto il sistema ferroviario britannico ci si può aspettare anche che abbia lasciato più di un classico in aree assai disparate. Anzitutto un contributo fondamentale, sempre molto citato, alla filosofia del linguaggio: l'interpretazione delle convenzioni - linguistiche e non - come soluzioni di giochi di coordinazione (Conventions). Ma anche, tra molti altri lavori: una semantica basata sulla generalizzazione dell'idea di Carnap per cui i significati sono associati a funzioni che determinano le "estensioni" (General Semantics), la concezione dell'identità personale che interpreta le persone come interi le cui parti sono fasi temporali (Survival and Identity), la riduzione della teoria degli insiemi alla teoria degli interi e delle parti (Parts of Classes) e una deliziosa e surreale teoria materialista dei buchi (Holes, scritto con la moglie Stephanie). Si tratta di testi originali e creativi, capaci di mostrare aspetti insoliti e sorprendenti di un problema di snidare analogie profonde tra settori apparentemente distanti della conoscenza e del pensiero; articoli dalla lucida eleganza, modelli insuperati per chi cerca di scrivere rispettando il lettore.