RASSEGNA STAMPA

14 OTTOBRE 2001
COSIMO MARCO MAZZONI
«Voci» di un biogiurista cristiano

Francesco Donato Busnelli, «Bioetica e diritto privato.  Frammenti di un dizionario», Giappichelli, Torino 2001, pagg. 314, L. 40.000.

Gli studiosi del diritto civile italiano che coltivano interessi e scri­vono di argomenti legati alla bioetica si contano sulle dita.  E pensare che altrove quegli interessi formano una disciplina a sé, detta Law and Bioethics.  Uno dei più autorevoli civilisti italiani ha ora raccolto sotto forma di dizionario alcuni saggi scritti nell'arco di un ventennio.  Sono capitoli precipui non tanto della bioetica, quanto del diritto civile in senso proprio.  Si prenda la voce «Con­cepito».  Che cosa argomenta il civilista piegato alla bioetica?  Discute della tute­la dell'embrione.  Anche il giurista alle prime armi sa che i diritti soggettivi in genere fanno capo a soggetti del diritto.  E l'embrione non è tra questi.  Ma l'ana­lisi del giurista non si ferma qui.  Il discorso diventa più articolato se parte dalla premessa che la vita prenatale sia un continuum che non si presta a essere interrotto o sezionato in fasi distinte e diversamente qualificabili.  La conclusio­ne di Busnelli è che «il concepito è costituzionalmente un soggetto giuridi­co e quindi ha diritto alla tutela della vita, della salute, della identità, della dignità».  Egli tuttavia «non ha la capaci­tà giuridica», anche se «è destinato con la nascita a divenire persona fisica».

Il libro si sviluppa sui temi delle bio­tecnologie avanzate, della clonazione, dei codici di deontologia, del danno alla salute, dell'aborto, della procreazione as­sistita, del rifiuto di terapie, del trattamen­to dei dati personali, di wrongful life, dell'eutanasia eccetera.  Quest'ultimo te­ma, e più in generale quello che l'autore chiama «la realtà dell'essenza umana», è presente in più di un saggio.  Si veda la voce «Rifiuto di terapie», dove la ricerca di una coerenza tra neologismi e concetti ricavati da altri sistemi e la lettera della legge conduce a chiarimenti e distinzio­ni, talvolta importanti tal'altra solo for­mali.  La voce «Vita umana», al termine di un ampio discorso di sintesi su varie ipotesi connesse al suo inizio e alla fine, ove la nozione è messa in crisi dalla «dissociazione del diritto dalla realtà dell'essenza umana», si conclude con l'affermazione, difficilmente contestabi­le in via di principio, ma tuttavia ragione e causa di eccezioni e di compromessi, del "rispetto" dell'essenza umana.

La posizione di Busnelli, giurista di ispirazione cattolica, si esprime in for­me attente al pluralismo dei valori e ad una visione "laica" dei rapporti che inter­corrono tra la concezione sacra della vita umana e le applicazioni del princi­pio di autonomia, che viene in questa materia evocato nella sua espressione più significativa, cioè il consenso infor­mato.  Sulla materia dell'inizio e della fine della vita le posizioni sono ancora lontane.  Chi condivide su questi temi la vigenza di «valori puramente umani e mondani, rinunciando, anche nella libertà della propria coscienza, a controllarli e consolidarli sopra fattori trascenden­ti», per usare le parole di Uberto Scarpelli, avrà qualche difficoltà a far pro­prie soluzioni e analisi contenute in que­sto libro.  Le quali tuttavia, per la pre­gnanza del discorso giuridico e il pragmatismo che le ispira, sono la prova secondo la quale la discussione non può e non deve porsi su posizioni concettua­li contrapposte e necessita la ricerca di basi, di ispirazione laica e di ispirazione religiosa, comuni.  Lo rende urgente pro­prio l'analisi giuridica, la quale ha tra le sue finalità anche quella, qui fondamenta­le, di proporre una traccia al legislatore.
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Bioetica