![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 OTTOBRE 2001 |
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La rivista "liberal" nell'ultimo numero mette a fuoco il
rapporto fra capitalismo occidentale, sviluppo e ideologie progressiste
Un'ecologia liberale
contro i catastrofismi di chi demonizza tecnologia e profitto
"Ognuno
loda, ognuno taglia". Mi è sempre rimasta impressa questa frase di una
breve poesia di Giovanni Pascoli che studiai ai tempi delle elementari. Ne La
quercia caduta , il poeta racconta di una grande quercia che è rovinata al
suolo e dell'affaccendarsi degli uomini e delle donne del vicino villaggio per
rimuovere le varie parti e portare a casa una bella provvista di legna. Tutti
parlano in termini elogiativi delle dimensioni dell'albero e delle sue doti e
tutti si adoperano a tagliarne via il più possibile. Ognuno loda, ognuno
taglia, appunto. La frase mi viene in mente ogniqualvolta ascolto discorsi di
un certo tipo, riferiti all'ambiente, al suo forsennato sfruttamento da parte
dell'uomo e alle possibili strategie per salvaguardarlo. Non c'è dubbio che si
consuma troppo, a tutti i livelli e sotto ogni rispetto. E non c'è dubbio che
ciascuno di noi potrebbe consumare di meno. Consumare di meno non può che
discendere dal pretendere di meno. A tutte le ore di tutti i giorni dell'anno,
ciascuno di noi compie, più o meno inconsapevolmente, un certo numero di azioni
che si risolvono prima o poi nel consumo di risorse naturali, cioè della
spoliazione progressiva del pianeta. È chiaro che ciò non è evitabile in
blocco. La nostra specie vive, come tutte le altre, utilizzando a proprio
vantaggio le risorse naturali. Il problema è che siamo tanti e che nessuno di
noi si limita all'indispensabile. Sono convinto che si potrebbe fare molto per
contenere le nostre pretese e questo gioverebbe probabilmente anche al nostro
benessere interiore.
Detto questo
però, è abbastanza evidente che la buona volontà non è sufficiente e che non
basta consumare individualmente di meno. Occorre quindi pensare a qualcosa di
diverso. Questo qualcosa non può essere che la scienza e la tecnologia illuminata,
anche se ciò non piace a molti. È sempre più chiaro che l'ambiente si può
salvare sol pensando, o ripensando, in maniera approfondita e originale, a come
poter utilizzare a questo fine gli strumenti scientifici di oggi e di domani.
Per ottenere
questo, occorre innanzi tutto fare una diagnosi seria e affidabile di quali
sono i guasti attuali e potenziali. Si tratterà poi di individuare gli
obiettivi da perseguire e cercare le opportune soluzioni. Per molti aspetti
questo è già successo. C'è stata una progressiva presa di coscienza dei rischi
ambientali e sono scattate leggi e dispositivi finalizzati a un uso non troppo
cervellotico delle risorse ambientali. È nata una vera e propria industria
della prevenzione ecologica. Gli effetti di tutto ciò possono non essere di per
sé evidenti nella nostra vita di tutti i giorni, ma sono evidenti quando si
compara la situazione dei Paesi dove è stata presente questa coscienza a quella
dei Paesi, ad esempio quelli dell'Europa dell'Est, dove questa coscienza è mancata
per anni. Nessuno si poteva nemmeno lontanamente immaginare quale fosse la
situazione in quei territori. Dove è stato fatto qualcosa, insomma, i risultati
si vedono. Probabilmente non basta e bisogna escogitare qualcosa di efficace.
Certo la via non è quella degli allarmismi esagerati e esagitati e delle
campagne lanciate contro falsi obiettivi. Occorre fare l'inventario dei danni
ambientali prodotti dalla nostra civiltà, senza però confonderli con fenomeni
che sarebbero comunque accaduti, come i cambiamenti climatici, e senza
demonizzare comportamenti e pratiche che non comportano che un minimo danno.
Occorre quindi una riflessione seria sullo stato di salute della nostra vecchia
Terra e uno sforzo collettivo finalizzato all'impiego di strumenti tecnologici
sempre più efficienti e mirati, non una condanna aprioristica della tecnologia
e del profitto, condanna che serve solo a scaricare la coscienza di chi la
pronuncia.
L'aspetto
più grave della conduzione retorica e demagogica di certe campagne ecologiste
è, secondo me, il fatto che sono centrate sul perseguimento del benessere
immediato di alcune frange della popolazione del Globo e trascurano il resto
del mondo e soprattutto gli interessi delle generazioni future. Occorre pensare
il problema delle risorse energetiche, degli approvvigionamenti alimentari,
dello smaltimento dei rifiuti di tutti i tipi e della salute, in una
prospettiva a lungo termine. La popolazione mondiale non diminuirà entro breve
tempo e probabilmente continuerà ancora per un po' ad aumentare. La gente,
tutta la gente, non ridurrà le proprie pretese, e sul palcoscenico della
società dei consumi si affacceranno sempre nuove fasce di individui. Non
bastano quindi i piccoli rimedi locali, la miope preservazione di certi
privilegi. Occorre pensare in grande e non aver paura di intraprendere azioni
che possono sembrare momentaneamente pericolose.
L'Uomo è
divenuto incontrovertibilmente tale da quando ha cominciato a utilizzare un
certo numero di strumenti, materiali o concettuali, per quanto rudimentali e
primitivi. Non c'è dubbio che questo ha contribuito a espandere il suo spazio
vitale e a moltiplicare le sue pretese. Non può e non deve, oggi, rinunciare
alla sua vocazione di homo faber , in nome di un ridicolo ritorno alla natura. Quale
natura? Quella di qualche milione di anni fa non c'è più e non avrebbe senso
tentare di risuscitarla come tale. Occorre inventarsi una nuova natura che
conviva con l'Uomo e cresca con lui.
Io non ho ricette miracolistiche. E come potrei? Capisco solo che occorrono idee chiare e una grande modestia. Abbiamo ancora tanto da imparare e non è con i preconcetti e gli apriorismi che si impara. Diamo un po' di fiducia all'Uomo e alle sue risorse intellettuali e morali. D'altra parte se non si ha fiducia nell'Uomo è meglio chiudere bottega una volta per tutte.