RASSEGNA STAMPA

10 OTTOBRE 2001
PIETRO GRECO
La materia che si muove come «un sol uomo»

Il riconoscimento per la Fisica è stato assegnato a Ketterle, Cornell e Wieman, creatori della condensazione Bose-Einstein

La Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma ha assegnato ieri il  Premio Nobel  2001 per   la fisica al tedesco Wolfgang Ketterle e agli americani Eric A. Cornell e Carl E. Wieman.  Tutti lavorano negli Stati Uniti.  E tutti sono stati premiati per aver «realizzato una conden­sazione di Bose-Einstein in gas diluiti di atomi alcalini e per i primi studi fonda­mentali sulle proprietà dei condensati».  Ai profani la motivazione dell'Accademia, sve­dese risulterà alquanto oscura.  Ma ai fisici dice molto.  Perché la Bec, la condensazione di Bose-Einstein, è un tipo di materia affatto nuova, del tutto sconosciuta nel nostro universo (per quel che se ne sa, ovvia­mente).  Una materia superfluida.  La differenza che passa tra la materia ordinata e la materia condensata di Bose-Einstein è la stessa che passa tra la folla in una piazza di domenica e un plotone di soldati in una piazza d'armi.  Nella piazza domenicale di una qualsiasi città regna in genere un sim­patico caos, perché le persone si muovono ciascuna in modo indipendente dall'altra, in tutte le direzioni.  Nella piazza d'armi, invece, regna un ordine severo: irregimen­tati in un plotone, comandati dal classico sergente di ferro, i soldati si muovono tutti nella stessa direzione, alla stessa velocità, sollevando le gambe in modo sincronizza­to. Insomma, si muovono «come un sol uomo».  Ecco, quello che nel 1995 hanno fatto i sergenti di ferro Cornell, Wieman e Ketterle è di essere riusciti a trasformare una piazza domenicale in una piazza d'armi e nell'aver fatto muovere in modo compatto, «come un sol atomo», un pugno gassoso di atomi di rubidio e di sodio.  L'impresa ha dell'eccezionale e ora vi dire­mo perché.  Tutte le particelle fondamentali della materia conosciuta si dividono in due grandi famiglie, i bosoni (così chiama­ti in onore dell'indiano Satyendra Bose) e i fermioni (così chiamati in onore dell'italiano Enrico Fermi). Le due famiglie sono divise dallo spin, una grandezza fisica che può essere vagamente associata al modo in cui le particelle ruotano su se stesse.  I bosoni hanno spin intero.  E i fermioni hanno spin semintero.

Questa diversità è fondamentale.  Perché, in particolari condizioni, determina un comportamento affatto divergente tra que­ste particelle.  Se portate bosoni e fermioni a una temperatura prossima allo zero asso­luto (273 gradi e spiccioli sotto la tempera­tura di fusione del ghiaccio) i primi perderanno la loro individualità e saranno costretti a irregimentarsi come il plotone in una piazza d'armi, mentre i secondi congeleranno la loro differenza, distribuendosi a livelli di energia l'uno rigorosamente diverso dall'altro. La prossimità dello zero assoluto fa emergere lo spirito collettivo dei bosoni, e al contrario esalta fino alla massima definizione di dettaglio lo spirito individualista dei fermioni. A scoprire la teoria del comportamento obbligato dei bosoni furono negli anni '20 dello scorso secolo Bose ed Einstein. A scoprire la teoria del comportamento obbligato dei fermioni furono, qualche tempo dopo, Pauli, Dirac e lo stesso Fermi.

Dalla teoria alla osservatone il tempo di attesa è stato piuttosto lungo.  Per tre moti­vi. Perché raggiungere temperature prossi­me allo zero assoluto non è semplice.  Per­ché evitare gli effetti di disturbo che impe­discono a un gruppo di atomi di formare un plotone ordinato è ancora meno sem­plice.  E perché, infine, gli elettroni, i proto­ni, i neutroni di cui è fatta la materia ordinaria sono tutti fermioni: anche per il più arcigno dei sergenti (fisici sperimentali) avere bosoni da irreggimentare è davvero impresa complicata.  Tuttavia l'impresa di ottenere un condensato di Bose-Einstein è davvero desiderabile.  Perché la teoria vuo­le che quelle particelle non solo si compor­tino «come una sola particella», una «su­perparticella», ma si compongo anche con le bizzarrie tipiche di una particella quantistica.  In definitiva il condensato di Bose-Einstein deve essere un materiale così fluido da risalire spontaneamente lungo le pareti di bicchiere che lo contenesse e così ineffabile da trasportare corrente elettrica lungo un filo metallico senza incontrare resistenza.  Molto tempo dopo Bose e Einstein, i fisici hanno scoperto che met­tendo insieme coppie opportune di fermioni è possibile farle comportare come boso­ni e sono riusciti a mettere a punto sistemi di raffreddamento con cui approssimarsi allo zero assoluto.  Cosicché da molti anni sono riusciti a ottenere che un gruppo di atomi di elio con due protoni e due neutro­ni (elio-4) possa avere comportamenti su­perfluidi.  Tuttavia mai si era riuscito a ottenere un condensato puro di Bose-Ein­stein, perché quando sono troppo vicini gli atomi di elio-4 si disturbano a vicenda e le loro interazioni li rendono più simili a un'armata brancaleone che a un ploto­ne di soldati prussiani.

Il merito di Cornell, Wieman e, in manie­ra indipendente, di Ketterle è di aver intuito che gli atomi di alcali, come il rubidio e il sodio, sono più pronti dell'elio a comportarsi da soldati prussiani. E ad annullare del tutto la loro individualità in un conden­sato puro di Bose-Einstein.  Così nel 1995 sono riusciti, per la prima volta nella storia (conosciuta) dell'universo, a trasformare sia pure per pochi istanti un gruppo di atomi da armata Brancaleone in un ordinato esercito prussiano.  L'impresa in sé e le sue possibili conseguenze teoriche e pratiche meritano ampiamente il premio Nobel.
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