RASSEGNA STAMPA

23 SETTEMBRE 2001
LUCA PESENTI
Trieste, alle radici dell'identità europea

Nolte e Lobkowicz chiudono gli incontri della fondazione Liberal

Chiedete a un americano se esiste un'identità degli Usa. Probabilmente vi guarderà stupito, come fosse una domanda un po' idiota, quasi inutile di fronte all'evidenza. Niente è più certo per un americano di ciò che è, delle sue origini, della sua missione di civiltà nella storia. E anche del suo Dio. Provate ora a chiedere a un cittadino europeo di raccontarvi l'identità del suo continente. Di sicuro si farà pensoso, provando a fornire risposte comunque sempre parziali. Un motivo più che valido, secondo la fondazione Liberal, per dedicare all'enigma dell'identità europea l'ultima delle seguitissime Giornate internazionali del pensiero filosofico che si sono chiuse ieri a Trieste. Mentre il gran cerimoniere,

Ferdinando Adornato, gongola per il successo dell'evento e rilancia la necessità di un "fronte comune delle grandi religioni per sconfiggere il deserto del nichilismo", il ragionamento sulle origini cristiane della civiltà occidentale prende forma. Mentre negli States si intona God bless America, in Europa non si sa davvero più a che santo votarsi, mentre il fanatismo integralista frantuma decenni di sicurezze sul domani che canta. "Le chiese cristiane hanno accettato di annacquare il loro vino, in questi ultimi decenni, per cercare di rimanere attaccati alle masse": ecco la madre di tutti gli errori, secondo Ernst Nolte. Che sembra molto a suo agio a trattare questi temi, dimenticando per un momento i suoi discussi studi sul nazismo e le sue origini. L'anziano storico tedesco non crede molto nel ritorno della fede come collante di una nuova religione civile: "Non è più possibile una cristianizzazione dell'Europa, ma si può ritrovare l'impeto della fede. Ma a una condizione: essere preparati a vivere come isole, piccoli gruppi in un mare assolutamente non cristiano". Di tenore ben diverso è invece il modo di guardare la storia di un altro tedesco presente al convegno triestino, Nikolaus Lobkowjcz, che dirige l'Istituto di studi europei di Eichstatt. Parla piano e ragiona molto, prima di parlare, sa di trattare un tema delicato, capisce che su questo versante si giocherà buona parte del futuro nostro e di chi ci seguirà. Non gli piace il pensiero debole e non lo nasconde: "L'identità europea esiste, è quella giudaico-cristiana. Certamente è oggi più debole, ma come si può pensare che possa scomparire? Il nostro continente precipiterebbe nell'inevitabile barbarie". All'origine di tutto, il grande paradosso cristiano: "La Chiesa seguendo Cristo si è messa in una situazione difficilissima. Nella fase di cristianizzazione dell'Europa ha utilizzato a volte la violenza. Oggi se ne scusa, rifiutando definitivamente ogni forma di coercizione e violenza. Se questo è un bene - chiude sibillino - lo si può soltanto credere e sperare, ma sicuramente non lo si può dimostrare". Ecco perché, citando il cardinale Joseph Ratzinger, il popolo di Dio può anche scomparire. "Ma sarebbe la fine dell'Europa e della civiltà". Ancora orgoglio religioso, dunque, in un contesto laico e liberale come quello che vuole costruire la fondazione Liberal. E' la grande novità di queste giornate, il ritorno del pensiero forte. Perché si evita lo scontro tra le civiltà soltanto recuperando certezze e fondamenti. Nolte se la prende con la "cultura del supermarket" e con la voglia americana di guidare il mondo dominandolo. Quasi a dire che, sotto sotto, lo scontro se lo sono un po' cercato. Ma in fondo, lo slogan del convegno che chiude i battenti resta scritto nelle parole di Amel Grami, che Adornato ricorda come ideale sintesi: "Lottiamo tutti insieme per combattere il fanatismo. Lottiamo insieme per sconfiggere il nichilismo". Pensiero forte, per l'appunto.
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